Un leader minimo

di Michele Giardino

L’intervista dell’Unità della settimana scorsa (e di chi se no?) al “Leader maximo”, come ancora ieri usava chiamarlo, offre un’involontaria “summa” delle ottime ragioni per appoggiare Matteo Renzi senza se e senza ma (orribile espressione, ma a volte inevitabile…).
Leggendola, chiunque non sia più giovane e abbia presenti i fasti della Prima Repubblica, sulle prime sorride e magari si intenerisce un poco, percependo il sottile ma penetrante profumo di fiori secchi che emana da parole che gli ricordano anni ormai lontani. Poi però, tra frecciate di rito lanciate in varie direzioni e le molte cose minacciose non dette ma come d’uso lasciate appena trasparire, vi coglie un duplice sottotesto: di sfida e di mnaccia.
La sfida è un esplicito “non hai ancora vinto”, che sparge veleni sul sentiero che conduce alle primarie dell’8 Dicembre, insinuando, credo volutamente, il sospetto che ci sia qualcosa che solo pochi sanno, un asso nella manica, strumento indispensabile per i maggiorenti della Prima Repubblica.
Segue poi la minaccia, non meno esplicita, che suona più o meno come un “ricordati, anche se vinci, con chi dovrai misurarti: i muri portanti del Partito sono i dirigenti, i quadri, i potentati locali, che a te non vogliono certo bene, e invece a me….E che senza di loro non andrai da nessuna parte”. Ammonimento che, in coerenza con la sfida, preannunzia che si farà di tutto perché Renzi, dato per sicuro vincitore, almeno non stravinca.
La sensazione è che l’idea sia quella, a sua volta retaggio di un passato che non passa, di inchiodarlo da un lato ad un esito delle Primarie numericamente modesto sia in voti che in numero di votanti, sperato, cercato, perseguito in tutti i modi da quando lo spavento ha preso il posto della sarcastica iattanza iniziale); e dall’altro al (quasi certo) mezzo insuccesso nei circoli dei signori delle tessere, da mesi limpegnati nell’ombra ad adottare con abilità “democristiana” ogni accorgimentto in grado di erodere i posssibili margini di vantaggio che tutti assegnano in partenza al giovane Sindaco (gustosa, sia detto “en passant”, la sfrontata difesa del tesseramento come efficace strumento “democratico” di gestione del potere esposta in ogni occasione da un altro intramontabile di notoria esperienza come Cirino Pomicino).
Insomma, dopo una lettura meno superficiale, il profumo “d’antan” fugacemente avvertito all’inizio, si rivela più simile ad un sentore di muffa: qui siamo al solito gioco di delegittimazione di ogni nuova figura emergente: se possibile sin da prima che si stagli con troppa nettezza sulla scena. Ovvero, se così proprio non si può evitare che entri nelle stanze del potere, incominciando a tagliargli l’erba sotto i piedi già il giorno dopo, perché veda subito chi comanda davvero, e non si monti la testa.
Ecco perché la “rottamazione”, termine brutale, irriguardoso, ma sicuramente esplicativo al punto di diventare il sigillo di una proposta politica, dovrebbe tornare nella campagna per le Primarie di Renzi, che farà bene a restare sul terreno sul quale ha raccolto i frutti del lungo e proficuo lavoro già fatto.
Ed anche Gianni Cuperlo, persona di sensibilità politica ed esperienza saldamente connesse ad una concezione per così dire tradizionale e un po’ datata della vita e della funzione del partito, ma di sicure qualità personali, trarrà certamente vantaggio da una lettura attenta di questa uscita del suo più prestigioso sostenitore. Che riguarda anche lui, ultimo Segretario della mitica FGCI, che dietro la facciata del confermato appoggio della “Ditta” troverà, quale che sia l’esito del confronto, il conto non lieve di quell’appoggio.

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Un commento a Un leader minimo

  1. mauri roberta 19 novembre 2013 at 00:22 #

    Il tono delle affermazioni di D’Alema è sempre tra lo stizzito, sarcastico, irritante modo di fare di chi proprio non ce la fa a osservare la realtà e soprattutto fare un sano esame di coscienza. Non mi pare che le Sue risposte indichino soluzioni così illuminanti , lungimiranti e innovative. Grazie Michele Giardino. Lei ha saputo articolare molto bene perché è bene appoggiare Renzi senza se e senza ma, malgrado non ci siano certezze e garanzie, ma chi ne ha?

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