Una riflessione sul mestiere dei giornalisti, e sul sindacato e ordine dei medesimi

di Gianpiero Caldarella

Il sindacato dei giornalisti, l’Assostampa Sicilia, difende la causa dei 21 giornalisti licenziati da Crocetta, ma c’è un “anche” che non capisco bene. Proviamo a leggere insieme questo virgolettato ripreso dall’articolo che ho linkato: «Se Crocetta, come dice, vuole rompere con i sistemi del passato – sottolinea Assostampa Sicilia – si affidi ai concorsi pubblici, facendo prevalere la trasparenza e i meriti professionali. Se invece, come ha già iniziato a fare, procederà col sistema degli incarichi ‘ad personam’ e con le consulenze, confermerà che nulla è cambiato. Darà la certezza che i 21 licenziamenti da lui decisi hanno avuto solo una motivazione politica e che anche i rinnovatori (come lui si definisce) scelgono la strada del clientelismo e della tutela degli interessi di parte». Leggendo bene, se “anche i rinnovatori scelgono la strada del clientelismo”, significa che “anche” quelli che hanno preceduto Crocetta, cioè Lombardo e Cuffaro hanno trovato su quella strada i giornalisti assunti nell’ufficio stampa (tra l’altro, tutti con qualifica di caporedattore e stipendio superchic). Voi direte, e dov’è la novità? Non è una cosa normale e risaputa? Ok, ok, però mi chiedo, se un sindacato ammette tutto questo, come fa poi a difendere quei giornalisti licenziati dopo essere stati assunti perchè trovati lungo “la strada del clientelismo e degli interessi di parte”? Un sindacato non dovrebbe difendere gli interessi generali della categoria o c’è qualcosa che non ho capito? Mi piacerebbe avere una risposta a questa domanda, se non altro per pagare con un po’ di convinzione la tessera dell’Assostampa che rinnovo da una decina d’anni. Chi ha qualche idea in merito, mi illumini, per favore”

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