BR: parola alle vittime. Parla la figlia di Guido Rossa, vittima quarant’anni fa dei Brigatisti


“Non è una bravata
Serve più cultura”

 

di Grazia Longo

«Non credo in un rigurgito di cellule delle Brigate Rosse, ma non bisogna declassare l’imbrattamento del monumento in via Fani in una bravata da ragazzi. Siamo di fronte a un episodio doloroso e preoccupante: è un’offesa alla memoria a cui in qualche modo occorre trovare rimedio».
Sabina Rossa, 55 anni, ne aveva 17 quando suo padre Guido, operaio sindacalista alle acciaierie di Cornigliano ligure, venne ucciso il 24 gennaio 1979 dalla colonna genovese delle Brigate Rosse perché qualche mese prima aveva «osato» segnalare un operaio brigatista.
In che modo si può affrontare questa mancanza di memoria storica?
«Occorre ripartire dalle scuole, introducendo nei programmi i fatti di quegli anni bui. Il ministro dell’istruzione dovrebbe inserire il periodo del terrorismo nelle materie di studio. La storia recente del ‘900 è essenziale per la formazione delle coscienze. Sarebbe un piccolo segnale, ma di fondamentale importanza. Perché ora è come se gli ultimi quarant’anni fossero trascorsi invano, nelle scuole si parla degli Anni di piombo solo grazie alla buona volontà di qualche preside o qualche professore. Non basta».
Perché?
«Per estirpare gli anticorpi guasti: non sappiamo se i recenti oltraggi alla memoria della scorta di Aldo Moro o di Marco Biagi sono il gesto di ragazzetti o di sedicenti anarchici insurrezionalisti, ma in ogni caso è necessario un investimento dalla parte dello Stato. Non è sufficiente aver istituito il giorno della memoria, serve un progetto culturale più diffuso e organizzato».
Fatti come l’offesa sulla stele in via Fani, ma anche parole come quelle dell’ex Br Barbara Balzerani. Come considera la sua accusa sul “mestiere di vittima” svolto da voi parenti?
«Il mestiere è loro: presentano libri, rilasciano interviste. Nessuno glielo può impedire, ma innanzitutto manca il contraddittorio e non va bene. Ma noi siamo vittime reali. Tuttavia sarebbe ora che finisse questo ping pong tra noi e loro».
Quale alternativa intravede?
«Spetta allo Stato impegnarsi per garantire che le nostre ferite siano memoria pubblica. Per questo ribadisco l’urgenza di nuovi programmi scolastici. Da qualche cosa bisognerà pur partire. Ho insegnato 30 anni: i ragazzi sono terreno fertile».

 

La Stampa

Un commento a BR: parola alle vittime. Parla la figlia di Guido Rossa, vittima quarant’anni fa dei Brigatisti

  1. andrea dolci 23 marzo 2018 at 11:56 #

    Temo ci vorrà ancora molto tempo prima che si possa ristabilire a livello culturale un minimo di verità. Ci sono ancora in giro troppi intellettuali di peso che parlano di guerra civile o di lotta armata equiparando sul piano etico e politico i terroristi e lo Stato per non parlare poi dei Centri Sociali che in molti casi continuano a reputare i brigatisti dei combattenti che lottavano per liberare le classi subalterne.
    O forse è anche inutile farsi delle speranze: se a oltre 70 anni dalla fine della guerra ci sono ancora persone che reputano il Fascismo un fenomeno con qualche ombra ma con tante e sfolgoranti luci è ragionevole credere che tra trent’anni ci sentiremo ancora raccontare che le BR lottavano contro uno Stato fascista e reazionario per costruire un mondo migliore o, al massimo, che erano dei burattini manovrati dal SIM per tenerci in stato di subalternità.

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