Ed ecco al mondo… la dottrina Obama e il debutto di Rouhani

di Maria Grazia Enardu

All’Assemblea Generale dell’ONU hanno parlato, nel primo giorno di sessione, due capi di stato le cui politiche, 40 anni di ostilità e guerre varie, possono ora cominciare ad essere districate, nodo dopo nodo, non sarà cosa breve.

Obama ha preceduto di poche ore l’oratore più atteso, il presidente dell’Iran Rouhani. Ha parlato soprattutto di Medio oriente, anzi solo di Medio oriente. A lungo della Siria, dove l’unico interesse americano è che nel paese torni la pace, interna, con stabilità nella regione, e che per questo gli Stati Uniti vogliono che tutti i paesi collaborino. I grandi interessi americani nella regione sono il libero mercato del petrolio e la lotta al terrorismo, priorità che sono di tutta la comunità internazionale, quindi una responsabilità da condividere.

Obama enuncia poi cosa farà nel breve periodo – prima che ripartano le campagne elettorali. Gli sforzi diplomatici, dice, saranno concentrati su due questioni particolari: la politica nucleare dell’Iran e il conflitto arabo-israeliano. Due questioni, ammette, che non sono la causa di tutti i problemi della regione, ma che sono stati il maggior motivo di instabilità per troppo tempo e quindi la loro soluzione è base per una pace più ampia.

E questa, con qualche virgoletta saltata, è la Dottrina Obama, due problemi da risolvere subito e in contemporanea. Due questioni che hanno un soggetto in comune, non citato, ovvero Israele. Che ha il monopolio, mai ammesso ma noto a tutti, delle armi nucleari in Medio oriente, salvo la sempre dimenticata bomba pakistana. E che da anni fa di tutto per impedire che altri costruiscano una bomba. Netanyahu è anche disposto ad azioni unilaterali contro Teheran, finora fermato dagli americani ma pure dai dubbi di molti militari israeliani.

Obama nota i segnali incoraggianti che arrivano dall’Iran riguardo all’argomento nucleare ma vuole ovviamente fatti, negoziati concreti, anzi li vuole di tutta la comunità internazionale. Tra pochi giorni il segretario di stato Kerry incontrerà il ministro degli Esteri iraniano, cominceranno a parlarsi, assieme ai rappresentanti di Unione Europea, dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU e della Germania.

Sui negoziati tra Israele e palestinesi Obama parla di due stati come unica soluzione, ma aggiunge anche due elementi. Quello palestinese deve essere uno stato sovrano, il che per gli israeliani non è affatto scontato, vorrebbero al massimo uno staterello palestinese agganciato a qualcuno e comunque sotto controllo. E l’accenno che questo riguarda tutta la comunità internazionale, cosa che pare ovvia ma è frase che reinterpreta il bastione americano, finora a difesa di Israele sempre e comunque. Obama ripete che gli Stati Uniti sostengono Israele e la sua sicurezza ma ricorda che l’occupazione sta lacerando la democrazia dello stato ebraico.

Poche ore dopo Rouhani, la star di questa sessione, parla all’Assemblea ONU e anche al suo paese. Il suo turbante bianco è letteralmente la punta dell’iceberg Iran, dove è stato eletto per operare un cambiamento ma senza traumi. Parla Rouhani, ma con l’imprimatur della Guida Suprema Khamenei, che gli ha dato mandato – e possiamo solo immaginare le mille prudenze richieste – di provare una via visibilmente opposta a quella praticata dall’ex presidente Ahmadinejad.

E’ un discorso che ricorda i vari torti e guerre subiti dall’Iran, indica come ragione di tutti i mali la divisione del mondo tra Nord e Sud, tra stati civili e altri considerati incivili, tra superiori e inferiori, con l’invenzione della minaccia iraniana. Fa esempi vari, compreso la condanna delle condizioni di vita dei palestinesi sotto occupazione, peggiori dell’apartheid, e poi arriva al suo dunque, alla svolta del suo paese: “il popolo iraniano, operando nelle recenti elezioni una scelta giudiziosa e seria, ha votato per un discorso di speranza, prevenzione e prudente moderazione, in politica interna e estera. .. L’Iran vuole risolvere i problemi, non crearli”.

E questa è la Dottrina Rouhani, approvata da Khamenei.
In chiusura propone un’onda di pace, giocando sulle iniziali di WAVE, una sforzo collettivo, World Against Violence and Extremism, e fa due citazioni. La prima di un famoso poeta persiano, vissuto intorno all’anno Mille, ma è la seconda che contiene la sorpresa. Un passo del Corano, che riprende la Torah (Pentateuco) di Israele e i salmi di Davide: i miei volenterosi servitori erediteranno la terra.

Amen.
Vedremo cosa gli risponderà Netanyahu, atteso sul podio dell’Assemblea Generale il primo ottobre.

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