A un quarto di secolo dal lancio delle storiche monetine una opinione di Giancarlo Santalmassi che solleverà polemiche

Venticinque anni fa il lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael, contiguo a piazza Navona, a Roma, mandò a casa un politico di razza come il socialista Bettino Craxi, e un’epoca.
Dirò con grande franchezza quello che penso di questa ricorrenza.
Questo è un paese conservatore, che non tollera cambiamenti (forse Renzi ne sa qualcosa). E curiosamente, in questi frangenti protagonista conservatore è stato il Pci, poi Pds, poi Ds, poi Partito democratico di sinistra.
All’epoca Craxi aveva un sogno: portare la sinistra al governo del paese. Ma consapevole che non sarebbe mai stato il Pci a poterci andare (la giusta scelta occidentale fatta da De Gasperi impediva in Italia l’accesso al governo di qualcuno che con la guerra fredda e l’ex cortina di ferro aveva un cordone ombelicale) e si impegnò a rendere praticabile l’ipotesi rendendosi strumento di un processo di democratizzazione (così come la intendeva il mondo atlantico) del medesimo.
Fu la posizione ‘autonomista’ che lo fece condannare da Mosca e che ne fece eseguire l’isolamento al Pci di Enrico Berlinguer.
Certo il percorso immaginato da Craxi era indigesto per il Pci. Differentemente dalla Francia- dove i socialisti erano forti e i comunisti un partito per pochi – in Italia i comunisti erano il secondo partito del paese e e i socialisti un moscerino. Che per fare la voce grossa, per scelta di De Martino si erano aggregati al Pci (De Martino era per gli equilibri più avanzati verso sinistra evidentemente), operazione che Craxi con la sua scelta ‘autonomista’ varata al celebre comgresso del Midas, grande albergo ancora oggi sulla via Aurelia, capovolse. Era difficile per il grande partito comunista farsi assorbire nell’”Unita socialista” che proproneva Craxi per fargli imboccare quella strada. Craxi mando un biglietto a Berlinguer per spiegargli il progetto. Un cattolico (schiera dei cattolici di sinistra, vulgo “cattocomunisti”) della segreteria Pci, come Antonio Tatò prima di fargliela pervenire scrisse di suo pugno in calce: “Attento, questo è un delinquente”.
Insomma, se una sinistra di governo ci poteva essere pensare al Psi sarebbe stato letale, per il Pci, e dunque questa non poteva essere altri che il Partito comunista.
Così si arrivò alla sera delle monetine. Certo c’era stato ‘mani pulite’, lo scandalo delle massicce tangenti (attenzione: molti di quei fondi finirono a sostegno dei palestinesi di Arafat, dei cileni di Salvador Allende, e della sinistra democratica nel mondo). Suicidi e drammi si susseguirono, con congiunta carriera politica del sommo inquisitore Antonio Di Pietro.
Ma quando si decise l’autorizzazione a procedere contro il segretario socialista, prima del voto Craxi pronunciò in aula un famoso discorso che cominciò cosi: “Ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, o responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”
Non solo nessuno si alzò, ma nessuno nemmeno ebbe il coraggio di dire che il finanziamento dei partiti era ed è un problema politico che va risolto politicamente e non per via giudiziaria.
Occhetto, segretario del Pci, faceva parte con quattro ministri del governo Ciampi: li fece dimettere a razzo dopo che delle autorizzazioni a procedere ne fu votata solo una delle tre proposte. Una scelta che ha pesato decenni sul destino del partito. La Dc infatti sparì insieme al Pri il Psdi e ai Liberali. E così nacquero Berlusconi e Forza Italia.
E fu mandato a casa chi aveva abolito la scala mobile (che favoriva una inflazione a due cifre), aveva abolito il voto segreto (che dilatò il debito pubblico con gli agguati alla finanziaria in Parlamento), chi a Sigonella si era opposto schierando i carabinieri attorno alla Delta Force he pretendeva di arrestare il dirottatore della Achille Lauro (altro che i doganieri francesi all’assalto di Bardonecchia).
Per comcludere: Craxi finì ad Hammamet e divenne un latitante. Poteva invece morire in cella in Italia. Forse sarebbe diventato il martire del Psi e il socialismo italiano non sarebbe miseramente scomparso. Ma si può chiedere questo a un uomo?

Ecco, questo è quello che schiettamente penso.

Un commento a A un quarto di secolo dal lancio delle storiche monetine una opinione di Giancarlo Santalmassi che solleverà polemiche

  1. Ilaria V. 19 aprile 2018 at 19:30 #

    Non solo lo si può chiedere, lo si dovrebbe pretendere.
    Nessuno commenta questo editoriale, perchè è incompiuto.
    Attendo approfondimenti.

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