Sapere o non sapere: questo è il problema

Fare, saper fare, saper far fare

di Michele Giardino

Chi ha seguito passo passo le operazioni che nel mare del Giglio hanno ridato alla Costa Concordia il suo assetto naturale, sa perché le cose sono andate come si aspettava chi l’aveva progettata, la prefigurava chi l’ha preparata e l’ha eseguita chi l’ha condotta.

E’ un perché semplice: sapevano cosa fare, sapevano come farlo, sapevano a chi farlo fare e sapevano farlo fare.

Il perché del comportamento tenuto in quella notte di gennaio di due anni orsono da chi agli ordini dell’ormai celebre Comandante Schettino aveva la responsabilità della grande nave e della tragedia causata, è descrivibile con le stesse parole: basta aggiungere a ciascuno dei perché un semplice “non”.

Un “non” che è una buona proiezione della faglia che continua a dividere in due la comunità italiana, metafora degli errori, delle illusioni, delle bugie e delle ipocrisie che hanno radicato in una parte ancora troppo grande di essa scetticismi e diffidenze verso la competenza, l’efficienza, la puntualità, l’osservanza delle regole e il rispetto degli altri, alzando difese troppo deboli davanti a chi quei valori irride, persegue solo il suo particolare e vanta sfrontatamente successi che richiamano fatalmente emulatori e in certi casi reclutano seguaci.

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Un commento a Sapere o non sapere: questo è il problema

  1. manlio brusatin 18 Settembre 2013 at 11:27 #

    TIMELAPS (processo accelerato di ripresa dei fotogrammi). Confronto tra il raddrizzamento della Concordia e le “inclinazioni” del Cavaliere (dalla salita fino alla discesa del prossimo video alla nazione). Servizio a cura dell’ingegner Franco Porcellacchia e Sergio Girotto.

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