La Concordia, gli italiani e gli altri…

di Michele Giardino

Anch’io, come tanti, ho seguito con ansia ed emozione la mastodontica opera di raddrizzamento della Costa Concordia spiaggiata davanti al Giglio, e ne ho salutato con soddisfazione il felice esito. E mi sono riconosciuto anch’io nell’orgoglio con il quale il Presidente del Consiglio Letta poche ore dopo ha rivendicato all’Italia e agli italiani il relativo merito.

Poi, stamattina, aprendo il Corriere, vi ho trovato oltre alla foto del di un Nick Sloane, il personaggio di irresistibile simpatia che ha tenuto le mani sui comandi, dodici brevi schede corredate da otto fotine dello staff che ha affiancato Sloane nel container montato sulla grande chiatta che la TV ci ha mostrato per lunghe ore, ripetendo che tutto dipendeva dalle capacità, dalla freddezza, dalla calma di chi vi lavorava: e ho visto che gli italiani erano solo cinque e che c’erano tre tedeschi, tre belgi e l’immancabile inglese, oltre a Sloane, sudafricano. E ho pensato che non è quanto meno molto “fair” appuntare al petto dell’Italia – come Paese intendo, senza nulla togliere al contributo di sicuro sostanziale di tanti connazionali – il merito di un gruppo che più internazionale di così non si può.

Neppure , mi sono detto, è molto italiano il buon esito della partnership pubblico-privato più volte rivendicata dall’ottimo Franco Gabrielli: e giustamente, dato che nessuno più di lui, Funzionario dello Stato che si dichiara fiero di esserlo, sa quanto è difficile per noi fare cose che per altri sono del tutto normali.

Ma questo è il meno.

Perché ciò che mi ha fatto davvero sobbalzare, è l’età indicata in ciascuna scheda: dei tre tedeschi, uno è una ragazza di 27 anni, un altro ne ha 28, e il vecchio del terzetto, il “maestro”, 40; i tre belgi di anni ne hanno rispettivamente 31, 28 e 26; e 26 ne ha anche l’inglese.

Dei nostri cinque connazionali, il più giovane di anni ne ha 38; e gli altri, rispettivamente, 53, 58 e 65, mentre dell’ultimo si dice solo che è “un ingegnere navale di lungo corso”, qualifica che difficilmente lo colloca sotto i 50 anni.

Tralascio considerazioni tristi e lunghe quanto ovvie, e mi sforzo di pensare che i compiti assegnati ai nostri compatrioti avrebbero messo in difficoltà persone meno esperte. Ma questo non basta a consolarmi di appartenere ad una generazione che uscendo di scena si lascerà alle spalle un Paese incapace di (e forse contrario a) far entrare in quel container, insieme con i nostri bravissimi seniores, almeno un paio di specialisti delle fasce di età dei loro figli e nipoti. Le stesse dei giovani venuti da altri Paesi per partecipare al difficile ma entusiasmante lavoro di ridare al relitto della grande nave l’assetto che il Prefetto Gabrielli ha ben riassunto annunziando che i corridoi di dritta, per quasi due anni ridotti a bui pozzi, sono tornati ad essere corridoi. Eccellente metafora delle difficoltà che attendono chi vorrà concorrere a guidare il mondo di domani.

,

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.