Giulio Divo & Jolly Nero

di Gianpiero Caldarella

No, stavolta Belzebù non c’entra. Il Jolly Nero non è lui, anche se tra i vari nomignoli che gli hanno cucito addosso, forse quello di Jolly Nero, sarebbe uno dei più appropriati. Il fatto è che a distanza di poco più di ventiquattr’ore, cioè dal 6 al 7 maggio, l’Italia ha vissuto due tragedie alquanto diverse, una mediatica e l’altra reale. Prima è morto Andreotti alla veneranda età di 94 anni e poco dopo una nave, il Jolly Nero, per ragioni ancora “inspiegabili”, ha abbattuto la torre di controllo dei piloti nel porto di Genova e ucciso ben nove lavoratori. Due notizie apparentemente distanti che vengono “inspiegabilmente” a fondersi sui campi di calcio di tutta Italia, o quasi.
Tra il 7 e l’8 maggio infatti si è giocata la 36° giornata del campionato di calcio di serie A. L’unico anticipo è stato quello del 7 sera, all’Olimpico, dove la Roma è stata battuta dal Chievo. Erano passate poco più di ventiquattr’ore dalla morte di Andreotti e mancavano poco più di un paio d’ore dalla tragedia di Genova. Gli italiani intanto avevano visto in tv la sfilata di uomini di Stato, a partire dal Presidente della Repubblica, che rendevano omaggio alla salma del Divo. Una tragedia mediatica che i più accorti hanno avvertito come non in sintonia con quelli che erano e restano i sentimenti del Paese nei confronti del più longevo dei politici europei. Per non parlare del giudizio sull’uomo e sul politico, la cui condotta rimane “inspiegabile” agli occhi del cronista. A fare chiarezza ci penseranno gli storici. O almeno così hanno detto. Poi la parola è passata al calcio, che in certi casi finisce per essere lo sport nazionale per eccellenza e diventa lo specchio del Paese.
Il Coni dispone di osservare un minuto di silenzio su tutti i campi per ricordare la figura di Andreotti. Non è mai successo per un ex Presidente del Consiglio. Belzebù sfata anche quest’ultimo tabù. Il presidente del Coni, Malagò, dice che “Andreotti è stato il presidente del Comitato organizzatore di Roma ’60 ed è stato sottosegretario fino all’accordo per portare le Olimpiadi a Roma, bisogna essergli riconoscenti”.
E i tifosi, a partire da quelli di Roma, squadra del cuore di Belzebù, hanno dimostrato la loro riconoscenza contestando quella scelta con dei fischioni così forti che si saranno sentiti anche all’inferno. Intanto, finita la partita a Roma, succede la tragedia a Genova. Il giorno successivo, l’8 maggio, si gioca su tutti gli altri campi. Anche lì, minuto di silenzio per Andreotti condito da fischi a ripetizione. Ad insorgere contro la decisione del Coni sono stavolta i campi di Milano, Torino, Siena, Bergamo e Bologna. Gli unici campi dove le proteste non diventano un fatto di cronaca sono quelli di Pescara, Cagliari, Palermo e Genova, cioè i campi del centro-sud e quelli di Genova. Beh, forse a Palermo il tacere per Andreotti non sarà stato un grande problema, specie per qualcuno che ha fatto dell’omertà la sua regola di vita. Cosa vuoi che sia un minuto in più di silenzio?
Ma a Genova, come mai non hanno fischiato? Certamente il Coni si sarà fatto una ragione di questo “inspiegabile” momento di compostezza, e magari qualcuno, tra un cartellino rosso e un fallo laterale avrà pure spiegato alla dirigenza che quella comunità aveva appena subito una tragedia che era ben più grande della fisiologica dipartita di Belzebù. Una cosa è certa, a Genova qualcuno aveva anche pensato all’opportunità di non giocarla quella partita, perché c’era una tragedia reale e non mediatica in corso. Durante il Tg3 del 9 maggio, ore 14.35 circa, un servizio di Francesca Sancini sulla manifestazione tenutasi a Genova, mostra un manifestante al microfono che afferma: “Era necessario ieri, non si è provato vergogna, fare disputare la partita di calcio a fronte di nove morti? Era necessario? È stato questo un segno di attenzione per le vittime, un segno di attenzione verso il lavoro?” Chissà cosa avrebbe detto quel manifestante se avesse saputo che prima di quella partita si è commemorato il Divo Giulio e non i loro morti. Chissà se nelle ovattate stanze del Coni è arrivato anche questo servizio.
Certo è che anche in questa occasione “l’Italia di governo” non ha mancato di dimostrare quanto “inspiegabile” sia la distanza che la separa dal paese reale e quanto inevitabile sia l’urto procedendo di questo passo. Come direbbe il Jolly Nero…cioè, scusate Belzebù, “per mantenere una rotta di collisione non è necessario avvicinarsi, a volte basta mantenere la giusta distanza”. In fin dei conti, le partite si possono vincere anche a tavolino. Inspiegabilmente.

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