Ahi ahi, carissimo debito pubblico……- di Giancarlo Santalmassi

A poco più di un mese dalla diffusione dei conti nazionali 2017, l’Istat li rivede. Non si tratta solo di cambiamenti relativi al deficit e al debito, ma anche, seppure marginalmente, al Pil. E per la finanza pubblica non si tratta solo della contabilizzazione degli interventi relativi alle due banche venete, ma anche di qualcosa d’altro. Andiamo con ordine, partendo dal deficit. E’ cresciuto di 6,5 miliardi rispetto a un mese fa, passando dall’1,9% stimato a inizio marzo al 2,3%. L’intervento delle banche spiega 5,3 miliardi di questo maggiore deficit, i restanti 1,2 miliardi sono dovuti a minori entrate correnti e maggiori spese correnti primarie (consumi intermedi) e uscite per interessi. Mentre si può dire, come fa il governo, che le misure per le banche sono una tantum e non incidono sul saldo strutturale monitorato da Bruxelles, la restante parte del maggiore deficit (gli 1,2 miliardi) potrebbe essere contabilizzata (in tutto o parzialmente) come strutturale. Essa va ad amplificare la deviazione del 2017.

L’operazione sulle banche venete ha un impatto anche sul debito che si accresce, rispetto alle precedenti stime, di circa 7 miliardi riflettendo la riclassificazione delle passività della liquidazione delle due banche. Ma non finisce qui. Anche il Pil 2017 risulta più alto di circa 700 milioni rispetto alla stima Istat del primo marzo, in parte per effetto di modifiche di alcuni aggregati della Pa, in parte per tenere conto (è da presumere) dell’aggiornamento degli indicatori che si sono resi nel frattempo disponibili (come la produzione industriale). Nell’insieme, il rapporto debito/Pil sale leggermente rispetto alle precedenti stime, portandosi al 131,8% (da 131,5%), evidenziando una sostanziale stabilizzazione rispetto all’anno precedente (quando era al 132%). Nell’insieme, questi cambiamenti potrebbero in linea di principio spingere Bruxelles ad accrescere la dimensione della manovra correttiva richiesta per compensare la deviazione dei conti pubblici del 2017 (portandola fino a uno 0,5% del Pil), a meno che non intervengano valutazioni di tipo politico. E’ inutile aggiungere che la strada per la definizione della parte programmatica del Def , che toccherà a un nuovo governo, è resa da questi numeri un po’ più complessa.

Danebola – www.Inpiu.net

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