L’almanacco del giorno prima di Palermo e Catania

di Gianpiero Caldarella

Correva l’anno 1989. A Berlino cadeva il muro. A Catania Enzo Bianco muoveva i suoi primi passi da sindaco inaugurando quella che fu definita la “primavera catanese”. A Palermo Leoluca Orlando sfrecciava in città con la sua prima fascia tricolore. L’Italia era democristiana.
Correva l’anno 1993. A Firenze crollava la Torre dei Pulci in via dei Georgofili. Lo Stato è sotto l’attacco della mafia o meglio, una parte dello Stato è sotto l’attacco di un’altra parte dello Stato. A Catania Bianco viene rieletto sindaco e per sette lunghi anni dovrà dividere l’onore della cronache con Orlando che intanto è ridiventato il primo cittadino di Palermo, dando vita alla “primavera di Palermo”. L’Italia non sa come sostituire la Democrazia Cristiana.
Correva l’anno 2013. A Instanbul precipita il mito di Erdogan dopo le rivolte di Piazza Taksim. Napolitano viene eletto Presidente della Repubblica per la seconda volta. Bianco e Orlando, nuovamente sindaci di Catania e Palermo, vorrebbero nuove primavere. L’Italia decresce e perde pezzi come fossero foglie in autunno. In Parlamento si realizza la fine del bipolarismo. Dal compromesso storico siamo passati al compromesso storiografico.
Tutto cambierà, dicono. Come in un’eterna primavera che ha il sapore della glaciazione.

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