E fu Telecom, all’improvviso

di Michele Giardino

Non interessava a nessuno; e per le Autorità la questione oggettivamente delicata dei ritardi nel pur programmato scorporo della rete, non era una priorità.

Poi, improvvisamente, la settimana scorsa, uno dei soci, la spagnola Telefonica, fa sapere di voler salire sino al 50% del capitale di Telecom Italia e lo scenario cambia di botto.

Siamo soddisfatti di aver concluso questo accordo, commenta Mario Greco, A.D. delle Generali, socio in uscita: la cessione consolida gli obiettivi di rafforzamento patrimoniale e permette di guardare con ottimismo alle prospettive di corresponsione di sostanziosi dividendi ai soci. Le grandi banche, a loro volta soci in uscita, prudentemente tacciono, ma è palpabile il sollievo per essersi tolte dal collo il peso di una responsabilità forse assunta “obtorto collo” di certo mai gradita, lontana dai loro interessi e col tempo fattasi pesante.

Bene allora: sollievo generale.

Ma proviamo a cambiare interlocutori.

I sindacalisti: Susanna Camussodenuncia la vendita “al miglior offerente (?), senza alcuna idea di politica industriale, di integrazione, di possibile crescita”.
Poi, con Bonanni e Angeletti, firma una lettera al premier e al ministro Zanonato per rilevare che “è la prima volta che un asset strategico per il futuro del Paese è acquisito da un’impresa straniera senza che ci sia stata una preventiva discussione pubblica sulle sue ricadute e senza che il governo attivasse la golden share”.

I politici: per Matteo Colaninno, PD (figlio di Roberto: chissà se era uno dei costi della privatizzazione della Telecom chef D’Alema? ndd.) Parlamento e Governo dovranno ora valutare il complesso degli impatti dell’operazione e valutare l’utilizzo dei poteri speciali previsti per tutelare gli interessi e le aziende strategiche del Paese.
Beppe Grillo fa presto: rinazionalizzare Telecom con i soldi ricavati dalla rinuncia alla Tav.
Paolo Ferrero definisce Telecom azienda pubblica sana regalata a imprenditori italiani che l’hanno spolpata e adesso la regalano a investitori esteri, e dice che va fatto un bilancio delle privatizzazioni.
Stupisce un po’ il senatore di Sel Massimo Cervellini, vicepresidente Commissione Lavori pubblici, che si chiede perché il Governo, invece di “ricordarci che Telecom è una società privata”, non incoraggia soggetti italiani a metterci i soldi per frenare gli assalti dall’estero. Stefania Prestigiacomo, PDL, esorta il governo ad impedire il saccheggio delle più importanti aziende italiane”.

Intanto, nelle stesse ore, a N.Y. Enrico Letta si sgola a spiegare a investitori istituzionali, banche d’affari, fondi di fondi pensione e altri, che venire a investire in Italia è un affare certamente proficuo..

Domani in Parlamento c’è da aspettarsi che qualche grillino dei più attenti a scontrini e fatture, gli chieda di rimborsare il costo del gasolio dell’aereo di Stato che lo ha portato in USA e Canada, per manifesta inutilità della missione.

E magari, per una volta, potrebbe avere persino qualche ragione.

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