Una ventata di aria fresca nello stantio italiano

di Domenico Cacopardo

Nel tramonto della prima Repubblica, i maggiori partiti non vollero aprirsi alle novità che crescevano nel Paese. La Democrazia cristiana si rifugiò nel passato popolare, quasi un regresso a un’infanzia infelice, visto che fu archiviata dal Fascismo. Il Psi si arroccò nella difesa dell’esistente, rifiutando la discontinuità rappresentata da una segreteria Martelli. Il Pci, che aveva già cambiato nome, rimase ancorato alle proprie idee guida, galleggiando sino ai nostri giorni, tra una sostanziale subordinazione alla Cgil e il frontismo antiberlusconiano, vero collante di categorie sociali eterogenee, senza visione comune dell’interesse nazionale.
Domenica, con la plebiscitaria elezione di Matteo Renzi alla segreteria, si è verificato un cambiamento sostanziale in casa Pd. I gruppi dirigenti, autoperpetuatisi dal 1994 a oggi, sono stati, senza ombra di dubbio, spazzati via. Il discorso della vittoria del neosegretario ha presentato al Paese un giovane leader dagli accenti inconsueti per gli italiani (fortemente mutuati dalla campagna comunicazionale di Tony Blair), capace di indicare una via di rinnovamento, i cui contenuti, tuttavia, sono ancora abbastanza generici.
Non c’è da stupirsene, visto che per vincere occorre aggregare e, quindi, evitare argomenti e scelte divisive.
D’improvviso, da domenica, tanti protagonisti della sciagurata seconda Repubblica sono invecchiati di altri vent’anni: Casini, Monti, Bersani, Berlusconi e Grillo insieme a decine di uomini d’apparato che hanno dato lavoro ai conduttori di talk-show alla Santoro sembrano appartenere a un passato remoto.
Una sensazione naturalmente, visto che Berlusconi e Grillo presidiano ancora con forza le rispettive aree in attesa di riscuotere il proprio spicchio di consenso. Ma, per Grillo, ridotto a rimasticare formule disfattiste di fronte all’aprirsi di una significativa speranza, sembra avvicinarsi un atteso declino.
Il caso Berlusconi è un po’ diverso, ma c’è da credere che l’uomo di Arcore si renderà conto che la distanza da Renzi è siderale e che, quindi, sono necessari un cambio di passo e un volto giovane.
Rimangono sul ring, molto ammaccati, Napolitano, Letta e Alfano. Il presidente della Repubblica potrà vedere ridimensionato il suo potere assoluto, esercitato senza timidezze e, tuttavia, costellato di errori contingenti e strategici. Letta e Alfano sono alle corde: o cambiano passo –e subito- facendo quello che si deve per rilanciare l’economia o saranno costretti, a dispetto della protezione presidenziale, a passare la mano. Probabilmente, si imporrà un rimpasto che rispedisca a casa Saccomanni, la Cancellieri e qualche altro peso morto.
Queste prospettive vanno coltivate senza illusioni.
Il consenso di Renzi, ampio e convincente, ma minore di quelli di Prodi e di Veltroni, non gli dà in mano il Pd e i suoi gruppi parlamentari. Gli dà la possibilità di prenderli in mano a condizione che mostri statura e capacità politiche che, per ora, non conosciamo.
Una svolta c’è stata. Aspettiamo il resto.

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10 Commenti a Una ventata di aria fresca nello stantio italiano

  1. andrea dolci 10 Dicembre 2013 at 11:15 #

    Renzi dovrà dimostrare di essere molto in gamba visto che i bersaniani hanno già fatto sapere che faranno opposizione interna dura. Evidentemente una certa sinistra non riesce proprio ad imparare nulla dalle poche e sparute vittorie e dalle molteplici e cocenti disfatte.

  2. mauri roberta 10 Dicembre 2013 at 13:33 #

    Il tempo è scaduto. Renzi deve essere abilissimo a usufruire della forza ottenuta dal risultato delle primarie e nello stesso tempo non esasperare la vecchia guardia. Impresa ardua davvero considerata la permalosita’ dei vari D’Alema Bindi Finocchiaro e compagnia…. I forconi hanno cominciato ad arrivare e non mi sembra stiano scherzando…A Roma lo sanno vero? Non starando pensando di distribuire brioches al posto del pane. Occhio: quando scoppia un incendio e soffia il vento è davvero difficile spegnerlo.

  3. Diana Francesca 11 Dicembre 2013 at 14:04 #

    E Letta, con il discorso di stamattina, ha già cambiato il passo. Morale, o le cose si fanno o si va a casa. Renzi e il clamoroso consenso ricevuto stanno già dando segnali positivi

  4. Michele R. 11 Dicembre 2013 at 16:46 #

    Cara Diana Francesca
    Mi perdoni se le spengo l’entusiasmo, ma è solo un discorso come tanti altri fatti in questi includenti mesi dal nipote Premier. E come molti altri fatti da questa inconcludente classe politica da almeno 25 anni. Per ora, a distanza di 8 mesi, ci sono 0 risultati. A partire dalla legge elettorale.

