Impietosa rappresentazione di un popolo (quello italiano) perennemente in vendita – di Giancarlo Santalmassi

Un intervento di Raffaele Cantone, authority anticorruzione.

In primo luogo c’è una «corruzione pulviscolare», quella che qualcuno ha definito il rumore di fondo della corruzione: una miriade di fatti, anche di minima entità, basati sullo scambio di somme anche modeste con condotte o omissioni del pubblico ufficiale che costituiscono a loro volta quasi una routine. Si pensi alla tolleranza del piccolo abuso edilizio, all’invasione del suolo pubblico, al rilascio di un’autorizzazione di scarso rilievo e così via. Per strappare un sorriso amaro: in un paesino della provincia di Reggio Calabria due agenti di polizia giudiziaria che avevano rivelato a un mafioso l’esistenza di una microspia erano stati ricompensati con un fascio di carciofi.
Di solito questa corruzione pulviscolare è costituita dall’incontro tra soggetti che occupano ruoli burocratici medio-bassi e interlocutori privati dal modesto potere di acquisto. È favorita dalla cattiva amministrazione che rende più difficili i controlli dei processi decisionali, allunga i tempi di risposta e riduce la qualità dei servizi prestati. Almeno di regola questo tipo di corruzione vede un ridotto numero di partecipi, forti legami fiduciari, limitata capacità espansiva.

Naturalmente questo rapporto corruttivo che definirei classico, un do ut des senza intermediari, può anche avere a oggetto somme molto più rilevanti e atti e provvedimenti dei pubblici ufficiali molto più significativi. Un imprenditore romano ha raccontato (avendo cura che si trattasse di reati già prescritti o sull’orlo della prescrizione) di avere pagato praticamente ogni persona che aveva avuto un ruolo, anche minimo, nella trattazione delle pratiche che gli interessavano: dai 50 euro dati al commesso per portare il fascicolo da una stanza all’altra, ai mobili regalati al geometra che per primo l’aveva esaminata, fino alle grosse somme versate al dirigente che aveva il potere decisionale.
Di regola però, quando gli interessi in gioco sono più rilevanti, assistiamo a fenomeni più complessi che Alberto Vannucci, uno dei maggiori studiosi italiani, ha definito, da un punto di vista sociologico, di corruzione sistemica, in cui prevalgono modelli non pianificati di regolazione delle attività dei partecipanti, e di corruzione organizzata, nella quale vi è un riconoscibile centro di autorità che ricopre il ruolo di garante dell’adempimento dei patti di corruzione e di rispetto delle corrispondenti norme di comportamento, grazie alla sua capacità di risolvere dispute e comminare sanzioni così da assicurare ordine, prevedibilità, stabilità nei rapporti. Il garante può essere di volta in volta, in questa analisi sociologica, un partito politico, un clan politico-burocratico, un alto funzionario, un imprenditore o un cartello di imprenditori, un mediatore o un faccendiere o un boss mafioso o, più genericamente, un’organizzazione criminale.
Nell’un caso e nell’altro caratteristica fondamentale è la natura non occasionale né isolata degli episodi; tale natura è invece tendenzialmente stabile, con carattere seriale e con il consolidarsi di una serie estesa e ramificata di relazioni informali, e a volte illegali, tra una pluralità di attori che operano in settori diversi.
È quella che, scusandomi per l’autocitazione, ho definito una volta la «deprimente quotidianità della corruzione», commentando le immagini di una dirigente di un’azienda a carattere pubblicistico che teneva la borsa aperta sulla scrivania perché gli imprenditori che andavano a parlare delle loro pratiche vi mettessero, senza che lei dicesse una parola, le buste con il denaro.
Del resto la donna in un’altra conversazione intercettata affermava: «Non c’è un imprenditore che possa dire che non ha pagato per avere l’aggiudicazione di una gara». Comportamenti e affermazioni simili emergono dalle altre indagini svolte in varie parti d’Italia. Per brevità cito solo Grandi Eventi, Expo, Mose e Mondo di Mezzo. In quest’ultima indagine, per esempio, è emerso che tutta una serie di esponenti politici a livello comunale erano a «libro paga» per somme assai modeste – anche solo 1000 euro al mese – ma costanti nel tempo. Ma la bustarella messa nella borsetta della dirigente è un caso limite di estrema semplificazione del rapporto.
In quella che abbiamo definito corruzione sistemica o organizzata si moltiplicano gli attori: da un lato per controllare ogni singolo passaggio – politico, burocratico, imprenditoriale – che porta dal finanziamento alla realizzazione dell’opera, dall’altro per la necessità di interporre tra i protagonisti principali altri soggetti che non solo evitano i contatti diretti, ma apportano anche un loro specifico contributo, fatto di relazioni e di know-how delle questioni più complesse che una legislazione e una prassi sempre più confuse e contraddittorie oggi pongono.
È triste, ma credo doveroso, rilevare che in questi schemi si trovano sempre più spesso anche magistrati – amministrativi, contabili e ordinari – anche perché sempre più di frequente questioni importantissime sul piano economico vengono decise in sede giurisdizionale Questo peraltro è un fenomeno che caratterizza oggi tutte le società occidentali.
Sempre più spesso accanto alla «banale» corruzione basata sullo scambio immediato tra denaro e atto del pubblico ufficiale, riscontriamo schemi molto più articolati in cui, come scrive Franco Ippolito, «non c’è più la diretta corrispondenza tra corruttore e beneficiario dell’illegalità politico-amministrativa, perché la corruzione non è più connessa a singole attività amministrative, ma programmaticamente utilizzata da gruppi affaristici come strumento di potere».
Si capisce così, restando sul piano propriamente giuridico, perché non si possa oggi parlare di corruzione senza fare riferimento anche ai reati associativi. E infatti nell’ultimo decennio i delitti di cui agli articoli 416 e 416 bis del codice penale sono stati contestati quasi nel 45 per cento dei casi presi in esame da una ricerca basata sulle sentenze della Corte di Cassazione e relative a casi di corruzione che hanno coinvolto direttamente soggetti detentori di cariche politico-amministrative a livello locale, regionale e nazionale.
Il punto di partenza può essere la constatazione del ricorso sempre più frequente da parte delle organizzazioni mafiose ai metodi corruttivi e collusivi piuttosto che alla violenza, fermo restando che mafia e corruzione sono due cose diverse e non necessariamente dove c’è l’una c’è anche l’altra.

