San Remo? Dal barbiere non se ne parla. Perché – miracolo – prevale la politica. Di Stefano Balassone

Ieri sera Sanremo ha imbroccato un altro 51%, ma stamattina dal barbiere nessuno ne raccontava l’esperienza e, tranne il ticchettio delle forbici, non volava una mosca. Persino gli smartphone giacevano quieti.
D’un tratto il silenzio è stato rotto dal sussurrio fra paziente e barbiere, entrambi propensi a scegliere Zingaretti alla Regione. Senonché, alzando di un po’ la voce, l’artigiano ha ritenuto di specificare, coram populo (in coda con noi c’era un giovanotto dai capelli folti, ma composti) che  – mentre per la Regione avrebbe votato lo Zingaretti – per il Parlamento, “pur prelevando la scheda per rispetto dei tanti che erano morti per conquistarla”, l’avrebbe annullata (“bianca no, altrimenti la votano loro”).
Al che non ci siamo trattenuti, sommessamente obiettando che non è che in parlamento sia indifferente chi ci va, e che di certo si sa “contro” chi votare il che implica di accontentarsi di scegliere fra gli altri. Altrimenti sarebbe come se andassimo a donare metà del nostro voto proprio a quelli che sono più lontani da noi. E così lasciavamo emergere il nostro riformismo di lunga data.
A quel punto il signore sotto le forbici ha volutamente incrociato nello specchio il suo sguardo con il nostro. Noi in quelle pacate fattezze abbiamo supposto il cattolico moroteo mentre lui di certo riconosceva in noi la morena emersa dal disciolto ghiacciaio della Sinistra.
Ma a rompere l’annusamento è intervenuto daccapo l’artigiano: “io da sempre a sinistra. Ma questi qua so’ nani, mica so’ politici. Che li voi confrontà co’ Andreotti?!”. Sì, ha detto proprio Andreotti.
Al che l’altro cliente, senza contestare la bassa statura degli attuali, ha ritenuto di riparare all’Andreotti con un Moro. E noi soddisfatti neanche avessimo espugnato un Gratta e vinci.
Ma intanto l’artigiano: “A me non m’aiuta nessuno. E perché li dovrei vota’?. E poi tutti st’immigrati col magna magna intorno. E l’agricoltura che non è più quella d’una volta. E quei coglioni in Europa che non se fanno rispetta’. Però certo ci’avemo il Debito che ce frega”. Così, finché al termine della geremiade, ha spolverato e accomiatato il moroteo invitando a farsi sotto il giovane in attesa. Che, fin lì silente, appena sullo scranno ha preso la parola, non per riprendere a parlare di immigrazione, né di retribuzione o fisco, ma di “smarrimento”, suo e dei coetanei (tranne gli M5S che “fremono come testimoni di Jehova”). E qui, proprio alla parola smarrimento, il barbiere ultra settantenne ha finalmente sintetizzato la propia più definitiva posizione politiuco-filosofica: “Sì, il problema è che non ce se capisce più niente”. Brutto affare, in affetti. Se vi capitasse in mare, vi prenderebbe il panico. Idem nella vita.
Il giovane (28 anni), detta la sua, è stato rapidamente sfoltito, spicciato e lasciato ai suoi disorientamenti. È toccato a noi subentrargli, per rifarci ancor più sveltamente la testa.
NB Tutti abbiamo avuto, senza chiederla, la regolare ricevuta fiscale.

 

Left Wing

Un commento a San Remo? Dal barbiere non se ne parla. Perché – miracolo – prevale la politica. Di Stefano Balassone

  1. Laura F 9 febbraio 2018 at 20:56 #

    Non vedo Sanremo dai tempi dell’universita – mi sono laureata nel 1987 – ma la politica mi dispera ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, etc
    Mi sorprende – e Lei, Direttore, sapeva bene cosa stressare – la ricevuta fiscale.
    Mi sorprende e mi consola (co’ l’ajetto?!) che ci siano persone che rispettano le regole, in un Paese che finge di non averne.

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