Editoriale

di Giancarlo Santalmassi

Ultima chiamata dell’anno e per Mario Monti
Oggi consiglio dei ministri. Straordinario. Perché poi ‘straordinario’ non si comprende. Straordinario forse rispetto al giorno fisso settimanale che è il venerdì mentre oggi è mercoledì? Ma ha senso definire straordinario un CdM che si svolge in tempi non ordinari, ma di crisi straordinaria?
Comunque, discutere di questo sarebbero quisquilie.
Il fatto è che è l’ultima chiamata per tutti: anche per lo stesso sistema-paese (sfasciato).
Dopo la non esaltante prima fase di Monti (inferiore alle attese dei commentatori piu realisti) scrivevo che occorreva aspettare la seconda mossa con l’anno nuovo.
È stata anticipata a oggi. Bene: segno che si ha coscienza, e se ne vuole trasmettere il senso, che i tempi sono sempre gravi. Come prova l’andamento dello spread di questa mattina.
Vedremo cosa contiene, ma non solo quando i provvedimenti saranno ufficiali. Perché a quanto pare non basterà il comunicato finale. Infatti è già stato reso noto che la tradizionale conferenza stampa di fine anno, il 31 dicembre, sarà dedicata da Mario Monti ai chiarimenti di quanto deciso in Consiglio. Sempre se ho compreso bene qualche indiscrezione filtrata qua e la sulle testate online dei giornali nei giorni in cui i giornali di carta non sono usciti (Natale e Santo Stefano).
Infatti, quanti sono rimasti delusi dalla fase uno, ma non critici per pregiudizio come i commentatori di centrodestra, hanno sottolineato che le decisioni erano di vecchio stampo. E dovendo presentarsi il lunedì all’Europa (il CdM in questione e relativa conferenza stampa di spiegazione con tanto di lacrime del ministro Fornero si è svolto di domenica) con un assegno circolare ed essendo il paese non riformato, l’unico modo efficace, istantaneo, di fare cassa era quello tradizionale: dell’aumento della benzina, dei bolli auto, delle tasse sulla casa (cioè degli immobili e dei mobili registrati, gli unici a proprietà certa e non oggetto perciò di evasione). Perciò per trarre giudizi più concreti sulla novità che un governo come quello di Mario Monti doveva rapprentare per giustificare quasi uno strappo costituzionale (dimissioni di Berlusconi senza un voto di sfiducia), conveniva attendere la fase due. Per forza attesa come profondamente innovativa: riformatrice come questo paese l’aspettava invano da anni per reggere il confronto e la competizione con gli altri.
Qualcosa è trapelata: liberalizzazioni di taxi e farmacie, iniziative per la crescita. Ma aspetto: di taxi e farmacie, si era parlato anche quella domenica sera, e si è visto come è finita. Persino le lacrime della Fornero erano quasi suonate false, visto che le pensioni inadeguabili erano non più quelle minime ma solo quelle superiori al triplo. E che la riforma dall’art. 18 la Cgil si è vantata di averlo archiviato.
Dunque aspetto. E molto anche sulle privatizzazioni delle aziende municipalizzate.
Una notazione ancora. E sul fare informazione oggi.
I tempi non sono facili per nessuno. E avrei preferito personalmente che anche categorie privilegiate come calciatori e giornalisti avessero dato un segno.
In Inghilterra giocano tutte le settimane e i giornali escono tutti i giorni. Davvero solo in Italia valeva a pena continuare a fare vacanza a natale s.Stefano e Capodanno come fossero i soliti tempi?
Non si arla di industria del calcio, di comparto dell’editoria? E non si deve capire anche lì che la crisi c’è e pesante per tutti?

GIANCARLO SANTALMASSI

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4 Commenti a Editoriale

  1. Marco Romualdi 28 dicembre 2011 at 18:42 #

    Concordo con l’equazione “straordinario in tempi ordinari = ordinario in tempi straordinari”…ma forse è un CdM staordinario perchè – che io ricordi – non s’è mai visto un CdM tra le feste di Natale e quelle di Capodanno, tanto che la tradizionale conferenza stampa di fine d’anno avrà dei contenuti ben diversi dai tradizionali proclami di “quant’è bravo il governo, che ha fatto tanto…ecc.ecc.”…almeno spero!
    Quanto all’auspicio che anche l’industria del calcio e il comparto dell’editoria abbiano la compiacenza di agire in coerenza allo stato di sacrificio generale, beh, spero nella fase 2, ma temo la lentezza dei cambiamenti culturali…quelli improntati all’egoismo…

  2. Pablo Docimo 29 dicembre 2011 at 14:11 #

    Speranze vane, temo. Ho seguito la conferenza stampa di fine anno di Monti e confesso che sono basito. Che differenza tra le democrazie compiute, quelle vere e quella nostra. Pochi si sarebbero sognati di dire quanto ho ascoltato pochi minuti fa nella conferenza stampa di fine anno del Presidente: ” …mi rendo conto che ci vorrebbe un bollettino quotidiano per dire quanto facciamo e dare risposte alle gente ma vi dirò sin d’ora che non mi dedicherò affatto a questa attività”. Personalmente credo al contrario che quando si chiedono sacrifici così enormi al Paese per la crisi ma anche per gli errori macroscopici commessi dalle nostre classi dirigenti, non solo sia opportuno ma doveroso comunicare ed è necessario farlo anche bene. Non è certamente con la postura del dotto al di sopra degli altri che si aiuta il paese a comprendere. E sì, ce lo insegnano le altre democrazie, quelle che non hanno mai conosciuto alcun tipo di dittatura, quelle dove un’identità nazionale è forte, presente e vigile, quelle dove se un Presidente avesse detto parole come queste, sarebbero insorti tutti. Sarebbero insorti i media, l’opinione pubblica, i partiti, gli intelletuali, gli artisti, i manager, gli imprenditori insomma tutti. Ma temo che da noi non succederà nulla di tutto questo, al contrario, tanti saranno coloro i quali plaudiranno alla sobrietà, alla competenza, alle capacità di ‘tenere l’equilibrio’ perchè in fondo tutti stanno già resettando le proprie mappe relazionali e i propri interessi. Io invece ho paura dei professori in cattedra e soprattutto ho paura quando un Presidente mi dice che non si dedicherà a far sapere cosa farà e perché. Al contrario, credo che noi tutti siamo importanti e sono convinto che ogni cittadino dal più umile al più colto, dal più povero al più ricco abbia il diritto di sapere costantemente cosa sta facendo il suo governo per il suo Paese, tanto più che questo è un governo d’emergenza e non eletto. Io, continuo ad avere la newsletter di Obama via mail ogni giorno ed ogni giorno mi dico, devo andar via di quà.

    • Daniele Grieco 29 dicembre 2011 at 23:51 #

      Sono pienamente d’accordo con Pablo. Dalla prima e soprattutto all’ultima riga. In un paese così conciato probabilmente non basterà una generazione per recuperare su una montagna di terreni, dal senso civico a quello dell’identità e della misura e probabilmente su qualunque ambito venga in mente. E siccome non si può contare su discese di Spirito Santo, il recupero può avvenire solo se “buone parole” circolano sempre di più”.

  3. Pablo Docimo 30 dicembre 2011 at 20:09 #

    ..e questo è un buon posto da cui far circolare “buone parole”. Grazie per il feed Daniele.

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