2 Commenti a Impietosa rappresentazione di un popolo (quello italiano) perennemente in vendita – di Giancarlo Santalmassi

  1. Laura F. 25 marzo 2018 at 21:55 #

    Ancora una volta, grazie Direttore!
    Un pezzo di scuola di vita, una sorta di conferma di quanto è sotteso alla nostra vita quotidiana.
    Non c’è necessità di commento alcuno, credo.

  2. andrea dolci 26 marzo 2018 at 09:59 #

    Caro Direttore, credo che Cantone non riesca a vedere l’altro lato della questione.
    Non stiamo parlando di gente che va in giro ad ammazzare, si tratta di brave persone, di padri di famiglia, di amici sicuri e leali; magari rubacchiano ma lo fanno per far star meglio i loro cari e se scoperti, sicuramente mostreranno un profondo pentimento. Non dimentichiamoci che anche la nostra Costituzione, “la più bella del mondo”, riconosce che uno é colpevole non se ha commesso un fatto ma solo se, dopo tre gradi di giudizio e al netto di cavilli e prescrizioni varie, un giudice mette una firma su una sentenza ricordando però che anche fosse, dopo quelche anno senza farsi beccare, si può chiedere la “riabilitazione” che sbianca il passato meglio della candeggina.
    Last but not least, vorrei ricordare al Dott. Cantone che lo Stato, per motivi di comodo, fa quotidianamente scempio della leggine della Costituzione e questo di certo non rappresenta un incentivo per il cittadino a rispettare la legge.

Lascia un commento

I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.