Che significa la condanna di Trump da parte dell’Assemblea Straordinaria dell’ONU su Gerusalemme – di Mariagrazia Enardu

La grande scommessa della sessione straordinaria dell’Assemblea Generale ONU sulla scelta USA riguardo a Gerusalemme erano gli astenuti. Si sapeva chi avrebbe votato contro. Ma potevano esserci novità sull’astensione. C’è stata una serie di interventi da parte di paesi che avrebbero altro da risolvere, tipo Yemen, Siria, Venezuela. La Cina ha invitato alla moderazione, ma con due stati e Gerusalemme capitale di entrambi. La Santa Sede ha invocato lo status quo, disciplina esoterica per i più, ovvero tutto come prima. Il che è impossibile visti i grandi mutamenti strutturali a Gerusalemme e nei Territori. Israele ha definito l’ONU come burattini dei palestinesi, il che e ridicolo considerando i pesi specifici. Israele odia l’ONU, con amnesia storica totale: senza la spartizione decisa nel 1947 da un’Assemblea molto più piccola, non esisterebbe. Nel panorama è spiccato il duro discorso di Nikki Haley: gli USA pagano i conti dell’ONU (non tutti, e non sempre puntuali!) e vogliono rispetto, cioè obbedienza. Concetto chiaro ma anche un po’ cafone, una volta gli USA invocavano grandi principi e famose dottrine, mica il dollaro. Gli USA, dice Haley, ricorderanno chi ha votato contro. E visto che il Dipartimento di Stato dell’era Trump è un po’ disastrato, nessuno ha spiegato a Donald la procedura Uniting for peace, inventata nel lontanissimo 1950, guerra di Corea. Ovvero in gravi casi l’Assemblea può aggirare il Consiglio di Sicurezza e i veti dei membri permanenti, convocandosi in sessione di emergenza, come ieri.

Ma la vera attesa era per il voto: chi avrebbe seguito USA e Israele? Chi si sarebbe astenuto? 128 hanno approvato la condanna di USA. Contro c’era la solita pattuglia, 9 in tutto: Usa, Israele, Isole Marshall e altri frammenti di Pacifico, più Togo, Honduras, Guatemala. Più interessante il gruppo dei 35 astenuti. Europei: Polonia, Cechia, Ungheria, Croazia, Lettonia, Romania, ovvero gran parte dell’Est Europa. Occidentali grossi: Australia, Canada, Messico (con discorso critico), Filippine. C’erano anche 21 assenze. In un certo senso, hanno vinto tutti meno Trump: la risoluzione, per quel che vale, è passata con voti occidentali importanti. I 35 astenuti, compresi i grossi vicini degli USA, hanno passato la palla, domani è un altro giorno. I palestinesi puntano ora non allo stato, che teoricamente hanno dal 1988, ma al riconoscimento da parte degli occidentali, europei in particolare. La Svezia ad esempio ha già riconosciuto, ma gli altri hanno posizioni intermedie (mozioni parlamento etc), non definite. Semmai l’Europa orientale ha dinamiche di cui dobbiamo tenere conto. Il paese meno rilevante è apparso essere Israele, che vive in una sua dimensione, solitaria nonostante Trump. Netanyahu si vanta molto degli ottimi rapporti con Cina, Russia, India, e svariati paesi africani ed asiatici. Ieri ha fatto un bagno di realtà.

Un commento a Che significa la condanna di Trump da parte dell’Assemblea Straordinaria dell’ONU su Gerusalemme – di Mariagrazia Enardu

  1. andrea dolci 22 dicembre 2017 at 19:23 #

    Domanda: tolti fascino e retorica, quanto vale l’assemblea generale del l’ONU ?
    Sicuri che che essere “bocciati” da chi nomina dittatori sanguinari a presidenti di comitati per i diritti umani sia così terribile ?

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