Bundesbank: antieuro e antieuropea

di Gianmarco Mensi

Dopo Asmussen e’ toccato a Jens Weidmann, capo della Bundesbank, a testimoniare davanti alla Corte Costituzionale tedesca sull’OMT della BCE. E l’affondo del tedesco c’e’ stato, Il problema, secondo Weidmann, e’ la possibilita’ che la BCE conduca operazioni potenzialmente illimitate, intervenendo a dismisura in situazioni dove la politica monetaria non e’ la causa esclusiva dei problemi di uno stato. Da qui il suo giudizio negativo, che lo porta ad auspicare una bocciatura del programma varato da Draghi. Il problema, come Weidmann ben sa, e’ che solo una potenza di fuoco teoricamente illimitata puo’ scoraggiare nuovi attacchi speculativi contro i paesi piu’ deboli dell’Eurozona. L’atteggiamento della Buba, dunque, non si puo’ giustificare: e’ anti-Euro ed anti-Europeo. Evidentemente, pero’, in Germania sono in molti ad avere nostalgia per il Marco forte. E molti tedeschi, nell prossima consultazione elettorale, voteranno proprio pensando alla vecchia moneta.

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9 Commenti a Bundesbank: antieuro e antieuropea

  1. Bull 12 giugno 2013 at 10:17 #

    Egr.sig. Mensi, in Germania vi è una legge costituzionale che specifica semplicemente che il parlamento deve essere informato con rendiconti dettagliati delle spese che autorizza. Se ciò non avviene, la spesa non può essere autorizzata. E’ sufficiente che la BCE informi i tedeschi della fine che fanno i loro soldi, cosa ora non prevista. Si tratta di rispetto delle regole, non di ostilità. Cosa che, ovviamente, in Italia è ben difficile da capire.

  2. michele 12 giugno 2013 at 15:56 #

    E i Trattati? Roma, Maastricht. Lisbona e compagnia? La Repubblica Federale li ha firmati, ratificati e spesso voluti e sostenuti con decisione. E i vantaggi che ne ha tratto quando in difficoltà erano i tedeschi?
    E i Giudici sovranazionali preposti a garantirli?
    La Corte Germanica ha una magnifica occasione per dichiararsi incompetente e indicare al gruppetto di euroscettici l’indirizzo al quale far pervenire timori e lamentele, ricordando nell’occasione che del board della BCE operano autorevoli personalità germaniche e che il Governatore della Bundesbank siede accanto ai colleghi degli altri Paesi dell’Euro nel Consiglio che li raccoglie. Non si può portare via il pallone perché la partita non ci piace, come direbbe il nostro Direttore.
    Certo, il Regno Unito ha un piede sull’isola inglese e uno sul nostro microcontinente. Ma non è Paese fondatore dell’Unione e non ha aderito all’Euro, che anzi combatte apertamente e con forza sin dal primo giorno.
    La Repubblica Federale – e i Giudici in toga rossa di Karlsruhe – sono in tutt’altra condizione e faranno bene a ricordare ed onorare, in tutti i sensi, le loro scelte e la loro storia, che ha ben pochi tratti in comune con quella del Regno Unito.

    • Bull 13 giugno 2013 at 09:05 #

      Scusi Michele, ma non ho capito il suo intervento. Lei fa un intervento politico/filosofico, che non dovrebbe importare nulla a dei giudici chiamati valutare un potenziale conflitto fra leggi scritte. Ma alla fine, potrebbe rispondere ad una domanda? Perchè la Germania dovrebbe pagare i debiti fatti dagli italiani?

