La morte di arafat? Seguite il Polonio

di Maria Grazia Enardu

Una frase molto semplice promette di provocare una crisi gravissima in Medio oriente, tra israeliani e palestinesi e non solo.
Il giornale medico britannico, The Lancet, scrive che riguardo all’autopsia di Arafat, morto a 75 anni in Francia per misteriosa malattia nel novembre 2004 e riesumato lo scorso novembre per accertamenti voluti dalla vedova Suha, “i risultati accreditano la possibilità dell’avvelenamento con polonio 210”.

Possibilità, non è certezza, ma non si usa questa parola se la possibilità non è certezza. Gli esami sono stati condotti da un’equipe di esperti di diversi paesi. Ma il polonio è uno strumento di morte molto pericoloso, di difficilissima reperibilità, e di altrettanto ardua somministrazione. Ovvero lascia tracce che possono essere seguite a ritroso, a dispetto del tempo di decadenza: è un elemento di altissima radioattività ma la sua forza si dimezza rapidamente e dopo un po’ sparisce.
Il veleno perfetto, se non lo si scopre in tempi relativamente brevi.

Se ne producono 100 grammi ogni anno, per usi industriali molto particolari, e quasi tutti in un reattore sul Volga. Occorrono impianti poderosi, tutti pubblici, non si produce in casa. Teoricamente, è un prodotto con il timbro DOC. Se è stato messo nel cibo di Arafat, occorreva una mano amica, interna a Ramallah, anzi a Fatah. Sul mandante sono tutti d’accordo, Israele, ed onestamente è difficile immaginare un soggetto diverso con accesso al polonio, senza ipotizzare complotti di altissimo livello, americani, russi, non certo un paese arabo e nemmeno europeo.

Se il polonio di Arafat è russo, Putin dovrà qualche spiegazione, fosse solo per sostenere che è stato rubato o cose del genere. Inoltre, un’azione di questo tipo richiede una programmazione lunga, scrupolosa e alla fine anche fortunata.
Guardiamone i contorni. In Israele, Ariel Sharon era primo ministro dal 2001, prima con un governo di destra e poi, dal febbraio 2003, insieme ai laburisti ed altri. Il Mossad era guidato dal 2002 da Meir Dagan. Quindi supponendo una preparazione lunga, sia riguardo al necessario polonio sia ai complici a Ramallah, questi due uomini hanno deciso l’operazione, insieme – credo – al governo in carica, fosse solo il gabinetto ristretto che viene a volte riunito per questioni molto importanti e urgenti. Sharon è in coma dal dicembre 2006, Dagan sta bene, Netanyahu era ministro delle Finanze, e la lista di quei due governi, rimpasti compresi, permette varie supposizioni su chi poteva sapere, chi aveva approvato etc etc.

Ora la salma di Arafat avvelenerà ogni questione. Non è possibile che il presidente dell’Autorità Palestinese vada a negoziare su questa base. Inoltre entro Fatah si aprirà la caccia al colpevole e sarà devastante, anche per Hamas, che non ha la forza di sostituirsi ai rivali nella guida dei palestinesi. Il negoziato così fortemente preparato dal segretario americano Kerry andrà in malora, anzi decadrà veloce, come polvere di polonio. L’Iran punterà il dito contro le armi atomiche, minestrina radioattiva compresa, di Israele, e il resto del mondo si metterà le mani nei capelli.

I giornali israeliani non paiono aver ripreso la notizia, e siccome viene dall’estero non hanno nemmeno problemi di censura. Ma la vera domanda non è chi è stato a decidere la morte di Arafat bensì da dove viene il polonio e se il fornitore era consapevole dell’uso. Perchè alla fine il probelma dei russi è che se avvelenano a Londra un signore di nome Litvinenko, è una deplorevole rissa in famiglia. Ma se il polonio di Arafat è russo e se Mosca lo ha fornito in qualche modo a Israele, la questione è assai grave e le conseguenze, di medio e lungo periodo, incalcolabili. Rimane da capire perchè Israele vuol far fuori un malandato signore di 75 anni, non sarebbe durato a lungo comunque. Ogni possibile risposta, dalla vendetta alla voglia di segnare un colpo decisivo, lascia sgomenti. Perchè alla fine, chi usa il polonio, firma la sua impresa, e lo sa.

Questo non indicherà chi ha, eventualmente, fatto ingerire o inalare il polonio ad Arafat, ma è un punto di partenza che sarà comunque scomodo per molti. Le analisi sui campioni di ossa saranno compiute da esperti francesi (per giurisdizione, Arafat è morto a Parigi), svizzeri e russi. Questi ultimi saranno particolarmente attenti: è la Russia il maggior produttore di polonio.

Dei circa 100 grammi che si producono in tutto ogni anno, quasi tutti vengono da un reattore sulle rive del Volga.
Chiunque produca polonio ha bisogno di maxi-strutture, tutte sotto stretto controllo governativo. Se trovano il polonio, sarà un vero giallo internazionale, come quello di Litvinenko, anzi ancora di più.

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