Un’altra ‘perla’ siciliana – 2

Pochi hanno notato una stranezza di ‘È stato il figlio’ di Daniele Ciprì, il miglior film italiano in concorso a Venezia.
Sulla quale torno.
Uno straordinario Toni Servillo, una storia di costume, non di mafia, se non nel finale, quando la nonna diventa la citazione più straordinaria del ruolo della donna nella cultura mafiosa.
Un soggetto molto originale, sorprendente.
Una vicenda ambientata a Palermo, in Sicilia.
Ma sorprendentemente nei titoli di coda viene citata la ‘Apulia film commission’ perché la Palermo e la Sicilia che si vedono in realtà è stata tutta girata in Puglia.
Perché la ‘Film commission’ siciliana, a Ciprì e alla produzione di questo film (tra l’altro premiato a Venezia per la miglior fotografia) non ha mai risposto.

Poiche questa astoria ha del ragionevolmente incredibile, pubblico un altro pezzo di Gianpiero Caldarella, scritto questa volta per

Sicilia Film Scommission

di Gianpiero Caldarella

La Sicilia senza il cinema sarebbe come l’uovo senza il tuorlo, come la politica senza corruzione. Sarebbe irreale, inconsistente, priva di quel sapore della vita che, se si potesse pigliare a muzzicuna, meriterebbe pure il marchio Dop. Però da un po’ di tempo abbiamo un problema: il brand “Set Sicilia” non tira più come una volta. Per decenni i registi di tutto il mondo hanno fatto la fila per venire a girare a Palermo. C’era la mafia che ispirava i film d’azione, sparatorie, inseguimenti, ricostruzioni storiche, sangue, padrini, uomini d’onore… Una specie di mitologia cinematografica in salsa sicula, con eroi e supereoi che al confronto i film della Marvel parevano cose di carusi, e ammettiamolo, anche un po’ noiosi. Poi la mafia ha cambiato strategia, ha cominciato a fare le cose pulite, senza sporcarsi le mani e così, per raccontare le mafie, i registi ora se ne vanno a Mosca o a Napoli. E intanto qua è nata la “Sicilia Film Commission”, con il compito di “creare le condizioni per attrarre in Sicilia produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie italiane e straniere”. Insomma, da cinque anni, cioé dal 2007, la Regione Sicilia paga dei professionisti per cercare di pompare il marchio “Set Sicilia”. Una sfida difficile, una scommessa che si potrebbe anche vincere, magari giocandosela a set e mezzo. Certo, qualcuno ogni tanto si lamenta perchè “le hanno chiuso le porte le in faccia”, come sostiene Miriam Rizzo, sceneggiatrice del film “E’ stato il figlio”, tra l’altro premiato a Venezia. Il regista Daniele Ciprì poi dice che “non mi è stato possibile girare a Palermo, nonostante il cast, il regista, gli sceneggiatori e lo scrittore Alajmo siano siciliani”. Per chi non lo sapesse, va detto che la storia è anche ambientata a Palermo. Evidentemente qualcosa potrebbe non aver funzionato al meglio. Solo qualcosina però!
Sarebbe stato facile replicare per i professionisti della “Sicilia Film Commission”, per esempio sentenziando alla Rizzo che chi lavora nel cinema dovrebbe saperlo che, per questioni puramente tecniche, le porte si chiudono sempre quando la luce rischia di smarmellare la scena, smorzando quelle ombre che rendono il chiaroscuro ancora più contrastato. Per replicare a Ciprì invece, sarebbe bastato un molto più semplice “E allora?”. Nel senso: “che cosa significa che il cast è siciliano? Cast è una parola siciliana per caso? Perchè non li chiamavano ‘picciotti’ se non volevano rischiare l’equivoco?” E avrebbero potuto continuare così chiedendo l’estratto dell’atto di nascita, la residenza e un test in dialetto locale (un po’ come vorrebbe fare la Lega con gli immigrati) a tutti i lavoratori del film, fino alla sarta che attacca i bottoni. Certamente qualcosa sarebbe venuta fuori, però questi funzionari della Regione hanno scelto la linea morbida, quella della ragionevolezza. Niente polemiche. I tempi sono duri. Meglio non investire adesso. Meglio aspettare prima di mettere sul piatto soldi e sudore. Un po’ come dice Marchionne che si è rimangiato il progetto di investimento di “Fabbrica Italia”. Magari un domani, se Cosa Nostra dovesse ricominciare a fare la sua parte come negli anni ’80, i registi torneranno a fare la fila per girare in Sicilia. E allora sì che aspetteranno molto di più. Tanto di più. Sicuramente ci sarà bisogno di assumere dei posteggiatori e degli addetti al casello di “Set Sicilia”. Più che una promessa è una scommessa della “Sicilia Film Scommission”. Potete puntare ad occhi chiusi. Sarà un film bellissimo.

Balarm
 

,

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.