A Riyad riapre il Ritz-Carlton e Al Walid va in prigione – di Mariagrazia Enardu

In Arabia Saudita, da metà febbraio il lussuoso Ritz accetta prenotazioni, con riserva però. Per due mesi ha “ospitato” ricchi sauditi, costretti a negoziare il rilascio dietro pagamento di un consistente contributo allo stato. A titolo di tasse, peraltro non regolamentate, o di misura anticorruzione – e anche su questo la definizione è vaga. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha seri problemi di bilancio: il petrolio risale e le spese pure, la guerra in Yemen costa uno sproposito, sta tassando i sudditi (che non ci sono abituati) ma poco, altrimenti rischia di doverli far diventare cittadini. Ha dalla sua, dice, i giovani e pure le giovani, coccolate con diritto di guidare un’auto, andare allo stadio (settori separati) e poi tutti al cinema.

Tra i sequestrati, il più illustre è il principe cugino al Walid, ricchissimo, Forbes dice 17 mld $. MbS ne vuole almeno 6, al-Walid ha rifiutato e per sgombrare il Ritz l’hanno portato in galera, quella vera. E’ stato anche picchiato, di solito si chiama tortura.
Al Walid poteva mollare il 33% del patrimonio della sua Kingdom Holding (nome che va cambiato, porta male), ma ha detto no. Ora, o lo farà dalla prigione dopo ulteriori pressioni, o succederà qualcosa. Perché la scelta di al Walid di resistere, al contrario di quel che hanno fatto gli altri, ed erano molte decine, ha due motivazioni, non esclusive. Una è la rabbia, il risentimento personale verso un giovane principe che vuole cambiar le regole ma solo per gli altri. MbS ha fatto acquisti colossali (yacht, etc), e non con la paghetta del babbo re. Ma l’altra la possiamo definire politica, in senso lato. L’effetto Khodorkovsky, come l’oligarca che sfidò Putin, passò 10 anni in galera, Siberia compresa, e poi è stato esiliato. Al Walid deve aver fatto una scommessa sul risentimento di settori della sterminata famiglia reale, forse addirittura dei religiosi, il che è un controsenso visto che lui è a modo suo liberal. In ogni caso al Walid o ne uscirà con le ossa rotte o spera in qualcosa, che deve essere interno. E gli auguriamo di aver calcolato bene i rischi, perché il vero profilo di MbS è quello di un giocatore di azzardo, capace di alzare la posta quando rischia di perdere. Ne sapremo pochissimo, ma è un duello per definizione mortale, tra due generazioni, sullo sfondo di un paese molto ricco e ancora più fragile.

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