  3. michele 13 giugno 2013 at 12:09 #

    Vedo di spiegarmi.
    La Germania è Stato fondatore in tutte le esperienze comunitarie, sin dai tempi della CECA. Ne ha accettato le regole, che contribuisce a creare ai vari livelli, in ciascuno dei quali è presentissima, ed ha l’ovvio e inderogabile obbligo di rispettarle, anche se non le gradisce.
    La Germania è cofondatrice del sistema BCE – Euro, ne accettato le regole, che contribuisce a creare attraverso i suoi uomini, presenti a tutti i livelli della BCE.
    La Germania ha tratto e trae dagli equilibri economici,politici, sociali europei (e non solo) che sono funzione del’esistenza dell’UE e della BCE , vantaggi che credo siano evidenti: di più ne ha tratti in passato.
    Nessuno, tanto meno io che credo fermamente che i debiti di pagano a partire dai più vecchi, quelli nati nella Prima Repubblica, pretende favori dalla Germania. Gli italiani hanno già dato moltissimo e temo dovranno dare ancora.
    Altro discorso è quello che riguarda le scelte, non tutte e non sempre giuste forse, ma comunque vincolanti, che gli Organismi europei e, soprattutto in questa fase, la BCE hanno operato e gestiscono per difendere la moneta comune dai (legittimi) attacchi della speculazione internazionale, che prendono di mira di volta in volta i Paesi più deboli. Né va dimenticato che UE e BCE non fanno di certo solo questo, ma nel contempo una serie grandissima di altre cose che alla Germania fanno molto comodo.
    Non la faccio lunga: ciò che disturba – e mi pare di capire che finalmente disturbi anche qualche importante governante germanico un po’ più saggio – è che cittadini tedeschi dichiaratamente contrari a tutto ciò, per attaccare l’intera costruzione europea, lamentino innanzi alla Corte Costituzionale germanica, non ad una sede giurisdizionale comunitaria, secondo le regole comunitarie come detto liberamente accettate dai Governi tedeschi da oltre 60 anni, una violazione, peraltro meramente eventuale, della Costituzione della Repubblica Federale.
    Per non fare filosofia, come dice lei, dirò semplicemente che, se proprio ci tenevano, dovevano come minimo pensarci prima. E se vogliono ripensarci, è con Governo e Parlamento che devono parlarne e poi convincere l’opinione pubblica, senza coinvolgere i Giudici.
    Dai quali mi aspetterei. anche se temo che sarò deluso, una dichiarazione di pura e semplice inammissibilità dell’azione avviata, che semmai va proposta, come ho detto ai Giudici comunitari.
    Se invece la Corte di Karlsruhe, ritenuta la questione rientrante sotto la propria giurisdizione, si pronunziasse con sentenza, pensi il sig.. Bull cosa succederebbe se uno qualsiasi degli altri Paesi dell’Euro impugnasse quella sentenza dinanzi alla Corte di Giustizia europea, come sarebbe suo pieni diritto.
    Bisogna avere il massimo rispetto per i Giudici, ma per tutti i Giudici, il cui lavoro è per sua natura soggetto a regole rigide e inderogabili di competenza, per non parlare dei principi di terzietà, correttezza e trasparenza e degli obblighi di ragionevole motivazione delle decisioni. Non esiste, come credono molti specialmente nel nostro Paese, un diritto di qualsiasi Giudice, solo perché tale, di pronunziarsi su tutto, ed è facile capire perché.
    Ecco, sig. Bull: come vede, non si può dire che la questione sia semplice. E spero vivamente che anche i Giudici tedeschi in toga rossa (di colore) la pensino allo stesso modo, spiegando ai ricorrenti che, come ho già detto, non si può portare via il pallone perché non ci piace come va la partita. Anche per evitare guai assai maggiori per tutti i cittadini dell’Eurogruppo e dell’Unione,Germania per prima…

  4. Bull 13 giugno 2013 at 12:42 #

    Grazie per la spiegazione. Tuttavia, per quello che so io, la gerarchia delle fonti di diritto mette al primo posto la costituzione del proprio paese, e non le regole della comunità europea. Ripeto, a mio avviso la costruzione economica europea è un papocchio, perchè nella realtà permette eccessive autonomie agli stati membri, e i tedeschi sic sempliciter si stanno opponendo (ed hanno ragione) ad un percorso spinto dagli stati spendaccioni del sud, la cui politica può essere riassunta in una semplice frase: noi ci siamo goduti i soldi, adesso voi pagate i nostri debiti. Un pochino troppo comodo, non trova?

