Corsi e ricorsi: da un 18 aprile a un altro – di Giancarlo Santalmassi

 

Oggi è il 18 aprile 2018: settanta anni fa la DC conquistava la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica. Questo straordinario successo rese il partito guidato da Alcide De Gasperi il punto di riferimento per l’elettorato anticomunista e il principale partito italiano per quasi cinquant’anni fino al suo scioglimento nel 1994 (ultimo segetario Mino Martinazzoli).
L’anno prima De Gasperi era stato negli Stati Uniti e spuntò dal presidente Truman il famoso piano d’aiuti Marhall per la ricostruzione, a patto che buttasse fuori dal foverno i comunisti con cui mutuando la formula dal Comitato Nazionale di Liberazione, governava il difficilissimo dopoguerra postfascista.
Il voto fu universale, nel senso che votarono anche le donne, (che avevano esordito alle urne due anni prima con il referendum istituzionale monarchia/repubblica).
Tornato in italia, De Gasperi fece fuori dal governo il Pci e antagonista della DC fu il fronte popolare formato da socialisti e comunisti (occorse attendere l’avvento di Craxi perchè i socialisti si rendessero autonomi dal Pci), alleanza che causò la cosiddetta scissione di Palazzo Barberini con l’uscita lungimirante di Giuseppe Saragat che fondò il partito socialdemocratico e divenne poi nel 1964 il primo Presidente della repubblica laico dell’Italia: ci vollero 21 scrutini, anche a Natale, per eleggerlo il 28 dicembre. Questo per dire che le difficolta di Mattarella di oggi nella soluzione dei problemi, pur essendo di natura diversa, non sono proprio le prime.
Quella campagna elettora le fu coloritissima. “Non votate i forchettoni” diceva un manifesto dei comunisti. “Se votate Garibaldi (simbolo del partito laico-socialista) votate Stalin” e un giornale (non ricordo se il Tempo o il Giornale d’Italia) pubblicò una vignetta in cui se la giravi sottosopra la faccia di Garibaldi diventava quella di Stalin. E nelle piazze e edicole impazzava l’uomo qualunque di Guglielmo Giannini giornalista e scrittore dagli slogan facili (nascita della parola “qualunquismo” tanto in voga oggi).
Eppure, nonostante quando si dica “un 18 aprile” si evochi una disfatta o una vittoria schiacciante, quando quattro anni dopo, nel 1952, si doveva votare per il sindaco di Roma, il timore di Pio XII di ritrovarsi con un sindaco comunista era cosi forte da mandare un inviato speciale come monsignor Pavan a parlare con De Gasperi per spingerlo a allearsi con Msi (fascisti) e PNM (i monarchici di Achille Lauro). Ne ricevette un diniego fermo e laico. E quando il Papa mandò il “microfono di Dio“ (padre Lombardi della radio vaticana) a castel Gandolfo a parlare con la moglie di De Gasperi per indurla a convincere il marito a ripensarci, strillò cosi forte per la violaziine della privacy familiare che l’unico carabiniere di scorta alla casa (era pur sempre la residenza del capo del governo) si precipitò dentro pensando a una aggressione (su questa storia c’è un meraviglioso libro edito da Laterza “Carte segrete” scritto da Andrea Riccardi, che tutti dovrebbero leggere).
Concludo ricordando che La legge elettorale del 1953, meglio nota come legge truffa dall’appellativo usato durante la campagna elettorale dai comunisti, fu una legge che modificò la legge proporzionale pura vigente dal 1946 introducendo un premio di maggioranza che assegnava il 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato la metà dei voti validi. Cosi la legge approvata ma senza che scattasse il premio, fu abrogata l’anno successivo.
Altro che “rosatellum” o il presidente del senato Elisabetta Casellati convocata al Quirinale per esplorare…..(per la cronaca: i sette precedenti di mandati esplorativi quattro a presidenti del Senato (Merzagora, 1957; Fanfani, 1986; Spadolini, 1989; Marini, 2008) e tre a presidenti della Camera (Leone, 1960; Pertini, 1968; Iotti, 1987) non diedero esito alcuno).

Forse questa gestione, molto democristiana, della crisi è l’unica possibile.

 

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