Rouhani: la lavagna per disegnare il nuovo Iran

di Maria Grazia Enardu

Il complesso meccanismo delle elezioni iraniane ha funzionato al meglio, si sono capiti: l’ayatollah Khamenei, i conservatori, i riformisti, ognuno nel suo girone ha collaborato. Soprattutto nei numeri: ha partecipato alle elezioni la gran parte degli elettori, il 72% degli aventi diritto, non male visto il timore di una forte astensione. E a differenza delle ultime due elezioni, da cui è emerso un contestatissimo Ahmadinejad, non solo c’è stato un vincitore al primo turno ma nessuno, proprio nessuno, ha mormorato di irregolarità. Lo scrutinio veloce è stato un buon segno. Rouhani ha avuto il 50,7%, nell’incredulità generale, anche dei suoi elettori e delle sue elettrici. Alla vigilia, molti avevano pensato di astenersi, per non prestarsi a un copione che prevedeva Rouhani passare per poi essere fermato al ballottaggio. Ma le lunghe file e l’impulso di molti scettici e scettiche a provarci comunque, fosse solo per dare un segnale, hanno provocato la sorpresa.
La massa della protesta, giovane, urbana, colta, magari minoritaria, ma sempre massa, sarebbe andate a votare o no? per il più presentabile della compagine, Rouhani? È quello che poi è successo.
Presentabile perché aveva attaccata l’etichetta di moderato, anche se in verità è un conservatore religioso. Rappresenta una serie di parametri che in occidente possono persuadere poco ma sulla scena locale poteva convogliare su di lui il voto della cosiddetta protesta.
Lo hanno votato, ed è questo il gesto importante. Una bella parte del paese vuole un cambiamento, gioca la carta Rouhani, l’unica che trova sul tavolo, aspetta di vedere cosa farà. Gli dà 4 anni di tempo, il presidente ha poteri assai limitati nella repubblica islamica ma qualcosa può fare e soprattutto può dire. Anche la Guida Spirituale studierà i numeri, dovrà scegliere se lanciare un segnale positivo, o se ignorarli e forzarli. Il secondo classificato, con l’etichetta di conservatore e pure sindaco di Teheran, (come Ahmadinejad), Ghalibaf, ha preso solo il 18%. Gli altri, polverizzati. Rouhani ha 64 anni, è un religioso, l’unico rimasto in lizza tra i candidati (curiosamente, il cognome vuol dire ‘religioso’), ha studiato teologia ma anche diritto a Glasgow, parla parecchie lingue. E’ considerato un negoziatore, ha trattato sul nucleare con gli Stati Uniti nel 2003, ci ha pure scritto un libro.
PIn Iran, un nuovo presidente, e senza poteri, è una lavagna bianca. Quella di Ahmadinejad era stata riempita di scarabocchi e di insulti, a volte indecifrabili. Vedremo cosa ci scriveranno su ora, Rouhani, il regime, le forze che vogliono un cambiamento. E vedremo anche cosa ci scriveranno su gli occidentali e gli altri attori in scena. Un Iran che cambia non piacerà a molti.

,

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.