Ecco l’aria nuova da Teheran

Il Buon Anno di Rouhani

di Maria Grazia Enardu

Deve essere vero che il primo amore non si scorda mai, pure in una regione di odii plurimillenari come il Medio Oriente.

E’ accaduto che in occasione del Capodanno ebraico, che è iniziato mercoledì al tramonto e si concluderà dopo dieci giorni con il digiuno di Kippur (giorno di pentimento e buoni propositi per l’anno nuovo) da Teheran sono arrivati sentiti e cordiali auguri.
Da parte del neo-presidente Rouhani, con un tweet:
“Mentre il sole tramonta qui a Teheran auguro a tutti gli ebrei, e specialmente agli ebrei iraniani, un benedetto Rosh Hashanah”. Con foto di un ebreo iraniano in preghiera in una sinagoga di Teheran.

Gli ebrei rimasti in Iran non arrivano a diecimila, su quasi ottanta milioni sono in diluizione omeopatica. Quindi la parte grossa dell’augurio è quella indirizzata a TUTTI gli ebrei. Compresi quelli di Israele, che oramai sono la metà dell’intero popolo ebraico nel mondo. Evviva. Chissà che faccia hanno fatto figuri come Netanyahu e Ahmadinejad, avranno parlato di provocazione, di spregio, di follia.

Ma Rouhani, nonostante il suo profilo conservatore, non è da sottovalutare, conosce bene tutti i problemi del suo paese, quelli economici e nucleari in particolare, e deve avere una sua idea di come procedere in acque molto pericolose, soprattutto ora. L’idea degli auguri di Capodanno è semplice e geniale, spiazzante e sincera. Stile Papa Francesco, stai a vedere che l’esempio da Oltretevere fa scuola?
All’analisi delle parole del presidente iraniano dedica un lungo articolo Haaretz, titolo Rouhani vuole riprendere le relazioni con l’occidente e un sottotitolo molto intrigante: Rouhani sta cercando un alleato in occidente.
Qui la mente galoppa, anche senza spumante di capodanno. Se ci fosse in Israele qualcuno che avesse la cortesia, e anche lo sguardo lungo, di ringraziare, sarebbe fatta. Il primo passo verso un percorso diverso.
Forse è vero che Rouhani è un provocatore, ha lanciato la sua pallina, vuol vedere se gliela rilanciano. Metodo semplice che funziona sempre. Tornano alla memoria igli antichissimi buoni rapporti tra ebrei e persiani, da Ciro allo Shah, ma forse nessuno oggi a Gerusalemme è in grado di cogliere un jolly prezioso, forse irripetibile. L’unica speranza è forse il vecchio presidente Peres, che però conta pochissimo.
Ma non c’è solo Israele, visto che la dritta è giusta, Rouhani sta cercando un alleato, un “suo” alleato, parla da presidente ma traccia una propria linea, diversa e discosta da quella degli anni, anzi decenni, precedenti. Perché l’Iran è cambiato e bisogna cambiare.
Chi ha una certa età, almeno 60 anni, forse ricorderà come un uomo di nome Enrico Mattei faceva politica, e non solo petrolifera, in giro per il Medio Oriente e soprattutto in Iran. E ricorderà anche un gustosissimo pettegolezzo, che doveva avere un qualche appiglio di verità. Quando lo Shah cercava moglie e Mattei pensò almeno per un momento alla principessa Maria Gabriella di Savoia.
Sì, altri tempi, e visti i nostri recenti trascorsi meglio non parlarne nemmeno. Ma una signora in gioco c’è comunque, ed è il nostro ministro degli Esteri. Emma Bonino, che conosce molto bene il Medio Oriente e che sa come i gesti e le forme di rispetto diventino gigantesche in quel contesto, potrebbe lanciare un segnale di apprezzamento, anche piccolino.
Mattei si rigirerebbe felice nella tomba e noi faremmo, per un momento, politica estera e non basso impero interno.

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Un commento a Ecco l’aria nuova da Teheran

  1. Maurizio 5 Settembre 2013 at 23:44 #

    Gentile signora Enardu,
    temo che la sensibilità e l’acume che lei dimostra con questa nota ben difficilmente alberghi nei freddi corridoi della Farnesina dove, Bonino o non Bonino, ben difficilmente si prendono iniziative che non siano appiattite sui voleri di Washington.
    I tempi di Mattei (ahinoi) ma anche quelli di Moro o Craxi (qualcosina di buono l’ha fatta anche lui) sono ormai preistoria in un Paese appiattito per ignavia sul “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare!”

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