Viste le facce del nuovo?

Mario Monti viaggia su mezzi rapidi (Corrado Passera) e salutiamo per sempre la littorina (dei ministeri della gioventù, dell’attuazione di programma, delle riforme per il federalismo, della semplificazione normativa, dei portapenne e delle scuderie).
Addio a Mara Carfagna, professione ballerina e modella sulle reti del suo famoso corteggiatore, che per tre anni e mezzo ha avuto la personalissima Pari Opportunità di guidare un ministero della Repubblica. In una nuvola di lustrini se ne va la bella show girl antistalking, ne rimpiangeremo il lavoro del chirurgo plastico quando la professoressa di economia politica Elsa Fornero, prenderà le sue deleghe e occuperà il ministero del Lavoro e del Welfare. Ministero peraltro ben gestito da Maurizio Sacconi, che gareggiò in buon gusto col capo Silvio spiegando alla CGIL i contenuti dell’articolo 8 mediante barzelletta sulle suore stuprate.
Ci mancherà la competenza ed il savoir dire televisivo del ministro ai Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, già rinviato a giudizio per peculato, corruzione, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti, per concorso in turbativa d’asta e di interesse privato. Dovremo ora annoiarci con l’incensurato Fabrizio Barca, laurea in Scienze statistiche e demografiche e un curriculum di studi internazionali più lungo dei capi d’imputazione che Fitto potrà mai vantare.
Diciamo arrivederci al ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, l’uomo caricato a molla (ormai oscurato dalla inarrivabile petulanza del professionista in scatto isterico, Giorgio Stracquadanio), robottino di salvamento per ogni sciagurata azione, frase o gaffe del suo capo Silvio Berlusconi. Al suo posto arriva Piero Giarda, persona posata, una vita spesa tra l’insegnamento di Scienza della Finanza e incarichi dirigenziali e di consulenza in seno alle istituzioni.
Non vedremo più in tv la frangettosa ministra alle Politiche Europee Annamaria Bernini, così devota a Berlusconi da ignorare che il suo capo definì Angela Merkel “culona inchiavabile” e pugnace sostenitrice dell’area strategica del “grande architrave strutturale dell’asse Berlino – Palermo”: o, più semplicemente, il ponte sullo stretto di Messina.
A seguire i nostri interessi in Europa sarà ora Enzo Moavero, giudice presso la Corte europea di Giustizia specializzato in diritto internazionale, di casa alla UE sin da quando Mario Monti era alla guida del Mercato Interno.
Ma chi più d’ogni altro ricorderemo per meriti indiscutibili sarà l’ex commerciante di mangime ittico e ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Quanta nostalgia nel rivedere insieme ai nostri nipoti il suadente spot Magic Italy, che il Berlusconi Caro Lìder impreziosì della propria voce, una costosissima docu-fiction pizza e mandolino sul Bel Paese che già sfida in vergogna il Rutelli di “plis visits d uebsiat bat plis visits itali biutilful cauntrisaids”. Turismo e Sport saranno affidati a Piero Gnudi, manager senza autoreggenti o fidanzata da piazzare ai vertici dell’ACI.
Alla ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, tocca l’ovvia nemesi: brutalmente sostituita dal presidente del CNR, ex rettore del Politecnico di Torino. Ma noi vogliamo ricordarla come coriacea combattente per i diritti del merito e della competenza, contro le baronie, il nepotismo, le clientele e le scorciatoie di bassa lega. Lo sa bene lei, la pretoriana del capo supremo, come vanno queste cose: laureata fuori corso a Brescia, si abilitò alla professione dopo un viaggio della speranza a Reggio Calabria, dove superò l’esame di Stato.
Sfreccia lontano su una blindatissima Maserati bellica Ignazio la Russa, al grido di “Geronimooo! Ghi gazzo è ‘stò Aleksander Lukashenko?”. Al suo posto un ammiraglio, che forse non sa neanche cos’è il Bagaglino. E sulla Maserati speriamo che La Russa farà pace e ospiterà il suo sodale di tante avventure e ministro degli esteri Franco Frattini, chicchissimo soprammobile della Farnesina, produttore di molte idee e confuse sulla crisi libica (stiamo con Gheddafi, sì, no, forse, i ribelli hanno ragione, sì, ma, però, siamo in guerra, no, in appoggio, forse, non so). Regolarmente ignorato dalle diplomazie estere e dai colleghi europei per manifesta impossibilità di coglierne l’esatta posizione per più di un minuto, l’ex ministro degli esteri non ci mancherà affatto, perché pare non sia mai esistito. A tutti gli altri ed alla pletora dei loro sottosegretari, vicesottosegretari e vicevicesottosegretari in attesa di tornare alla ribalta, una dedica commossa.

ILARIA VICINI

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