Dovunque si dice che ambasciator non porta pene. Meno che a Gerusalemme (senza ridere e senza piangere nel settantennale della fondazione di Israele e della Palestina) – di Mariagrazia Enardu

Ubi maior minor cessat ed è quindi chiaro che i 32 paesi che hanno accettato di  partecipare all’inaugurazione della  nuova ambasciata Usa a Gerusalemme sono lì per gli americani e non per gli israeliani. La sede è in verità il vecchio consolato su cui metteranno una nuova insegna, a Washington sono giá orripilati dal costo di una nuova vera ambasciata, in grado di accogliere gli uffici comprese le comunicazioni. Aspetto di enorme rilievo: agli americani non piace essere ascoltati nemmeno dagli amici.

I 32 partecipanti sono una compagine interessante. Della Ue, Austria, Cechia, Romania, Ungheria. Dell’altra Europa, Albania, Georgia, Macedonia, Serbia, Ucraina. Poi la pattuglia africana: Angola, Camerun, Congo, Costa d’avorio, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Nigeria (l’unico grande paese), Ruanda, Sud Sudan, Tanzania, Zambia. Gli altri americani sono la Repubblica Domenicana, Salvador, Guatemala, Honduras, Panama, Perù, Paraguay. Poi l’Asia, con Filippine, Myanmar, Tailandia e l’ex nemico Vietnam (questo si chiama voltar pagina, al prossimo giro il nord coreano Kim?). Più che un’inaugurazione pare il censimento della politica estera di Trump, Putin purtroppo escluso. Arrivano l’inevitabile coppia Kushner e Mnuchin (Tesoro), ovvero tre ebrei, il che dà una nota parrocchiale a un’ambasciata contestata dall’86% dei paesi ONU. Pare che Guatemala, Honduras e Paraguay sposteranno le rappresentanze ma le altre rimarranno a Tel Aviv, come dal 1949. Però gli Usa etc. rimarranno dentro la parte ovest, evitando i territori occupati nel 1967. All’evento partecipano, non invitati, i palestinesi, non si sa in che forma e dove, nella Gaza di Hamas di sicuro, ma nel West Bank Israele conta sul controllo dell’Autorità Palestinese. E Gerusalemme sarà blindatissima, in una settimana in cui i palestinesi commemorano i 70 anni della loro catastrofe mentre Israele ha già celebrato la sua fondazione in aprile. Pure i calendari divergono.

Maria Grazia Enardu- Inpiù.net

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