Editoriale

Cosa c’è dietro il nervosismo Monti-Parlamento

C’è il maldipancia del PD. Che sembra (o sembrava) intenzionato a risolvere le guerre interne al partito, (dilaniato tra riformismo e conservatorismo, primarie contestate e deludenti, incertezze su legge elettorale e dura legge dei numeri necessari a sconfiggere il fallimento stile Grecia) con una campagna elettorale (ricordiamo: per le amministrative di maggio) all’insegna dell’articolo 18.
Procediamo con ordine.
Dopo un lungo tran tran (lungo anche con il duo Monti Fornero) il governo vara la riforma del mercato del lavoro (articolo 18 compreso).
Poiché il tempo è un nemico (i provvedimenti ‘cresci Italia’ sono altrettanto urgenti dei provvedimenti ‘salva Italia’) come per i quattro mesi appena passati, Monti ha in mente di varare anche questa riforma con decreto-legge.
Mal di pancia del Parlamento che ricorda la propria centralità (a corrente alternata: ma man mano che le amministrative si avvicinano a scadenze sempre più ravvicinate) rivendicando il diritto (mai messo in discussione: ma molti dimenticano che il decreto legge e il porre la fiducia non li ha inventati Monti, ma sono previsti in Costituzione) a modificare i provvedimenti con congruo dibattito.
Sia pure a malincuore (Monti pare l’unico a sapere che il tempo gioca contro il Paese e non contro questo o quel partito) Monti accetta. Immaginando tuttavia un dibattito che, al di là delle modifiche al testo, si svolga, data l’urgenza, serrato e svelto.
Comincia invece il solito trantran che in tanti decenni ha portato ogni provvedimento su quel tema ad arenarsi.
Leader della regia è il partito Democratico. Che teme di perdere le amministrative minate già dall’esito (e dalle polemiche) delle primarie e dalle polemiche di queste ore su stipendi e pensioni falcidiati dai recenti provvedimenti ‘salva Italia’.
Il culmine della tensione si ha quando Bersani parla con Napolitano. Senza mezzi termini gli fa capire che se vuole essere rieletto presidente della Repubblica l’anno prossimo dei voti del PD ne ha bisogno e come. E dunque non spinga tanto come ha fatto nelle ultime ore sul ravvedimento in questione.
Napolitano non fa una piega ma ricorda l’intervista fresca fresca rilasciata alla Tv. Sì, proprio quella in cui adombra che non sarebbe male finalmente una donna al Quirinale. Ma soprattutto ricorda che ha lì ha già detto che non si ripresenterà: è il momento del ricambio.
Naturalmente tutto questo arriva anche in estremo oriente, su un Monti e delegazione che è in missione politico-commercial-diplomatica.
E Monti, d’accordo naturalmente con Napolitano, se ne esce con l’ormai celebre frase ‘Se il Paese non ė pronto, pronti noi ad andarcene’.
Sottotitolo: ‘Meglio tirare le cuoia noi, che farle tirare al Paese’. Che ha fato inalberare tutta la sinistra, Ezio Mauro direttore di ‘Repubblica’ compreso.
E per sedare il nervosismo generale, ecco la riunione convocata ieri da Casini con Alfano e Bersani sia pure a parlar d’altro: riforme costituzionali e legge elettorale. Distensione che sembra riuscita, letti i giornali di oggi che titolano tutti, e a grandi lettere, sull’acqua fresca. Infatti non si sa nulla di certo sulla nuova legge elettorale e nulla di nuovo rispetto alle modifiche costituzionali dagli anni 70, epoca della prima commissione bicamerale delle riforme quella presieduta dal liberale Bozzi.
Naturalmente, sedate almeno apparentemente le convulsioni del centrosinistra, ecco scoppiare quelle di centrodestra. Se è vero che Cicchito, capogruppo del PDL pretende di parlare al telefono con Monti per protestare contro il provvedimento anti corruzione del ministro della giustizia Severino, proprio mentre Obama cita Monti elogiandolo pubblicamente per i provvedimenti presi sino ad oggi.
Ma state tranquilli: a bilanciare le riforme indigeste a sinistra, Monti dovrà per forza affrontare quelle indigeste a destra. Lo impone la legge dell’equilibrio delicatissimo del suo governo.

Giancarlo Santalmassi

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3 Commenti a Editoriale

  1. Pasquale 28 marzo 2012 at 11:46 #

    D’accordo con l’articolo.
    Ma siccome sul sito non si parla dell’incontro di ieri dei segretari dei partiti che sostengono il governo per parlare della legge elettorale (oltre che di altre cose)
    pur sapendo di essere fuori tema, inserisco il seguente commento.
    La legge elettorale “maggioritaria” venne introdotta da Ciampi nel 1993 per rispettare la volontà popolare espressa nel referendum del 18 aprile di quell’anno. Il referendum riguardava solo il Senato, ma la legge, sull’esempio della riforma elettorale per l’elezione dei sindaci, riguardò anche la Camera.
    Nel 2005 Follini per conto di Casini chiese che si tornasse al proporzionale e fu accontentato da Calderoli con il “porcellum” che accontentava anche i desiderata di PDL, Lega e Alleanza Nazionale.
    Adesso la vorrebbero cambiare ancora solo che nel gruppo, al posto delle richieste della Lega, ci sono quelle del PD.
    Con la scusa di ridare ai cittadini la scelta del deputato, se la vorrebbero riaggiustare per sé, azzerando la volontà dei votanti al referendum del 18 aprile 1993.
    Conseguenze: non essendoci più coalizioni prima del voto che si disfano dopo il voto, ci saranno coalizioni che nasceranno dopo il voto, in mesi di trattative, per avere un governo. E queste coalizioni si ritroveranno in disaccordo sei mesi dopo il varo del governo di coalizione. Ci sarà un governo all’anno, come prima del 1994.
    Ma i partiti saranno soddisfatti del lavoro svolto perché ognuno dei contraenti – Alfano, Bersani, Casini, Bocchino per Fini, come nel 2005 solo con Bersani al posto di Bossi – avranno ottenuto un piccolo vantaggio per il proprio partito.
    Gli elettori?
    Saranno contenti perché avranno potutto esprimere sulla scheda una preferenza su un candidato indicato dal partito.

    • Giancarlo Santalmassi 28 marzo 2012 at 12:55 #

      D’accordo.
      Con due precisazioni.
      Prima.
      Nell’editoriale non si parla della ‘legge elettorale concordata ieri da Bersani Casini e Alfano’ perché non c’è nulla di cui parlare. Se ne può dedurre qualcosa solo dalle varie interviste concesse qua e la. Nessun documento ufficiale. D’altra parte don i partiti gia in campagna elettorale, come potrebbero poveretti?
      Seconda.
      Non direi che Ciampi ‘ha introdotto’ la legge elettorale. Non spetta nè al capo del governo nè al capo dello stato. Fu il parlamento a votarla.

  2. Fernando Cancedda 30 marzo 2012 at 10:49 #

    Caro Giancarlo, non ti sembra di sconfinare un po’ nella fantapolitica? Mi riferisco in particolare al passaggio sul colloquio Bersani-Napolitano. Il ricatto sui voti per la rielezione mi pare tanto suggestivo quanto improbabile. Ma del resto la fantapolitica si giustifica con la confusione dell’ipotesi di riforma concordata e con le reazioni negli stessi partiti coinvolti. Buona Pasqua e buon lavoro…on line, Fernando.

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