Iran: quando il bicchiere mezzo vuoto è quasi pieno…

di Maria Grazia Enardu

L’accordo tra i sei stati più importanti del mondo e l’Iran siglato a Ginevra è un accordino: 6 mesi di sospensione del programma nucleare di Teheran in cambio di 6 mesi di ridotte sanzioni economiche. Naturalmente tutto si gioca sulla premessa che in questi 6 mesi si discuterà del resto e si arriverà a una soddisfacente e duratura soluzione, ma possiamo anche immaginare tappe di 6 mesi in 6 mesi. Perché tutti i firmatari (USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia e Cina + Iran) volevano trovare una soluzione, e al di là dei contenuti tecnici e dei metodi di verifica di cosa combinano gli iraniani con i loro reattori, l’accordo è tutto politico.

Significa riportare nel circuito internazionale un grande paese del Medio oriente, la cui lunga assenza ha aggravato guerre e instabilità. Questo non trasformerà l’Iran in un costruttore di pace ma nel tempo dovrebbe ridurre parecchie tensioni, senza però dimenticare che la dinamica sciita del Medio oriente è indipendente dall’Iran, che può solo aiutare cioè aggravare situazioni come Iraq, Siria, Golfo, non risolverle giusto perché Teheran ha firmato. Sono problemi interni, e le interferenze iraniane contano ma non in modo risolutivo.

Gli stati che si sono opposti con tutte le loro forze di preparano al round successivo. Israele grida che l’Iran continuerà con il riarmo, dando per scontato per ogni bomba iraniana sia destinata a Gerusalemme, assunto tutto da dimostrare. Lo dicono infatti, a bassa voce e in camera caritatis, anche diversi israeliani di alto incarico politico o militare. Ancora più nervosi e al momento in silenzio i veri sconfitti, i sauditi. Sono loro i grandi nemici degli iraniani, per ragioni storiche, religiose, economiche, politiche, sociali, tutto. Hanno paura di ogni rivoluzione araba, figuriamoci di una rivoluzione islamica sia pure di marca sciita che ha trasformato l’Iran da paese controllato da interessi occidentali a soggetto indipendente. Perché l’Iran, al di là delle apparenze, è un paese molto più moderno, vitale ed attivo del regno saudita. La riduzione e domani la cessazione delle sanzioni lo rimetterà in corsa con tutto il suo potenziale di affari, ragione per cui tutti a Ginevra hanno firmato.

Un aspetto da sottolineare nell’accordo è il confluire dei cinque paesi chiave del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, cui si aggiunge la Germania, in un obiettivo preciso, far rientrare l’Iran. Schema che si può ripetere, in sede ONU o altrove, per altri gravi problemi mediorientali e non solo, dalla ormai ultrasessantennale questione palestinese alla guerra civile in Siria e la continua carneficina interna all’Iraq. Una confluenza che accompagna il lento ritiro americano, ed sono queste due cose che fanno infuriare ancora di più gli stati ostili all’accordo di Ginevra. Il Segretario di stato americano Kerry segna un successo, peraltro prevedibile visto gli enormi interessi dei paesi firmatari. Speriamo ne esca con l’ispirazione giusta per risolvere l’altra questione sul suo tavolo, un accordo tra israeliani e palestinesi.

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