Editoriale

di Giancarlo Santalmassi

Sembra di essere tornati ai tempi di Gasparella e Gajardoni, i due campioni del ciclismo italiano su pista (siamo alle olimpiadi romane del 1960), che prima calamitavano gli spettatori, fermi, immobili sulla pista in eterni surplace di decine di minuti, senza mettere il piede in terra pena la squalifica. E poi, di colpo, partivano a razzo verso il traguardo.
Fuor di metafora sportiva, la campana dell’ultimo giro (suonata da Renzi) ha squillato così forte che l’ha sentita anche Enrico Letta, e molto bene. Dopo un surplace durato otto mesi, il governo ha preso il disegno di legge dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti approvato alla Camera, ma impantanato al Senato, e oggi l’ha trasformato in decreto legge. Insomma, se non per Natale, dovrebbe diventare legge entro quest’anno.
Avrà i suoi difetti, il decreto: abolizione definitiva solo entro il 2017. Ma riduzione già a partire dall’anno prossimo. Graduale sostituzione con i fondi del due per mille. Tetto di trecentomila euro per i contributi personali. Criticabile? Certo, ma qualcuno pensa si potesse far di meglio considerando che la politica prende in giro gli italiani dal 1994, quando la loro stragrande maggioranza abrogò con un referendum il finanziamento pubblico? Avendo solo cambiato la parola “contributo” con la parola “rimborso”?
Ma non basta. Una strana alleanza Renzi, Vendola e Grillo ha posto fine alla diatriba tra Camera e Senato su chi si dovesse occupare di legge elettorale. Lo farà la Camera. Il Senato dovrà occuparsi della prima delle riforme istituzionali: la fine del bicameralismo perfetto (in pratica l’abolizione del Senato così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi).
Infine, Cuperlo ha accettato la presidenza del Pd a segreteria Renzi.
Letta e Renzi poi dovranno mettersi d’accordo con Alfano magari su uno degli argomenti che stanno a cuore non solo al suo partito, ma a tutti: la giustizia.
È come se, congelato Berlusconi, si sia scongelato tutto il resto. Certo che il surplace è finito, ed è cominciato il rush del cambiamento.

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2 Commenti a Editoriale

  1. Philip Michael Santore 16 Dicembre 2013 at 13:22 #

    Dove sono i requisiti di necessità e urgenza che la Costituzione impone per usare il decreto legge? Questo, per quanto riguarda il metodo.
    Riguardo al merito, prima di spellarsi le mani a furia di applausi e conformarsi alla salita su di un carro del vincitore già stracolmo di gente, consiglio la lettura di quest’articolo di lavoce.info: La truffa del finanziamento pubblico ai partiti

  2. Giancarlo Santalmassi 16 Dicembre 2013 at 17:03 #

    Certo, ridurre i costi della politica in Italia non è né necessario né urgente.
    Perbacco. Non lo immaginavamo mica!

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