Dura per tutti diminuire il debito pubblico. Quanto gli USA somigliano all’Italia! – di Giancarlo Santalmassi

di Fabrizio Galimberti

Si rafforzano i legami fra Trump e l’Italia. Da una parte l’infaticabile e defatigante Presidente ha nominato Mike Pompeo Segretario di Stato (i suoi antenati, solidi abruzzesi, venivano da Caramanico Terme); dall’altra, Trump si è iscritto d’ufficio ai sostenitori del ‘teorema Carollo’. Vincenzo Carollo era (è mancato 5 anni fa) un senatore dc siciliano degli anni Settanta, iscritto a suo tempo alla P2 e sostenitore, appunto, dell’omonimo teorema: invece di dire “datemi una leva e solleverò il mondo”, diceva: “la spesa pubblica si finanzia da sola”. Se la Ragioneria negava il famoso ‘bollino’ a qualche proposta di spesa da lui sponsorizzata (e ne sponsorizzava a bizzeffe) perché mancava la copertura, lui obiettava che questo atteggiamento rivela grettezza d’animo e poca lungimiranza: la spesa stimola l’economia, crea redditi e consumi, e di qui un maggiore gettito fiscale che viene così a coprire la spesa iniziale.

Negli Stati Uniti il meccanismo sottostante al ‘teorema Carollo’ porta il nome, meno casareccio, di ‘dynamic scoring’: i ‘punti’ della copertura non devono essere valutati in modo statico (‘gretto’, avrebbe detto il senatore), qui e subito, ma in un prosieguo di tempo, in modo, appunto, ‘dynamic’. Ma le misure di tagli delle tasse adottate da Trump faranno aumentare il debito pubblico, anche dopo il paziale rientro di entrate fiscali dalla maggiore spesa, di 1500 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Un’economia sull’orlo della piena occupazione non aveva bisogno di tanta grazia. E per questo la Federal Reserve, all’inizio dell’era Powell, aumenta i tassi e prevede altri aumenti per frenare un’economia drogata. Auguri.

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