Sognando democratico. Un incubo

di Gianpiero Caldarella

“Maledetti, non mi potete fare questo, noooooooo!!!” Tutte le notti lo stesso sogno, accompagnato da gesti talvolta agitati e scomposti, con le maniche del pigiama arrotolate e il fondo dei pantaloni consumato dal rigirarsi in continuazione nel letto per cercare a destra e a sinistra qualche alleato leale.
Da tempo Bersani non faceva sonni tranquilli, Morfeo gli aveva girato le spalle e neanche l’intercessione del suo alter ego, Giorgino ‘o Presidente, riusciva a tranquillizzarlo. Sì, Pierluigi era diventato paranoico anche contro quel pilastro quasi secolare di Napolitano, che nei suoi sogni era diventato l’artefice del “trappolone”. L’ipotesi di un ballottaggio in Sicilia lo terrorizzava, regalandogli delle occhiaie che calavano sempre più giù, quasi a sfiorare le parti pallosamente intime, che intanto pure quelle, avvicinandosi pericolosamente a terra, rischiavano di consumare l’asfalto di Roma Capitale.
Renzi aveva poco di che vantarsi. Non era lui il problema. Non stavolta. Non ancora. I suoi sogni peggiori iniziavano sempre con Pisapia e De Magistris che gli ridevano in faccia e lui sudava. D’un tratto spuntava Grillo col suo candidato governatore della Sicilia e Bersani si svegliava sempre con un urlo. “Come farò? Come farò?” ripeteva senza sosta e intanto immaginava quello che i sondaggisti non avevano osato dirgli fino al giorno prima delle elezioni in Sicilia: il suo candidato, Crocetta, non sarebbe arrivato ad un ipotetico ballottaggio e lo scontro finale si sarebbe consumato fra il candidato del Pdl, Musumeci, e quello dei grillini, Cancellieri.
Come se la sarebbe cavata a quel punto? Finché si trattava di appoggiare un peace &love come Pisapia o un mezzo sbirro come De Magistris, tutto poteva essere ricomposto in un “volemose bene” di veltroniana memoria. Ora però era diverso, che indicazioni avrebbe potuto dare, sia pure in sogno, ai suoi elettori, disorientati quanto e più di lui ? Appoggiare il Movimento 5 Stelle al ballottaggio sarebbe stato un suicidio rapido per il Pd e del resto dichiarare di sostenere il Pdl, tra l’altro guidato da un ex missino, avrebbe finito per accelerare quell’agonia che avrebbe accompagnato il partito alla tomba. Tra l’altro, la preoccupazione di ricevere una sputazzata in faccia, sempre in sogno, dal fantasma di Gramsci, lo inquietava non poco. Che fare allora? Restava solo il grande capo supremo cui chiedere consiglio in questi casi, il buon vecchio Ratzinger, con la millenaria esperienza del suo partito. “Fazile”, disse Joseph, “fai come Pio IX, una crande bolla democratica con titolo chiaro, solo due parole: ‘Non Possumus’.”
Ai militanti fu oniricamente proibito di andare alle urne. Le parole del Santo Padre furono risolutive, e il Pd uscì profondamente rinnovato dal buco nero che lo stava inghiottendo. Il futuro non faceva più paura agli ex scolari delle Frattocchie. La grande svolta era arrivata. Mai più il Partito Democratico si sarebbe trovato di fronte a simili angosce. Anche perché, intanto, aveva cambiato un’altra volte nome. Finalmente per la Confraternita Democratica risplendeva il sol dell’avvenire. Fu così che Bersani smise di avere gli incubi. Nel frattempo qualcuno del suo staff lo informò che il ballottaggio nelle elezioni regionali in Sicilia non è previsto. E l’ipotetico inciucio Crocetta-Micciché, ribattezzato “Crocché”, lo riportò alla dura realtà, molto meno rassicurante dei suoi incubi democratici.

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