Sessant’anni dalla legge Merlin: radiografia di un paese e delle sue donne – di Giancarlo Santalmassi – 7

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Onorevole
Brava con la sua legge, continui per la sua strada, non dia retta a coloro che ci hanno sempre sfruttate e poi quando non possono più sfruttarci ci buttano via come stracci. Io sono una «signorina» mi scusi se mi permetto di scriverle, ho fatto solo la prima commerciale. Sono una veneta come lei e a casa mia quando è morto il babbo siamo rimasti nove figli tutti piccoli, io ero la più alta e avevo 14 anni. Una signora benefattrice mi propose di andare in una famiglia a guardare i bambini e disse a mia mamma che sarei stata proprio bene. Non le dico che fame facevamo a casa, pensi soltanto che quando la mamma andando a fare i servizi a ore (cuciva e rammendava) tornava a casa e metteva su la minestra, tutti ci guardavamo con odio perché facevamo il conto che era poca per tutti. Io avrei voluto studiare per fare l’impiegata ma come le ho detto sono andata a servire.
Per il fatto che ero giovane non mi davano che poche lire di paga, poi mia mamma si ammalò e una mia zia prese tutti i bambini ma anche lei era povera. Mia mamma morì non solo di male ma anche di crepacuore per la vita che faceva e per la fame dei suoi figli e io intanto crescevo se pur malamente perché non era poi tanto nemmeno il man- giare che mi davano. Un giorno ai giardinetti fui avvicinata da una donna che mi chiese cosa facevo e quanto guadagnavo: saputa la cifra mi disse che se volevo avrei potuto guadagnare di più in una altra casa. Io pensavo che avrei aiutato i miei fratellini e allora dissi di sì. Quella donna ho capito dopo ma prima ero tanto ingenua, faceva la vita e piano piano mi cominciò a dire che se fossi stata furba avrei mandato a casa tanti soldi, bastava che fossi stata un po’ brava. Lei avrà capito che quando uno è giovane e non ha più i suoi e ha da pensare a tanta gente piccola non è come da grande che le cose si capiscono. Piano piano mi ha portato su una strada sbagliata e poi appena sono stata maggiorenne mi ha minacciato che se non fossi andata in un certo posto mi avrebbe denunciata alle guardie. Quel posto era una casa, io intanto mandavo a casa e i soldi servivano sempre, e sono ancora dentro ma le giuro che se passerà la sua legge e se ci cancellano dalle liste e senza libretto e ci danno del lavoro onesto, io sarò tra le prime perché quello che passiamo qui dentro non lo immagina nessuno.
Ci sono tante e tante ragazze ingenue e povere come lo ero io che ci cascano dentro, ci sono i vampiri che succhiano il sangue delle povere ragazze, ma se queste case non ci fossero anche se una sbaglia una volta non ha più la possibilità di andare dentro. Quando una di noi è nel giro, se proprio non è finita non la lasciano più uscire, perché oltre a tutto ci fanno firmare tante cambiali, ci indebitiamo per vestirci per le malattie per tutto, e pensi che se spendiamo per 50 dobbiamo firmare per 100, e la Questura è d’accordo con le padrone e non possiamo protestare.
Adesso ci abbiamo anche noi la nostra protettrice che è dalla nostra parte; non dia retta a quelli che la minacciano; non siamo noi signorine a farlo, sono loro, i padroni e le megere. Ci sono dei capitalisti e dei nomi che lei non s’immagina nemmeno: intanto noi quando non andiamo finire al cimitero, andiamo finire all’ospedale oppure dai poveri vecchi.
Eppure siamo giovani e sembriamo delle vecchie e solo per il fatto che non prendiamo mai aria buona siamo quasi tutte gialle in faccia. Mettiamo i belletti per tirarci su ma se ci vedesse quando ci alziamo! Faremmo pena a tutti meno che a quelli che ci guadagnano su di noi e diconochenoisiamodellesgualdrineenonabbiamovogliadilavorare. Loroperòhanno macchine pellicce i gioielli e noi sifìlide, tubercolosi e nessuno ci vuole bene.
Ci salvi tutte Onorevole e che più nessuna ragazza entri in queste case come ci sono entrata io e che nessuna debba più essere sfruttata da nessuno e minacciata anche dalla polizia. Si guardi anche da questa, che quasi sempre sono d’accordo e quando non sono d’accordo proprio sono dalla loro parte e contro di noi (però poi vengono con noi e non ci danno niente).
Mi perdoni il disturbo e W la Onorevole Merlin – W R.
Onorevole,
segue pseudonimo
6-11-1951

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