San Pietroburgo, oh cara…

di Gianmarco Mensi

Il prossimo G20 di San Pietroburgo potrebbe essere quanto mai importante. I principali indicatori economici di USA, Giappone e UE sono positivi proprio mentre molti dei paesi emergenti stanno subendo le conseguenze di una severa crisi congiunturale. Se la Cina sta dando segni di ripresa, gli altri “nuovi ricchi”, tra cui i padroni di casa, appaiono essere in netta diffificolta’ nei confronti di un “vecchio mondo” che sembra aver ritrovato l’antico ruolo di guida dell’economia mondiale. La leadership non e’ solo nei numeri, ma anche nei metodi con cui viene condotta la politica economica: recentemente sia la banca centrale russa che quella indiana hanno operato acquisti di titoli sul mercato secondario utilizzando il “quantitative easing” tanto caro a Bernanke e Kuroda. I risultati, se incerti sul piano della crescita, sono evidenti sul mercato dei cambi, in quanto la rivalutazione di dollaro, euro e yen nei confronti di yuan, rublo, rupia e real ha toccato punte del 20% in pochi mesi. Questa elevata volatilita’, combinata con l’eccessivo apprezzamento delle valute principali, appare destinata a creare un’instabilita’ ancora maggiore nel medio-lungo termine in quanto influenza in modo asimmetrico le aspettative di crescita delle economie sviluppate e dei BRICS. Se non cambia qualcosa, e’ dunque probabile un’ulteriore escalation nella “guerra valutaria” in atto da qualche anno. Questa situazione ricorda molto quanto accaduto nel secondo-terzo decennio del XX secolo, caratterizzato da pesanti svalutazioni competitive che hanno minato le fondamenta del sistema economico dell’epoca. Se si considerano poi i rischi inerenti alla situazione in Siria, si puo’ ben capire che un fallimento sostanziale del vertice di San Pietroburgo potrebbe essere alquanto pericoloso. La partita e’ in mano al Presidente Obama, che dovrebbe soppesare attentamente i rischi non solo politici di una rottura definitiva con Russia e Cina sulla questione siriana.

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