Se ne è andato uno che non va dimenticato: Pietro Marzotto – di Giancarlo Santalmassi

di Innocenzo Cipolletta
Ci mancherà Pietro Marzotto con la sua aria burbera e le sue opinioni forti. Ha segnato un’epoca di imprenditori illuminati, saldi nelle proprie aziende e nelle proprie idee. Con lui e con Luigi Abete abbiamo affrontato negli anni ’90 Tangentopoli in Confindustria ed abbiamo resistito alla voglia diffusa in molti ambienti imprenditoriali di colpevolizzare tutte le imprese, in modo che nessuno fosse considerato colpevole, in ragione del mal comune mezzo gaudio. Pietro fu fermo nel ripetere che le colpe erano e rimanevano individuali, di chi aveva partecipato al gioco della corruzione. Imprenditore attento ai costi di gestione, riportava questa sua attenzione anche ai conti dello Stato e per questo non si fece mai abbindolare dalla richiesta di abbassare le tasse. Sapeva che non era possibile per la finanza pubblica, ma neppure per il Paese, che aveva bisogno delle tasse per fornire decenti servizi ai cittadini. Uomo di molti interessi e di ampie vedute, ha costituito un punto di riferimento per tutti noi. E gliene siamo grati.
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