A proposito di Orban leader di un paese di immigrati ma senza memoria – di Mariagrazia Enardu

Viktor Orban ha stravinto le elezioni di domenica con un programma xenofobo, antimmigrazione e anti-Ue, avrà il terzo mandato consecutivo e potrà cambiare la costituzione. Per Orban e i suoi elettori, il paese è assediato da immigranti mussulmani, neri, stranieri non bianchi e men che meno cristiani. Sorvola sul fatto che alcuni lo sono, cristiani.
Ma quel che irrita è che l’Ungheria è stata in diversi momenti storici un paese di emigranti, anche di fuggiaschi. Come tutta l’Europa povera, prima del 1939 chi poteva emigrava in USA, Canada, etc. Dopo la guerra, e l’occupazione da parte dei sovietici, l’Ungheria fini dietro la cortina di ferro e chi poté fuggi, verso l’Austria come tappa per andare lontano, Americhe, Australia, il grande mondo occidentale. Tra loro un ragazzo ebreo, quel Georg Soros che diventò ricchissimo e schiantò la sterlina nel 1992. Ha creato fondazione Open Society che sostiene la Central European University con sede a Budapest, dove Orban ha studiato e anche bene visto che ha capito una cosa: va distrutta, è incompatibile con la sua idea di democrazia illiberale.
Molto piu tragica la fuga del 1956, con il fallimento della rivolta antisovietica e l’invasione di carri armati del Patto di Varsavia. Intere famiglie fuggirono verso l’unica direzione possibile, l’Austria. Di notte, si avventuravano su un ponticello di legno, vicino al villaggio austriaco di Andau. Fuggirono almeno 200mila persone, anche famiglie intere, e quando i sovietici distrussero il piccolo ponte, attraversavano il canale di notte a nuoto, qualcuno ce la faceva. Ad Andau li accoglievano a braccia aperte. Chi rimase affrontò la repressione, la tortura, l’impiccagione.
Nel 1989 l’Ungheria, sempre comunista ma ormai a modo suo, ridivenne marca di frontiera. Decine di migliaia di tedeschi orientali, diretti verso la Germania federale, facevano il giro lungo. I loro passaporti valevano nell’area del Patto di Varsavia, quindi andavano in Polonia o Cecoslovacchia, passavano in Ungheria – tutto regolare – e da lì al confine austriaco, di nuovo. Gli ungheresi lasciavano fare, tanto erano solo un corridoio di passaggio e l’Unione Sovietica di Gorbachev aveva altro da fare.
Ma in ogni caso, per un secolo, ungheresi migranti o fuggiaschi sono stati accolti altrove, nel 1956 addirittura con affetto. Il ponte di Andau è stato ricostruito, come memoriale, nel 1996, a 40 anni dalla tragedia della rivolta. Un memoriale dimenticato.

2 Commenti a A proposito di Orban leader di un paese di immigrati ma senza memoria – di Mariagrazia Enardu

  1. Bull 13 aprile 2018 at 09:32 #

    Non ho capito il senso dell’articolo. O meglio, il senso si capisce benissimo: l’immigrazione è buona, anche voi ve ne siete andati (pare tuttavia per colpa di gente che nel loro paese ci entrava), quindi accogliete braccia aperte chi vuole netrare oggi. Sappiamo bene quali sono le origini dell’immigrazione odierna e perchè viene foraggiata. Ormai la storiella del povero africano che scappa dalla fame è trita e ritrita, non funziona più. Applausi a Orban che vuole solo difendere il suo paese, cosa che i politici nostrani si guardano bene di fare.

    • Ilaria V. 13 aprile 2018 at 17:43 #

      Sì, mi pare che lei non abbia capito il senso dell’articolo.

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