Editoriale

Monti è a una svolta che, lasciatemelo dire, avevo previsto.
Dopo una finanziaria vecchissimo stile per fare cash (in quella domenica di novembre l’Italia, anzi Monti, aveva ben chiaro che doveva presentarsi con un assegno circolare per evitare un fallimento) L’ubriacatura dello ‘Stiamo benissimo, siamo i migliori’ era finita a ferragosto, quando il centro destra varò in pratica tre finanziarie una dopo l’altra, contraddittorie, perché rispondeva all’urgenza che ci chiedeva l’Europa rinviando a ben dopo il 2013 l’effetto che ci chiedevano: rientro sollecito dal tetto del debito rovinoso che si era raggiunto.
Allora scrissi, di fronte al vecchiume della manovra novembrina, che Monti poteva pensare di farla digerire solo se avesse anticipato a prima dell’estate il secondo tempo: quello dei tagli.
Ed eccolo recuperare, annunciando, anzi comunicando alle parti un programma non trattabile: sfoltimento di province, dipendenti pubblici e loro dirigenti, partecipazioni pubbliche. Capíta l’antifona?

Adesso, dopo Bruxelles, e queste credenziali che la Merkel domani a Roma vedrà coi suoi occhi per dare il suo assenso alle richieste dell’Italia, voglio vedere quei partiti che invece di rifare la legge elettorale e la legge sul finanziamento della politica, causare una crisi di governo.
Li voglio proprio vedere.

Giancarlo Santalmassi

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2 Commenti a Editoriale

  1. clara benedetti 4 luglio 2012 at 11:24 #

    E non li vedrà. Nessuno avrà il coraggio di prendersi la responsabilità di far cadere questo governo ma …… temo sarà Monti a scendere a compromessi con i partiti ed i sindacati che già sono scesi sul piede di guerra inneggiando allo sciopero generale.
    Spero che Monti non stia a sentire e vada avanti non guardando in faccia a nessuno tagliando e tagliando ma non per 4,2 miliardi ma per 30 o 40 che è possibile solo con gli sprechi. Se poi si eliminassero tutti gli Enti e le partecipate creati e create ad arte per sistemare i vari politici trombati e gli amici, parenti, amanti e concubine chissà fdobe si andrebbe.
    E spero anche che riesca a ridurre sensibilmente il debito pubblico, vera palla al piede di questa povera Italia.
    Solo così sarà riuscito a rendere un vero servizio agli italiani di buona volontà ma ci spero poco .
    Con simpatia
    Clara

  2. Domenico Cacopardo 4 luglio 2012 at 19:03 #

    Sono passati solo pochi giorni dal vertice europeo che secondo i maggiori quotidiani italiani avrebbe segnato il trionfo di Mario Monti, e già la nebbia di un’informazione approssimativa e servile comincia a diradarsi. E la sbornia delle parole è costretta a cedere il passo alla sobria realtà dei fatti. Perché purtroppo i fatti parlano chiaro: il drastico calo degli spread sui titoli di Stato a 10 anni (e, indicatore forse più importante, quello sui titoli di Stato a 2 anni) non ha riguardato i titoli italiani, ma quelli spagnoli e irlandesi.

    Per un motivo molto semplice: l’unico provvedimento concreto assunto dal vertice europeo è consistito nella decisione di consentire al Fondo Salva-Stati di servire da fondo Salva-banche. Ossia di prestare direttamente i soldi alle banche in difficoltà, senza passare per lo Stato di appartenenza (cosa che accrescerebbe il debito dello Stato in questione, peggiorando il circolo vizioso tra Stati indebitati e banche in difficoltà). Questa misura, che merita appieno l’appellativo di “socializzazione delle perdite” che fu a suo tempo affibbiato alla politica economica del fascismo (i soldi del fondo sono in effetti soldi pubblici), riguarda per l’appunto le banche spagnole.

    E siccome l’Irlanda ha dovuto e deve affrontare problemi simili con le sue banche, ora può legittimamente sperare in un trattamento analogo a quello riservato alla Spagna, e quindi un alleggerimento dei costi del salvataggio direttamente a carico dello Stato irlandese. Di qui il calo dello spread anche in Irlanda, oltreché in Spagna. E da noi? L’effetto sui titoli di Stato italiani è stato molto inferiore: abbastanza significativo nella giornata di venerdì (circa -30 punti base, ossia centesimi, di calo dei rendimenti del Btp decennale, contro i 60 dei Bonos spagnoli), molto minore nei primi due giorni della settimana.

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