Zonin: qualche speranza di giustizia per i derubati dalla Banca Popolare di Vicenza – di Franco Vanni

Gianni Zonin e altri cinque ex manager e consiglieri di amministrazione della Popolare di Vicenza intestarono beni a mogli e figli, dopo l’apertura dell’ inchiesta sul crac della banca, «in pregiudizio e in danno ai creditori» .

Lo afferma il giudice dell’ udienza preliminare vicentina Roberto Venditti, nel provvedimento del 15 febbraio scorso con cui dispone un sequestro conservativo per quasi 176 milioni di euro. E revoca le cessioni di proprietà fatte dagli indagati alla vigilia del crollo di valore dell’ azione dell’ istituto, precipitata da 62,50 euro a 10 centesimi, polverizzando 6 miliardi di euro di capitale posseduto da 118 mila soci.
Proprio a favore dei soci – nell’udienza preliminare in corso a Vicenza hanno presentato richiesta di costituzione di parte civile in 5 mila – è stato deciso il sequestro. Il provvedimento riguarda Zonin, per 19 anni alla guida della banca fino al novembre 2015, e gli ex consiglieri e manager Massimo Pellegrini, Andrea Piazzetta, Emanuele Giustini, Paolo Marin e Giuseppe Zigliotto. Tutti sono indagati per aggiotaggio, in relazione alla supervalutazione del valore dell’ azione, e ostacolo alla vigilanza di Banca d’ Italia e Bce.
Per Zonin il «sequestro conservativo di beni mobili o immobili ceduti a terzi» riguarda anzitutto l’ azienda vinicola di famiglia. Il gup fa riferimento al « trasferimento in favore dei figli Domenico, Francesco e Michele delle intere partecipazioni possedute nelle società Gianni Zonin Vineyards S.a.s. (pari al 26,9 per cento, Ndr) e Zonin Giovanni S. a. s ( pari al 38,55 per cento) per un controvalore dichiarato di oltre 10 milioni».

Sotto sequestro finiscono anche terreni e palazzi a Montebello Vicentino e Vicenza, e il 31 per cento dell’ immobiliare San Marco Srl, oltre al 2 per cento della Tenuta Rocca di Montemassi S.r.l. Beni ceduti dal re del prosecco a moglie e figli « tra la fine del 2015 e il 2016», in quella che il giudice definisce « un’ intensa attività di trasferimento».

Gli avvocati di Zonin, Enrico Ambrosetti e Nerio Diodà, in una nota « prendono atto » della decisione del giudice ed « esprimono a nome del proprio assistit o la massima fiducia nel lavoro della magistratura » . Immobili e quote societarie sono sequestrate anche agli altri cinque indagati.
Il sequestro conservativo di 176 milioni ne segue altri, con importi milionari, decisi nelle scorse settimane. Il 5 febbraio sono stati bloccati altri 106 milioni, depositati presso la banca in liquidazione, come richiesto dai pubblici ministeri Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori, per l’ ipotesi di ostacolo alla vigilanza di Consob; un secondo filone di indagine che il prossimo 21 aprile dovrebbe confluire nell’ udienza preliminare già aperta. Un altro sequestro, da 346 mila euro, è stato disposto un mese fa a copertura delle spese sostenute dallo Stato per condurre l’ inchiesta.
La Repubblica

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