    Cordialmente, Michele R.

  5. Diana Francesca 13 Dicembre 2013 at 18:09 #

    Michele R. Il suo “estintore” di entusiasmo non può funzionare se, a distanza,di 24 ore, arriva la notizia del decreto legge che dice stop al “finanziamento pubblico ai partiti”. Forse se aspettava un giorno (visto che abbiamo perso tanto tempo senza fare troppi contropeli) avremmo potuto rallegrarci che la politica ha cambiato passo. Insieme, senza lezioncine….

    • Michele R. 13 Dicembre 2013 at 21:33 #

      Cara Diana,
      mi fa piacere, comunque vedremo nel seguito. Personalmente resto scettico e ho scarsa fiducia in quelle stesse persone che ci hanno portato fin qui e che oggi si vorrebbero presentare come salvatori. La strada per riguadagnare quella fiducia, la mia come quella di un sacco di gente, è molto lunga e impervia, se ci riusciranno sarà meglio per tutti.

  6. Bull 14 Dicembre 2013 at 01:42 #

    Cara Diana, parla del finto decreto che dice “Ci rivedremo nel 2017”, ovvero quando ne lei ne io sapremo che scarpe porteremo? Per il momento i soldi continuano a prenderli, e vogliamo parlare del regime fiscale delle donazioni ai partiti, di molto più favorevole di quello, per esempio, riservato alle donazioni per le Onlus? Diana, qui non è questione di entusiasmo, qui è questione che certe persone, che hanno tradito centinaia di volte ciò che avevano promesso, non hanno più alcuna credibilità.

    • Diana Francesca 14 Dicembre 2013 at 19:19 #

      Il Decreto legge va in vigore subito, appena lo firma il Presidente della Repubblica e pubblicato sulla G. U. Letta è stato bravo a prendere la legge già approvata alla Camera e insabbiata in Senato, non senza polemiche. Ma l ‘ha fatta diventare Decreto. Senza indugi. Per Gattopardi il tempo è scaduto. Ora ci vogliono Volpi e Leoni. Coraggio Michele R. e Bull, rassegnatevi: forse l’aria è davvero cambiata. È poi aggiungiamo Cuperlo “convertito” alla Presidenza del PD. Che botta per i nostalgici. Purtroppo ci sono anche a sinistra.x

  7. michele 14 Dicembre 2013 at 13:27 #

    Non sono le stesse persone, ma quelle che per ora hanno tolto il posto alle stesse persone e forse le faranno uscire dalla scena del potere, non certo da quella della politica, sulla quale tutti, anche chi ha un passato, purché non colpevole e non disonorevole, hanno in astratto il diritto di essere presenti. E i cittadini il diritto di ascoltarli o dimenticarli. Funziona così.
    E’ un Decreto-legge, che entra in vigore (non il giorno dell’approvazione: Letta ha sbagliato il suo twitter, ma il giorno della pubblicazione in G.U., dopo la firma del Capo dello Stato. Quindi,. credo, oggi o domani. L’attesa questa volta non è stata lunga.
    E’ vero che l’effetto è graduato: ma chiunque ragioni senza scalmanarsi, comprende che non sarebbe sano consegnare i partiti alla gogna giustamente chiesta dai creditori per i beni e i servizi acquistati e, soprattutto, dai dipendenti per i loro stipendi. O vogliamo anche loro davanti a Montecitorio, con l’aggiunta di un dibattito magari pluriennale sull’argomento??
    Le Onlus sono importanti certo, nella logica della sussidiarietà: ma il paragone almeno a me, sembra davvero forzato, come di chi deve protestare per forza. E comunque, dato che nessun politologo ha sinora inventato qualcosa di diverso dai partiti per governare democraticamente, non credo che questi siano meno importanti. Tanto più che da loro, attraverso i Governi democraticamente eletti, dipende anche la condizione, l’importanza e la stessa esistenza delle Onlus come di ogni altra cosa che incide sulla vita dei cittadini. Il problema non è abbattere partititi e Governi,ma averne di buoni. Ciò che dipende dagli stessi cittadini, se solo ci si pensa bene.
    Perciò, mi associerei alla fiducia: vigile, più che scettica.

  8. Bull 14 Dicembre 2013 at 15:09 #

    michele, le faccio i miei auguri, si armi (come sempre) di pazienza e che vuole, ci rivedremo più avanti, quando scoprirà che avevo (purtroppo) ragione.
    P.S.: le faccio notare che questo “non sarebbe sano consegnare i partiti alla gogna giustamente chiesta dai creditori per i beni e i servizi acquistati e, soprattutto, dai dipendenti per i loro stipendi.” è quello che accade ad ogni azienda privata che fallisce perchè lo stato non la paga. Veda lei.

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