Ma come abbiamo fatto a tornare al proporzionale? – di Mariolina Sesto

Con la memoria bisogna catapultarsi a dicembre 2016. il referendum costituzionale boccia la riforma Renzi e il Senato redivivo si ritrova senza una legge elettorale. In più, a fine gennaio 2017, la Corte costituzionale boccia il ballottaggio dell’Italicum (la legge in vigore per la Camera), visto che con due Camere elettive non può funzionare. È chiaro che occorre ripensare una legge elettorale, altrimenti si corre il rischio (come non si stanca mai di ricordare il presidente Mattarella) di andare a votare con due sistemi non omogenei.

A marzo il Pd rilancia il Mattarellum, che però non ha i numeri in Senato. Così a maggio arriva il Rosatellum (così detto dal suo ideatore: il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato), metà collegi maggioritari e metà proporzionale. Il testo presentato dal relatore Emanuele Fiano in Commissione non decolla. A giugno la svolta: accordo Pd-Fi-M5s-Lega sul Fianum, un proporzionale molto simile al sistema in uso per il Senato tra il 1948 e il 1992. Il testo va in aula il 7 giugno ma il giorno dopo naufraga su un emendamento approvato a scrutinio segreto. L’imboscata ha una precisa ragione: Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Alternativa Popolare di Alfano ritengono la legge eccessivamente sbilanciata verso il sistema maggioritario. Serve insomma una legge con più proporzionale.

È così cheil Pd si rimette al lavoro per un nuovo tentativo – ribattezzato Rosatellum 2.0 o Rosatellum bis – aumentando la quota di seggi assegnati con metodo proporzionale: due terzi, contro un terzo di maggioritario. Questo sistema misto ha il pregio di essere pressochè identico (a meno di dettagli) per Camera e Senato e di incontrare il favore di una larga maggioranza. Praticamente in un solo mese – lo scorso ottobre – viene approvato sia dalla Camera, sia – in via definitiva – dal Senato.

Sul Rosatellum bis si compone una maggioranza larghissima che va dal Partito Democratico a Forza Italia, dalla Lega Nord ad Alternativa Popolare di Alfano ad Ala di Denis Verdini. Ma l’approvazione non è quel che si definirebbe una passeggiata. La riforma arriva in aula alla Camera con lo spettro dei franchi tiratori che già avevano affossato il tentativo precedente. Il Movimento Cinque stelle considera la nuova legge cucita su misura delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra e contro l’unica formazione che non è disponibile a fare alleanze. E la tensione si alza quando il governo decide di porre la fiducia per bypassare le centinaia di voti segreti che pesano sulla legge. L’ultima coda polemica al Senato, dove dopo cinque fiducie sul testo, l’Mdp di Bersani esce dalla maggioranza. Oggi, quasi per paradosso, il partito che più aveva osteggiato il Rosatellum – la formazione di Di Maio – ha vinto le elezioni e i due partiti che più hanno creduto nella nuova legge – Pd e Forza Italia – ne hanno fatto le spese. A conferma che sull’esito del voto pesano mille variabili. La legge elettorale è solo una delle tante.

Il Sole24ore

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