Quale governo dopo il 4 marzo? Così la pensa Claudio Velardi – di Giancarlo Santalmassi

Ho detto che – nel caso in cui saltassero i tentativi tra centrodestra e Cinquestelle – il Pd farebbe bene ad aprire una trattativa con il M5S per dare un governo al Paese. Ho ricevuto moltissime reazioni negative, innanzitutto da militanti Pd. Ma le obiezioni non mi hanno convinto. Cerco di spiegare perché, mettendo in fila gli argomenti che mi sono stati opposti. Ecco un piccolo catalogo dei NO e le mie controdeduzioni:

  1. “Hanno vinto loro, quindi devono governare“. Giusto (anche se sul tema rimando al punto 3), infatti un accordo l’hanno cercato. Ma se non lo trovano? Andiamo alle elezioni? In uno scenario nel quale la competizione si radicalizza tra M5S e Lega? E con il Pd che, nel frattempo, si sarà chiamato fuori, assumendosi almeno una parte di responsabilità per non aver dato un governo al paese, perché così verrebbe presentata la cosa? E, in ogni caso (visto che le obiezioni vengono da militanti Pd, qui parlo a loro) pensate che le elezioni a breve possano invertire la rotta elettorale del Pd, o non darebbero ulteriore forza alle estreme?
  2. “Allora si fa un governo istituzionale, con tutti dentro“. Si può tentare, certo. Ma secondo voi Di Maio non vuole al governo Berlusconi e se lo prende nel governo con tutti gli altri? “Ma sarà un governo del Presidente, cioè tecnico…“. Come è noto, i governi tecnici o del Presidente non esistono, perché vengono votati dalle forze politiche in Parlamento, che si assumono la responsabilità di tenerli in piedi  o di farli cadere. Alla fine ci sarà sempre una maggioranza politica, per quanto stemperata da formule ipocrite (appoggi esterni, astensioni, etc…).
  3. Torniamo al punto 1. “Hanno vinto loro, quindi etc…“. L’affermazione è formalmente vera, nel senso che M5S e Lega hanno preso più voti che nelle elezioni precedenti. E’ sostanzialmente falsa (anzi, se vogliamo parlarne con serietà, è una totale cazzata) perché la vittoria, a Costituzione vigente e in un sistema proporzionale, non si misura con i voti presi ma solo e semplicemente con la capacità coalizionale che hai. Così si regola – e si regolerà – il Presidente della Repubblica, dovendo trovare la quadra.
  4. Per questo è plausibile – al netto di altre soluzioni fantasiose che possano venire avanti nelle prossime ore –  che si cercherà di coinvolgere il Pd per mettere insieme una maggioranza. E a quel punto – questo lo dico dal giorno dopo le elezioni, come possono testimoniare i post che scrivo – il Pd dovrà assumere una posizione, compiere delle scelte, entrare pienamente in gioco.
  5. A quel punto si può immaginare il Pd che si schiera con il centrodestra, tenendo il M5S all’opposizione? Certo che si può. Ma io riterrei una follia tenere all’opposizione il primo partito italiano, chiudersi in una riserva insieme alla destra in un’operazione che apparirebbe totalmente a difesa del sistema. Una sterminata prateria per il M5S. In questo caso sì, il suicidio del Pd sarebbe cosa fatta.
  6. Quindi non resta che la famigerata opzione Cinquestelle. Aprire una trattativa con il M5S, farci insieme il governo. Nella mia visione, una trattativa serrata, che rivendichi e difenda tutte le cose buone fatte nello scorso quinquennio (d’altronde se il M5S parla con il Pd non può pensare che il Pd non lo faccia) e metta a punto un programma di compromesso, in cui le bandierine del riformismo siano piazzate solidamente al centro del confronto. Se vogliono i voti del Pd, si devono tenere il jobs act e se non tutto una buona parte del cucuzzaro 2013-2018 (la migliore legislatura del dopoguerra…). Comprese le tante persone del Pd che hanno in ogni modo dileggiato, a partire dall’ex segretario del Pd. Ci stanno? Si fa il governo insieme e sarà divertente, dovranno ingoiare molti rospi, pagheranno dazio. Non ci stanno? Peggio per loro. Avranno fallito con la destra e con la sinistra. Il Pd avrà mostrato le palle e – in questo caso, solo in questo caso – avrà finanche qualche prospettiva di rivitalizzazione se si tornerà alle urne.
  7. “Ma il M5S è inaffidabile“. Bene, e allora? In democrazia ci si misura. Se il 32% degli elettori li hanno votati, bisogna mettere quotidianamente alla prova la loro affidabilità, fino a quando gli italiani non capiranno. Non stando fuori. Contrastandoli dall’interno. Diventando il polo riformista del governo. Portando a casa cose buone, combattendo quelle cattive.
  8. “Il Pd non ci riuscirà, loro sono più forti e bravi a fare propaganda, etc…“. Allora fottetevi, cari piddini, restatevene a casa a curare la vostra depressione. Se gli altri sono più bravi, la prossima volta non vi vota più nessuno.
  9. “Gli italiani non capiranno” (anche questa ho sentito). Allora rifottetevi. Gli italiani capiscono benissimo quello che fanno. Non vi hanno votato, e hanno preferito i Cinquestelle, perché vi hanno considerato – e non a torto – una nomenklatura stanca, senza slancio (avete governato 15 anni negli ultimi 24, governate il grosso degli Enti locali, tutte le burocrazie sono nelle vostre mani, etc…).
  10. “Quindi non dobbiamo governare, sarebbe un’operazione di potere, ci dobbiamo rigenerare all’opposizione“. Il tragico rimedio peggiore del male. La gente vota un partito per mandarlo al governo, non all’opposizione. Non c’è nessuna rigenerazione all’opposizione. La rigenerazione c’è se candidi gente capace, fresca e appassionata a fare le cose, se dimostri che hai da spendere una classe dirigente nuova e competente, in contrapposizione a persone (a volte, non sempre) fanatiche e poco preparate.
  11. “Il M5S è il fascismo, non bisogna fare come Croce e De Nicola che lo avallarono“. Non penso che il M5S sia il fascismo, penso che l’Italia può con un po’ di pazienza e di intelligenza riassorbire l’ondata populista, etc… D’altro canto, se il M5S è il fascismo, bisogna andare sulle montagne, anche l’opposizione è inutile. Preparate gli zaini, e avviatevi. A me viene da ridere.La

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