Tutti dimenticano che si può vigilare sì, ma solo dopo – di Giancarlo Santalmassi

Vincenzo Visco

Se non fossimo in Italia, Paese proclive alla demagogia, che esprime una classe dirigente politica mediocre, poco consapevole, e facilmente influenzabile dagli umori diffusi nella opinione pubblica e dagli interessi di consorterie di varia natura, la vicenda della Banca d’Italia apparirebbe surreale, dal momento che la doppia, gravissima crisi economica che ha investito l’Italia negli ultimi 10 anni più di ogni altro Paese (Grecia esclusa), ha prodotto il fallimento solo di pochissime banche medie o molto piccole, eventi trascurabili rispetto a quanto accaduto negli Usa, in Inghilterra, in Irlanda, in Germania, in Francia, in Spagna, in Portogallo, a Cipro…, dove a peraltro a nessuno è venuto in mente di prendersela con i vigilanti.

In verità, da questo punto di vista, alla Banca d’Italia e ai suoi Governatori presenti e passati dovremmo erigere un monumento. Si dice che si è vigilato male perché il credito veniva erogato e concesso secondo criteri clientelari e di favore, ma così dicendo si ignora la natura della vigilanza bancaria che in base al diritto vigente (e giustamente) può essere esercitata solo ex post, dopo, cioè, che gli effetti di una cattiva gestione si sono materializzati in concreto. In altre parole, la Banca d’Italia non poteva in punto di diritto, e non doveva in base ad una corretta interpretazione del funzionamento di un’economia di mercato, sindacare i criteri con cui le banche erogavano il credito e che sono stati alla base di alcuni fallimenti; le responsabilità dei banchieri e dei vigilanti sono e vanno tenute separate.

Si può anche dire che se non vi fosse stata la seconda grave crisi economica, nessuna delle banche coinvolte sarebbe fallita, e i banchieri avrebbero potuto continuare i loro traffici e le loro malversazioni del tutto impunemente. E’ la gravità della crisi ad aver fatto “saltare il tappo”, e la Banca d’Italia non poteva farci niente. Siamo quindi in presenza di un attacco gratuito contro l’unica Istituzione italiana che sembra ancora in grado di reggere all’urto dei tempi attuali, e la cosa è tanto più sorprendente in quanto il fuoco si concentra sulla sola Banca d’Italia, mentre sembrano molto più discutibili alcune scelte (o mancate scelte) della Consob in materia di emissione di obbligazioni.

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2 Commenti a Tutti dimenticano che si può vigilare sì, ma solo dopo – di Giancarlo Santalmassi

  1. andrea dolci 20 Ottobre 2017 at 15:30 #

    Evitiamo le criminalizzazioni generalizzate ma cerchiamo anche di non chiudere gli occhi davanti all’evidenza. Sicuramente i crack bancari sono figlli di molti errori, eventi esterni e cattive gestioni e sarebbe ingeneroso accusare il Governatore di tutte le colpe ma chi ha il potere e il dovere di vigilare deve avere in rigore ed una sensibilità superiori al normale.
    Inviterei Visco a chiacchierare con qualche manager di multinaziknale sulla materia riguardante in Codici di Condotta engli Audit interni.
    Sapere ad esempio che è successo più volte che ispettori venissero assunti dalle banche che avevano auditato avrebbe dovuto far scattare campanelli di allarne avviando indagini interne e ripetendo eventualmente le ispezioni potenzialmente incriminate.
    Chi vigila in materie così delicate dovrebbe poi andare oltre al semplice formalismo delle norme perché spesso le carte non raccontano tutta la verità, veritá che erano magari di pubblico dominio.
    Vorrei poi capire perché davanti a palesi reati, la Vigilanza non si sia mai sentita in dovere di trasmettere gli atti alle Procure ad esempio per concessione abusiva del credito, fatto rivelatosi ricorrente in tutte le crisi bancarie.

  2. Bull 20 Ottobre 2017 at 21:34 #

    Gentilissimo Santalmassi, mi spiace non essere proprio d’accordo con lei. Già è abbastanza grottesco avere nel governo persone in flagrante conflitto di interessi, ma qui il problema è che prima di tutto lei dice che la crisi ” ha prodotto il fallimento solo di pochissime banche medie o molto piccole”. Sta scherzando, vero? La Popolare di Vicenza proprio media non era. Inoltre lei dice che la vigilanza interviene ex post, e potrei forse essere d’accordo. Ma quanto ex post? Anni? Decenni? Quanto ci voleva per capire che la piega per queste banche stava diventando pericolosa? Guardi che uan vigilanza che arriva così tardi da ridurre due banche di importanza nazionale quali la Pop Vicenza e Veneto Banca a valere 0,5 (zero virgola cinque) euro cadauna non serve proprio a nulla, perchè questo non è intervenire ex post, questo è NON intervenire e limitarsi a constatare che il cadavere è sul tavolo dell’obitorio. Se questo è vigilare, anche io posso fare serenamente il lavoro di Visco, dato che esso si riduce alla redazione del certificato di morte. Con stima, buona serata.

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