Editoriale

Il parto è stato difficile. La vita lo sarà ancora di più. Ma il governo presieduta da Mario Monti, come ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano, per l’Italia è la prova suprema. L’ultima spiaggia. Non può fallire. E non fallirà.
Un governo estraneo ai partiti (attenzione: ai partiti, ma non alla politica, perché i provvedimenti che prenderà, trattandosi di tasse, pensioni e welfare saranno supremamente politici) senza uomini designati dalle segreterie. I giornali (in Italia tutti più o meno con l’endorsment verso uno schieramento) si stanno già sbizzarrendo: “Altro che dalla BCE: siamo stati commissariati dall’ Opus Dei”. Oppure: “Dalla massoneria”. O ancora: “Dai cattolici”. O ancora “Dal cardinal Bertone del forum di Todi”.
In realtà, poiché come in ogni paese è difficile trovare qualcuno che non rappresenti almeno un’idea, Mario Monti ha scelto gente sicuramente competente, di prima grandezza quanto a sapienza della materia di cui sarà responsabile.
Ha cominciato con i ringraziamenti impeccabili all’uscente Berlusconi.
Poi lista dei ministri letta senza esitazioni né vibrazioni (gli anni passati a Bruxelles come commissario all’antitrust, a confrontarsi con schiere di giornalisti esteri agguerritissimi sono serviti eccome).
Una autorevole, anche internazionalmente, conferma: ministero dell’economia per sé.
Le novità assolute: tre donne in tre posti di assoluta responsabilità: interno, giustizia e lavoro.
Un ammiraglio alla difesa.
Un diplomatico agli esteri (parlare con un ex primo ministro come Alain Juppè richiede qualche dote diversa dal saper raccontare barzellette).
Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche all’Università.
Il rettore dell’Università cattolica di Milano alla Cultura.
Ma soprattutto tre grandi novità: ai rapporti col Parlamento (delicatissimo, essendo il governo di soli tecnici e dunque il ministero la chiave per dialogare con la politica eletta in Parlamento), un uomo come Piero Giarda, di vasta esperienza avendo lavorato soprattutto in commissioni parlamentari, che conosce come pochi il bilancio ed è già stato al governo con Prodi.
Alla coesione territoriale (avete presente la secessione di Bossi e della Lega?) Fabrizio Barca, figlio di Luciano, un onesto e storico dirigente del PCI, cresciuto in Banca d’Italia e già collaboratore di Ciampi al ministero dell’economia.
E Corrado Passera, banchiere con un passato di altissimo manager aziendale alle Poste (e prima alla Olivetti, ma nella fase di chiusura).

Avrà vita durissima.
La guerra per mettere due politici (Gianni Letta per centrodestra e Giuliano Amato per il centrosinistra) è naufragata sugli scogli dei veti incrociati.
Davanti un avvenire difficile: la lettera della BCE è indigesta a destra e a manca.
E tempeste improvvise, come la nuova legge elettorale. Intoccabile. Ma se la corte costituzionale non boccia il referendum sarà lo scoglio della prossima primavera.

Possiamo immaginare il suo futuro?
Frugalità.
Poca TV.
Alberghi a quattro stelle, come quello da cui è partito ogni mattina per il Quirinale o il Senato.
Ma soprattutto occorrerà cambiare la carta intestata: da Presidente del consiglio a presidente del Consiglio di Facoltà.
I professori, soprattutto se ministri, prima di dire qualcosa davanti a colleghi, si preparano: difficilmente si fanno pizzicare a spacciare mele per pere tanto non se ne accorge nessuno. Perché in realtà se ne accorgono tutti.
E quando c’è da contestare una sciocchezza detta da qualcun altro, magari si chiudono in biblioteca a preparare qualche nota a pie’ pagina.
In tre battute: fine dell’improvvisazione; fine del parlare a vanvera; fine del dare aria alla bocca per avere visibilità.
Fino al 2013 centrodestra sarà impegnato a far pagare il conto a Berlusconi per aver perso rovinosamente il potere.
Il centrosinistra avrà altro tempo per capire chi è (si è precipitato a dire che il governo è ottimo così com’é, e la presa di distanza da Amato fatta da Bersani – a mio avviso causa della vera bocciatura di Gianni Letta – la dice lunga).
E Monti, se avrà successo, può prepararsi alla Presidenza della Repubblica (2013) proprio come fu per Ciampi (e magari questa sarà una mina in più sulla via del governo del professore).
Allora forse nascerà la vera seconda Repubblica.
 
GIANCARLO SANTALMASSI

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Un commento a Editoriale

  1. stefano 17 novembre 2011 at 08:48 #

    la vera rinasciata della seconda repubblica, così com’è paventata, non sarà sufficiente: un fuoco viene sempre alimentato dal basso, ed il basso siamo noi tutti. se non cominciamo o continuiamo noi naufragherà anche questo…

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