Editoriale

L’Euro vince.
E sarà tanto forte da fare l’Europa.
Una volta (qualche tempo fa, ma non tanto), azzardai: l’Euro sarà tanto forte che diventerà irrinunciabile, al punto che sarà lui a fare l’Europa, a costringere alla nascita una politica europea di un continente quanto meno federato, o confederato. In modo da avere un ministro degli Esteri, uno della Difesa, uno della Giustizia, e così via. Ma soprattutto una banca centrale con pieni e autonomi poteri.
Era un auspicio, lo ammetto, quasi visionario al limite dell’utopia se andiamo a vedere cosa è successo dopo.
Ma oggi, sull’orlo del baratro, ecco l’attacco di resipiscenza, che – per ora – mi dà ragione.
Ha cominciato la Francia, o meglio, i francesi. Che hanno mandato a casa chi faceva troppo forte la Merkel appiattendosi Sarkozy sulla cancelliera tedesca, e scegliendo Hollande, che fa asse più con Monti e Obama che con Berlino.
Hanno continuato i Greci, che precipitati nel baratro, tra tornare alla Dracma e restare nella moneta unica hanno scelto l’Euro. Certo con sofferenza, contraddizione, per un soffio. Ma così è accaduto. E con il premio di maggioranza di 50 seggi avranno la maggioranza coi soli socialisti del Pasok. Faranno una Grande Coalizione? Qualcuno ci spera. Ma se non ci si arriverà ecco che una maggioranza è assicurata.
Naturalmente, l’andamento della borsa oggi ci dice che nulla è definitivo, anzi: che tutto quello che è accaduto non è un punto di arrivo. Ma di partenza.
Monti deve insistere: non diminuirà le tasse, è chiaro. Chi lo critica per l’annuncio di Bologna era solo un illuso incosciente. Come se due generazioni vissute a debito, potessero cancellarsi con un una tantum estiva.
Ma deve far ripartire l’economia. Più che con i capitali (necessari, ma non ci sono) con le riforme. Dismissioni, selezione degli obiettivi, rigore, abbattimento delle rendite.
E farlo presto.
La Merkel dovrà capire che (e sembra già averne preso in qualche misura atto dalle prime dichiarazioni dopo le elezioni di Atene) la durezza assoluta non serve. Avesse fatto un anni fa la metà di quello che ora dovrà fare, tutto sarebbe costato molto ma molto meno.
L’ultima notazione riguarda noi: ieri si è svolta la cerimonia ridicola del “no-imu-day” lanciato da Maroni.

Penso che la Lega sarà cancellata alle prossime elezioni.
Parlare come Bossi, vedere Bossi ancora in circolazione accanto a una persona per bene come Maroni, non farà niente bene alla Lega. Ma soprattutto il suo appello a Berlusconi per ricominciare il dialogo, è suicida.
Nè centro destra nè centrosinistra ora sono in grado di governare la barca Italia. I partiti pensino a usare questo anno che manca alle prossime politiche per rifondarsi.
Le occasioni non mancano: legge elettorale, finanziamento dei partiti, Rai, dismissioni, riduzione di parlamentari consiglieri regionali provinciali e comunali…c’è abbastanza per occuparsi del bene del paese!
Altrimenti per loro è finita. E l’Italia sarà definitivamente cacciata sott’acqua.

Giancarlo Santalmassi

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Un commento a Editoriale

  1. Pasquale Cacopardi 18 giugno 2012 at 19:57 #

    Questo Editoriale me lo ricopio e lo metto in archivio per rileggermelo tra un mese o due. O anche sei.

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