    • Giancarlo Santalmassi 13 giugno 2013 at 13:33 #

      Caro Bull, non è così. Tant’è che le disposizioni europee hanno prevalenza sulle norme interne degli stati, Italia compresa. Infatti dobbiamo stare nel bilancio che ci chiedono, avere le carceri che ci impongono, stare nei tempi di giustizia ragionevoli che ci prescrivono. Altrimenti veniamo condannati. Sanzioni amministrative, monetarie certo, visto che uno stato in galera è impossibile mettercelo. Oltretutto per regole per cui si è trattato a lungo, accettato con polemiche, ma con voti in parlamento.
      L’Europa un papocchio? Può darsi. Ma c’è. E se è fatta che peggio non si poteva, allora qualcuno si sente meglio perché non può che migliorare.

  5. claudio.oriente 13 giugno 2013 at 15:55 #

    L’autonomia degli Stati membri, a mio giudizio, é stata esautorata dalle disposizioni della BCE e dell’UE. Ne sono degli esempi il pareggio di bilancio imposto agli enti pubblici italiani e la chiusura delle trasmissioni della tv pubblica greca.

    Cordiali saluti.

  6. Giancarlo Santalmassi 13 giugno 2013 at 16:31 #

    La legga pure così. Ma lei, caro Claudio, prende il fenomeno dalla coda. Quelle di bilancio sono le ultime perdite di sovranità che sono state sottoscritte ben prima, a Maastricht. Insieme a tante altre: non ho più il potere di respingere lavoratori al mio confine (sentenza Bosman, riguardava il calcio, ricorda? da quanti anni?). Non ho più il diritto di chiedere il passaporto se un inglese, o tedesco scende all’aeroporto di Malpensa o Fiumicino (Schengen, ricorda?), non ho da molto tempo il diritto di far durare 12 anni i processi.
    Adesso si parla solo di bilancio perché è un problema europeo (anche tedesco), ma particolarmente nostro, vista la dimensione che ha il nostro debito pubblico.
    ma soprattutto, perche come ogni famiglia che spende troppo anche quella italiana deve stringere e molto la cinghia. A meno che non si stabilisca che si può spendere e spandere senza limiti, per continuare a fare la bella vita come prima.
    Ma in questo caso occorre il permesso degli altri. Non c’è più la lira. Ma l’euro che accomuna tutti, e con i grandi vantaggi che conosciamo e lo rende irreversibile. Come se la Sicilia decidesse di continuare a spendere come faceva prima. E Palazzo Chigi non glie lo impedisse, portando tutto il paese Italia alla bancarotta.

    • Giancarlo Santalmassi 13 giugno 2013 at 16:52 #

      Ps: la Slc-Cgil ha emesso poco fa questo comunicato sulla chiusura della televisione pubblica in Grecia:

      “Le insostenibili politiche di austerity imposte dall’Europa e applicate nei paesi membri in nome del risanamento a tutti i costi stanno determinando provvedimenti disastrosi, che da ieri toccano persino la democrazia di un paese, la Grecia. Di questo si tratta infatti quando ci si riferisce al servizio pubblico radiotelevisivo, che soprattutto in un momento così drammaticamente delicato non può venir meno, oltretutto con queste modalità.” Così la nota della segreteria nazionale Slc Cgil sulla chiusura dell’emittente di stato greca.

      “Staccare la spina all’informazione pubblica, il cui ruolo risulta invece oggi più che mai indispensabile, anche per documentare quanto accade nel Paese, con l’obiettivo di risanarlo risulta inaccettabile. Al tempo stesso esprimiamo la nostra grande preoccupazione per i tentativi di colpire la libertà di informazione in Turchia. Sono episodi di una gravità estrema perché colpiscono il valore primario della libertà d’informazione.”

      Claudio, è chiaro che l’Europa non c’entra, né con la Grecia né con la Turchia. In Grecia lo stato ha scelto che dovendo risparmiare (questo si lo dice Maastricht) ha scelto di risparmiare sul capitolo di spesa sbagliato.
      A Istambul è una questione di democrazia di Erdogan, punto e basta.

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