Hacktivisti, attivisti….e cattivisti

di Gianpiero Caldarella

“Attivisti digitali”, “dissidenti hi-tech”, “movimenti hacktivisti”. Vent’anni fa queste parole sarebbero state confinate al regno della letteratura fantascientifica, oggi invece sono pane quotidiano per i comuni mortali che sfogliano il giornale del mattino e magari di fermenti ideologici su internet ne sanno ben poco, per ragioni anagrafiche o percorsi professionali o interessi personali.
Eppure, basta una giornata come quella di venerdì 17 maggio per rendersi conto che un “dissidente hi-tech” è cosa ben diversa da un appartenente al “movimento hacktivista”.
I primi sarebbero degli eroi, i secondi dei criminali. Infatti proprio il 17 maggio il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha inaugurato la prima casa per gli attivisti digitali creata dal Robert F.Kennedy Center, la “RFK International House of Human Rights”. Una struttura che è stata aperta negli spazi delle Murate, all’avanguardia in Europa e che raccoglie i dissidenti high-tech provenienti da vari Paesi come Siria, Filippine, Uganda, Messico o Pakistan che sulla rete hanno combattuto e combattono una lotta per l’affermazione dei diritti umani contro regimi o leggi che riteniamo barbare. Per questo la figlia di Robert Kennedy, Kerry, si è recata a Firenze per inaugurare la struttura e lì ha dichiarato che “è bello pensare che uno degli attori della movimento per i diritti umani del Pakistan e un attivista sudamericano possano scambiarsi consigli, condividere esperienze e diventare ancora più efficaci e sicuri”. Di rimbalzo, Matteo Renzi, dichiara che quello che stavano per inaugurare è “la casa per gli attivisti digitali nel mondo che portano avanti battaglie di libertà”. Ed ha aggiunto che “la più grande forma di degrado da combattere è la solitudine”.
Gli attivisti digitali, insomma, sono degli eroi, soprattutto, e lo diciamo fra parantesi, se si muovono fuori dai confini del proprio Paese. Sì, perché lo stesso giorno, in Italia, altre notizie giungono da Roma, Bologna, Venezia, Lecce, Torino e Ancona. Perquisizioni ed arresti domiciliari per quattro componenti del gruppo di “pirati” o “hackers” appartenenti al gruppo “Anonymus”, che hanno sferrato diversi attacchi ai siti del Governo, del Parlamento o del Vaticano.
A prima vista anche gli appartenenti al “movimento hacktivista” nostrano potrebbero sembrare dei “dissidenti high-tech” o “degli attivisti digitali” e in qualche modo lo sono. Sicuramente entrambi i gruppi usano la rete per combattere il potere costituito. Ce la sentiremmo di affermare che un hacker filippino o siriano sia un criminale? Forse no, eppure basta spostarsi in Italia e capire che le cose non stanno esattamente così. Perché gli hacktivisti digitali fanno più paura dei semplici attivisti digitali, hanno una marcia in più, oppure come direbbe Fabrizio De Andrè, “conoscono la differenza fra idea e azione”. Non solo si scagliano contro un sistema che sanno essere più forte di loro (cosa che fanno anche gli attivisti) ma lo studiano, ne individuano la vulnerabilità, infine lo attaccano. Tutto ciò è giusto o sbagliato? È lecito o non è lecito? In questo momento non ci interessa addentrarci in questioni di carattere squisitamente o morale o giuridico.
Quello che salta agli occhi è invece la diversità di trattamento delle autorità a seconda che gli attivisti operino all’interno o all’esterno dei proprio confini. Dimenticando che la rete, invece, non ha confini e quindi un hacker italiano in teoria può benissimo essere stato a fianco di battaglie che hanno visto in prima linea degli hacker siriani per esempio. La rete è globale. Dimenticavo. La casa per gli attivisti digitali, le Murate di Firenze, prima erano un carcere. Adesso siamo più evoluti. I dissidenti non vanno più in galera. Al massimo in un carcere due punto zero. Si chiama “aggiornamento del sistema”.

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Un commento a Hacktivisti, attivisti….e cattivisti

  1. DANIELE MAZZA 20 Maggio 2013 at 14:32 #

    QUALCHE MESTIERE PER I NOSTRI FIGLI NEL PROSSIMO FUTURO BISOGNERà TROVARGLIELO, CHISSà CHE QUESTA SIA UNA SPERANZA,VISTO LA CANCRENA CHE UCCIDE IL MERCATO DEL LAVORO DA SOTTO DA QUEI GIOVANI CHE PER LAVORARE DOVRANNO RICOMINCIARE A PARTIRE . ANCHE QUESTO è UN FRUTTO DELLA BANDA PDPDLMONT . LA BASSEZZA DEL CALIBRO DEI NOSTRI POLITICI è ASSOLUTAMENTE DISARMANTE,LA LORO INCAPACITà DILAGANTE,IL BELLO CHE ALLA PARI AUMENTA LA LORO FALSITA’.

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