Qualcuno ha fatto l’analisi del perché Lega e Cinquestelle si annunciano in grande spolvero? – di Marcello Messori

A urne ancora aperte…..resto colpito (per la verità lo sino stato per l’intera insignificante campagna elettorale) dal fatto che la discussione prescinda, se non per pochi cenni in alcuni interventi, dagli effetti che l’apertura dei mercati, le traiettorie innovative e le crisi hanno prodotto sulla stratificazione sociale italiana in assenza di una capacità del sistema politico inteso in senso lato (partiti, parlamento, ecc.) di svolgere il suo compito: mediazione degli interessi e ricomposizione sociale.

Oggi una parte larga della popolazione del nostro paese sente minacciate le sue posizioni e i suoi piccoli o grandi privilegi; e questo avviene nonostante che l’economia italiana stia iniziando solo adesso a realizzare quegli investimenti nella ICT e nei suoi sviluppi che hanno caratterizzato gli US dalla fine degli anni ottanta e il resto dell’attuale euro area dalla metà degli anni novanta. Guardando da lontano il sottoinsieme delle nostre medie e medio piccole imprese di successo con posizioni preminenti in nicchie significative dei mercati internazionali, i proprietari-gestori delle piccolissime imprese dell’industria e – soprattutto – dei servizi che sono chiuse in enclave protette dei mercati nazionali capiscono che il mondo sta erodendo le loro posizioni di rendita; ma che, per reagire, dovrebbero attuare profonde riorganizzazioni che minerebbero il loro controllo. Con un paio di eccezioni note, i manager delle grandi imprese ancora a controllo pubblico capiscono che le loro posizioni di sostanziale monopolio si stanno esaurendo; ma che l’esposizione alla concorrenza piena cancellerebbe gran parte del loro potere. I grandi e, soprattutto, i piccoli e medi banchieri capiscono che sta finendo il loro quasi-monopolio rispetto alla gestione della ricchezza finanziaria delle famiglie e al finanziamento delle imprese; ma (anche qui con poche eccezioni) non sanno che nuovo modello realizzare senza perdere i privilegi di un sistema distorsivo di relazione. Buona parte dei dipendenti pubblici e dei dipendenti del settore delle imprese pubbliche locali comprende che il costo delle inefficienze, fondato sul compromesso pluriennale di una burocrazia in cui il merito non è misurato e l’iniziativa è un disvalore, è un costo ormai troppo elevato per il sistema; ma sa anche che il cambiamento sarà costoso. Una percentuale significativa dei dipendenti del settore privato intuisce che le professionalità, di cui dispongono, non sono adatte all’evoluzione economica; ma né lo stato né le imprese si preoccupano della loro ri-professionalizzazione. In conclusione, tutti questi attori hanno un interesse di breve termine a sostenere quei partiti che si oppongono al cambiamento e promettono mirabolanti recuperi delle passate sicurezze.

I giovani e le altre componenti fragili del mercato del lavoro, che sono esclusi dalla (pur ineguale) ripartizione dei privilegi votano contro.

Data questa analisi, come stupirsi che Lega e 5 Stelle siano in grande spolvero? Per opporsi a queste derive, sarebbe necessario proporre un modello diverso di riorganizzazione sociale che sia aperto al cambiamento ma che proponga – al contempo – di governarlo minimizzando il costo sociale per i perdenti e gli esclusi. Insomma, nel bene e nel male, sarebbe necessario proporre un programma alla Obama o alla Macron. Premio da 100 milioni di euro: quale grande partito di centro-sinistra (Pd, Leu) ha costruito la sua campagna elettorale su queste basi?

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