Editoriale

Il silenzio e il boomerang

di Gianpiero Caldarella

Mario Monti e Roberto Saviano hanno qualcosa in comune, un’incontenibile voglia di “silenziare” qualcuno. Poi, che il “silenziato” sia Fassina del Pd o Berlusconi del Pdl, poco importa.
Capisco che a qualcuno piace “vincere facile” e che una democrazia senza contraddittorio può essere vista come il paradiso dei democratici, quel luogo dove neanche i tecnici dovranno lavorare col sudore della propria fronte. Quello che non capisco è come mai menti così eccelse possano confondere uno slancio da rotary club (“tu entri e tu no”) con un’affermazione del principio di serietà, della “loro” serietà che meriterebbe pulpiti sempre più alti. Hanno lanciato proprio un bel boomerang, non c’è che dire. Se domani qualcuno dovesse usare questi argomenti nei loro confronti, farebbero bene a ricordarsi di questo episodio. Ciò detto, forse Santoro non ha fatto proprio il “suo” bene, portando Berlusconi a Servizio Pubblico. Forse ha fatto onore al giornalismo che non si gira dall’altro lato, anche nei momenti più difficili, perché non risponde agli ordini di una parte politica, ma di fatto ha rafforzato le condizioni perché possa essere ancora una volta esiliato dagli schermi televisivi nel caso in cui Silvio, il grande illusionista, dovesse tornare al potere. L’autolesionismo sembra dominare. In silenzio.

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