La lunga strada post Pci della sinistra italiana

di Giancarlo Santalmassi

Un caso fortuito mi ha fatto tornare alla memoria una esperienza personale. Politicamente significativa.
Nel 1978 mi affidarono il compito di fare una recensione al libro di Enzo Siciliano.
Lo considero il mio più bel pezzo di tv. Nel senso di quello che con pudore, ma anche senza reticenze, il sevizio pubblico dovrebbe fare.
Durante le riprese e le interviste a Casarsa, paese friulano dove Pasolini nacque, mi offrirono di girare la madre di Pierpaolo. Rifiutai perché affetta da demenza senile.
Intervistai, invece, la zia di Pasolini. Una fotocopia dello scrittore e regista. In 30 secondi e in modo televisivamente efficacissimo, davanti alla cinepresa si alzò dalla poltrona e descrisse così il dramma di un uomo borghese, perbenista, ufficiale dell’esercito come il padre, il giorno che apprese dal Gazzettino locale, che suo figlio, insegnante, era omosessuale e pedofilo. “Girava per casa strappandosi i capelli e dandosi i pugni in testa, gridando ‘tutto per una segaa…tutto per una segaaaa'”. Mimando i movimenti e urlando come il padre quel giorno.
In moviola i due curatori vennero a vedere il pezzo. Arrivato alla frase della zia, Ettore Masina, cattolico, fermò la moviola e disse “Questo no, non può andare”.
Me lo aspettavo.
Ingenuo, mi rivolsi a Peppino Fiori, che disse “Ettore ha ragione”.
Non me lo aspettavo.
Avevo di fronte a me il cattocomunismo.

Veniamo a oggi.
Nell’estate scorsa, mi chiama un ex (in quanto in pensione anche lui) collega Rai dalla Sardegna.
Mi disse: “Giancarlo sto scrivendo un libro su Giuseppe Fiori. Sono sardo, come lui, intellettuale e biografo di Gramsci, se lo merita. Poiché è staio vicedirettore del TG2 di cui tu eri una colonna, vorrei una tua ampia testimonianza”.
Certo, perché no. Peppino Fiori è stato un grande innovatore, in Rai ha fatto molto e anche qualche errore di cui comunque vorrei parlare.
Dopo un mese o due viene a Roma, e registra una lunga intervista in cui racconto serenamente tutto, luci ed ombre comprese.
A ottobre, mi arriva via mail il capitolo relativo alla mia intervista.
L’episodio di ‘Gulliver’ é scomparso. Restano solo le luci.

Gli rispondo che poiché non sono mai stato un agiografo remissivo laudatore, o quella parte della testimonianza viene pubblicata o si può espungere tutto. Il libro sarà ugualmente bello.

Veniamo al mese scorso, gennaio.
Il collega sardo mi richiama al portatile e mi dice testualmente “Sai Giancarlo, purtroppo ho dovuto togliere la tua testimonianza. Ho chiamato la figlia di Fiori, Simonetta, Ettore Masina. Non lo vogliono. Mi confermi che non vuoi contribuire affatto se non c’è quella parte?”.

“Naturalmente sì”, gli rispondo.

In breve: quanto paga ancora oggi il nostro paese per i gravi ritardi di una sinistra di governo?
Me lo chiedo tra questi ricordi, in una campagna elettorale che vede Berlusconi rimontare prodigiosamente facendo leva sulla persistente percezione del PD come partito ancora non compiutamente democratica.
E di uno spazio aperto a Monti (e a un centro) dalla assenza di una destra e di una sinistra europee, democratiche…..

Un commento a La lunga strada post Pci della sinistra italiana

  1. andrea dolci 19 Febbraio 2013 at 19:20 #

    Caro Santalmassi, quando la politica diventa religione, le persone di valore subiscono inesorabilmente una santificazione e lei ne ha raccontato gli esiti.
    L’altro vizio che permane è la rimozione mediante semplice oblio e senza una sola parola di biasimo dei reprobi tipo Consorte o Penati. Non sia mai che il Partito abbia sbagliato a valutare le persone.
    Non so perchè ma tutto questo mi ricorda certe forme di autodifesa della Curia romana…possibile riprova che la scarsa laicitá della sinistra storica ne rende difficile la maturazione.

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