Putin: un varco nella muraglia

di Maria Grazia Enardu

Vladimir Putin vede da molti mesi crescere il suo ruolo sul piano internazionale. Secondo la rivista Forbes è l’uomo più potente del mondo, quindi prima di Obama. Ha mantenuto in vita il regime di Assad, e strapazzato l’indecisione occidentale, in particolare di Washington. Ha avuto un ruolo importante nell’accordo sul nucleare dell’Iran, ed è stato in Italia recentemente, soprattutto per vedere il Papa. Anzi, potrebbe essere Bergoglio il primo pontefice a visitare la Russia.
Una serie di successi e ora i guai bollono sottocasa, in Ucraina, dove il presidente Yanukovich – su pressione di Mosca – ha rinviato la firma di un accordo di associazione con l’Unione Europa che potrebbe essere il primo passo per una futura adesione.
Ora, che tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia meno gli stati ex-URSS siano non solo entrati in Europa ma anche nella NATO, può essere imputato agli anni della terribile crisi post-sovietica, quando tutto stava crollando. Ma l’Ucraina, che secondo i russi significa “confine”, non può entrare nella sfera occidentale, assolutamente no. Non certo con il consenso di Putin.
Sono due settimane che in Ucraina si manifesta, in numeri crescenti, a favore dell’accordo e contro il presidente ucraino e il suo mentore Putin. E’ dal 2000 che Putin è o presidente o primo ministro della Russia ed è dal 2004, con la rivoluzione arancione, che l’Ucraina cerca di sganciarsi da Mosca e andarsene. Procedono insieme, in direzioni opposte.
La storia precedente è lunghissima è terribile, sono secoli che l’Ucraina si sente sottoposta a Mosca e il 19° secolo è un catalogo di orrori, dalla guerra russo-ucraina che seguì alla rivoluzione bolscevica alla carestie imposte da Mosca per ridurre all’obbedienza la regione più ribelle, sino all’attacco di Hitler del 1940, quando molti in Ucraina salutarono i tedeschi come liberatori, e poi pagarono con la morte. E’ anche un paese diviso, tra la parte occidentale, a lungo parte della Polonia e dell’impero austriaco, e quella orientale, più russa.
Per le inevitabili ironie del potere assoluto, l’Ucraina, e a anche la Bielorussia, hanno da sempre, cioè dal 1945, un seggio all’ONU, Stalin voleva tre voti per contrastare lo strapotere occidentale. Ovvero come stati separati, sia pure in modo molto figurativo, esistono da ben prima del 1991.
La protesta che cova da secoli ha però ora come obiettivo sciogliersi da Mosca definitivamente e approdare in Europa. Obiettivo che forse molti in Europa desiderano a parole più che nei fatti, e comunque l’associazione sarebbe solo l’inizio di un lungo percorso. Ma per molti ucraini gli accordi sarebbero un indispensabile strumento contro la corruzione vista non solo come problema interno ma come strumento del potere di Mosca, cioè Putin. Dietro la politica c’è tutto il resto, a cominciare da gasdotti, oleodotti, risorse varie e i porti del Mar Nero, ma questa è innanzitutto una questione di principio. L’Ucraina è molto più importante dell’obbediente e corrottissima Bielorussia, vuole pure aderire alla Nato, e qui siamo all’inaudito.

Per Putin, la guerra di Ucraina è decisiva, poiché se ha finora controllato la Russia sopprimendo ogni tentativo di opposizione, sa che molti dei suoi sudditi guardano all’Ucraina come alla breccia della muraglia. Per la prima volta nella storia, molti in Russia considerano con simpatia, e pare anche un filo di invidia, i dimostranti ucraini, e questo è segno assai grave.

C’è nella crescente opposizione ucraina un fattore generazionale, sono i fratellini di chi ha fallito nove anni fa. Lo stesso cambio generazionale avviene in Russia, e Putin è in lotta contro mulini a vento che crescono. In teoria, la sua è una guerra persa, in Ucraina e in Russia, ma per Putin, l’ultimo dei sovietici, è tutto da vedere e non cederà.

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