Riformisti vo’ cercando

di Domenico Cacopardo

Nonostante gli elogi generali, dopo sedici mesi di governo Monti, l’Italia perde ulteriormente quota nella classifica mondiale della competitività, passando dal 42° al 49° posto, appena prima del Kazakhistan. Per quanto riguarda la giustizia civile, l’Italia è oltre il 145° posto, davanti a nazioni tipo Somalia, Uzbekistan e via dicendo.
La notizia, purtroppo, invece di accendere un approfondito dibattito politico, è passata quasi inosservata.
Così mentre gli ultimi fuochi della Seconda Repubblica si stanno spegnendo e le condanne di Berlusconi perdono appeal mediatico (nonostante gli sforzi del noto quotidiano di proprietà di un finanziere svizzero), i casi Telecom e Alitalia occupano le prime pagine. Per essi, c’è poco da fare, a questo punto, nell’attuale situazione nazionale.
E fanno inorridire i politici (e sindacalisti) che fingono di scoprire ora il disastro per lucrare un qualche vantaggio elettoralistico.
Si può e si deve solo guardare al domani e alle riforme.
Berlusconi, per la verità, quando scese in campo, aveva promesso novità radicali in materia di libertà economica.
L’Italia ne aveva urgente necessità, almeno sin dagli anni ’80, visto che era – e, purtroppo, è tuttora – il più sovietico dei paesi occidentali.
Il fallimento del progetto berlusconiano è sotto gli occhi di tutti.
Ma il luogo in cui, e più gravemente, il tema delle riforme è poco sentito, è il Pd. Riformisti autentici ci sono anche in quel partito, ma sono minoritari, paralizzati dalla preponderanza dei vecchi e superati stilemi marxisti (con l’aggiunta di un radicalismo estraneo alla storia del Pci), nonché dalla dura arretratezza della Cgil.
Per intenderci, dobbiamo capire quali siano le riforme di cui si discute, quelle che costituiscono il discrimine tra sostenitori dell’ammodernamento e sostenitori della conservazione. Paradossalmente, tra gli ultimi, si iscrivono gli irresponsabili del M5S, le cui richieste di congelamento della Costituzione potrebbero contribuire a paralizzare la Nazione.
Ecco, c’è un solo criterio cui ricorrere ed è quello della convergenza europea. In questa direzione, molti paesi dell’Unione hanno già fatto passi da gigante.
Prendiamo l’elenco delle riforme volute dall’UE dall’ultimo (2012) documento del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Quelle immediate sono: mercato del lavoro (abolizione dei vincoli, facilità di uscita e, quindi, di entrata) –qui siamo al 137° posto-; privatizzazioni (tra queste anche quella della distribuzione dell’acqua, in Italia impedita dal folle ultimo referendum); liberalizzazioni nei trasporti, distribuzione di energia (realizzata per finta da noi), nelle professioni (non se ne parla nemmeno), nella distribuzione commerciale (più che mai vincolata dal privilegio Coop).
Quelle di medio e lungo periodo: formazione del capitale umano (scuola e università); pubblica amministrazione (aumento della produttività, tagli di personale); giustizia civile.
Su questi temi, le Weltanschauung (visione del mondo) del Pd e del Pdl mostrano prospettive antitetiche alle scelte dell’Europa. Anche il ‘novello’ Renzi ha idee molto confuse: sembra estraneo alle vere questioni del momento e del futuro.
Insomma, quando Grillo dice che il Pd è il Pdl meno la elle, formula un paradosso che contiene un nucleo di verità.
Per finire: nella speciale classifica (comunitaria) del riformismo, l’Italia è al penultimo posto, prima della Grecia, con 5 C e 4 B. La Germania ha 4 B e 5 A.
I ranking mondiali ed europei ci bocciano senza pietà.
Tanto per renderci conto di dove siamo, senz’altre parole.

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Un commento a Riformisti vo’ cercando

  1. davide 26 Settembre 2013 at 15:45 #

    napolitano in queste invettive dovrebbe ricordare ai nostri parlamentari le parole da lui dette appena ri-votato al Quirinale. Erano tutti in ginocchio a pregarlo e si fecero bacchettare applaudendolo pure. Ora, questi hanno alzato di nuovo la cresta ma il ciglio del baratro per il paese non si è allontanato di un milllimetro.

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