Editoriale

Per fortuna che Giorgio c’è…ma non vorrei essere nei suoi panni. Con la nota di ieri del tardo pomeriggio, Napolitano ha fatto sapere che un governo c’è, ma insufficiente, incerto e indeciso. Ma ha fatto anche sapere che i partiti dell’opposizione ci sono e disponibili a salvare il paese.
Forse la salvezza dell’Italia è proprio nelle mani del Presidente della Repubblica. Che deve mettere insieme un governo giudicato inattendibile dal mondo e un’opposizione mai pronta.

Giustamente oggi Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera scrive che il tempo di Berlusconi è finito (da un pezzo, sostengo io: l’ho scritto per la prima volta quando Fini comprese lo sbaglio di fondersi con Forza Italia e decise di uscire dal PDL). Ma che l’opposizione come forza alternativa non c’è ‘preoccupata ieri più di rispondere a Renzi che al crollo finanziario’.

Ecco il problema. La cartolina di Vasto con Bersani, Vendola e Di Pietro, più che sbiadita è inconsistente.

Quanti dei capitoli che la BCE ci impone nella lettera sono condivise da tutti e tre?
Rispondo subito: nessuna. A comnciare da Di Pietro, che col referendum sull’acqua demagogicamente disinformato, impedisce oggi di fato le privatizzazioni delle municipalizzate. A continuare con Vendola, che sulle pensioni di anzianità è sulle posizioni di Bossi. A finire con Bersani che sui licenziamenti ‘facili’ (ma è disinformazione informare così) si mette vicino alla CGIL.

E a proposito del PD: si è liquefatto come il PDL. L’uscita di Rutelli, cofondatore, equivale di là all’uscita di Fini di qua.
Renzi (molti hanno ironizzato sulla sua biografia pubblicata su questo sito, ma volevo solo farlo conoscere compiutamente) è esattamente quello che ci vuole per un PD che diventi socialista, cioè riformista.
Che sembra ora cinico,ora opportunista ora ‘maanchista’, ora rottamatore. Del resto si sa che la politica Non è per mammolette.

Se un errore ha fatto è sul piano della comunicazione (ma ha senso dire che è un errore dopo l’irruzione sulla scena politica di Silvio Berlusconi?): la sua ‘Leopolda’ e il suo ‘Big bang’ davano l’impressione di avere come regista un Panseca dei nostri giorni (l’architetto che per Crazi fece la scenografia di un congressocon la piramide).
Per il resto, il ragazzo ci sa fare. Soprattutto nella scelta dei collaboratori.
Accanto a sè ha chiamato uno dei giovani talenti che stimo di più, bellamente ignorati nel paese: Giuliano Da Empoli, vero talento politicoculturale, che poteva con le sue qualità essere AD di qualunque banca ed essere migliore di tanti altri. E ha scelto invece il ruolo minoritario e scomodo di essere il pungolo delle intelligenze di questo paese (ce ne sono: la politica non lo sa. Ma ce ne sono. Ricordo comunque che Rutelli se lo chiamò nello staff quando era ministro dei beni culturali). Una sola citazione, che tutti comprenderanno: fu il primo, Giuliano, a pubblicare integralmente sulla sua rivista raffinatissima ‘Zero’ il discorso di Steve Jobs all’università di Stanford, quello che oggi hanno scoperto tutti.

Tornando a Bersani: le sue reazioni nei confronti di Renzi sono state quelle un vecchio comunista che parla ormai come un segretario di federazione del partito. Anche lui, come Berlusconi, preoccupato più di essere scalzato che del paese.
Manca solo l’ultima sanguinosa accusa a Renzi: dargli del Craxi.

Non vorrei essere nei panni di Napolitano. Se governo d’emergenza sarà, dovrà mettere insieme i resti dei riformisti che esistono nel centrodestra come nel centrosinistra. Sperando che in Parlamento, per provvedimenti più sangue che lacrime, siano maggioritari.

GIANCARLO SANTALMASSI

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3 Commenti a Editoriale

  1. pfran 2 novembre 2011 at 10:19 #

    Il problema che ha Bersani è di essere il garante della leadership dalemiana-finocchiarese, all’interno del PD. Ed è esattamente questo uno dei motivi di crisi del PD. L’altro enorme problema del PD continua ad essere la sua mancanza di identità, dovendo per forza sedurre e mantenere attaccati i vari pezzi di ex-democristiani, ex socialisti ex e basta, insieme ai cosiddetti “estremisti” e ai tumulti dei giovani che scalpitano.
    Ma si possono chiamare ‘giovani’ superati i 35 anni? A me pare un inganno comico.

    Renzi non mi piace e non mi piace nonostante ne dica alcune giuste. E non mi piace soprattutto perchè nonostante tenti in tutti i modi di spacciarsi come il leader della gioventu’, continua a utilizzare argomenti per le orecchie dei 50enni e 60enni. Non sa niente dei giovani veri e non ha proposte per loro. Come non le ha nessuno.

    Lo sbandamento scorre in tutti i partiti, come scorre in tutti i governi mondiali, dal mio punto di vista per un motivo essenziale. Sono morti e non vogliono accorgersene.
    La società è andata avanti, li ha superati da tempo e si organizza autonomamente, anche per la loro inettitudine a trovare soluzioni.

    La crisi oltre che dalla speculazione e dall’inettitudine è anche il risultato concreto del fallimento di un sistema nel quale la gente, in tutto il mondo non si riconosce.

    Napolitano ha la fortuna di poter finalmente liberare i suoi pensieri e fare concretamente qualcosa che è tra i suoi poteri. Ma il futuro, non può essere in un rimpasto, in un nuovo governo fatto sugli stessi princìpi, con le stesse logiche.
    Il futuro che dovrebbe uscire dal prossimo G20 sarebbe un radicale cambio di prospettiva. Ma, come dice lo spot, citato anche da Lupi ieri sera “i politici pensano ai voti e gli scienziati al futuro”.

    Purtroppo i politici non saranno mai gli individui piu’ brillanti o maggiormente dotati di una società, ma i piu’ abili opportunisti

  2. michele 2 novembre 2011 at 16:09 #

    Non ho sentito l’on. Lupi ieri sera, ma gli si potrebbe suggerire una citazione più appropriata, in verità già affiorata in questi giorni su una stampa improvvisamente diventata nelle ultime ore, sussiegosamente seria. Fu Alcide De Gasperi a ricordare, nei difficili passaggi che il Paese affrontò tra gli anni 40 e 50, che il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista al futuro. Chissà se messa così, l’idea lo trova d’accordo il Vice Presidente della Camera.
    E’ quel tipo di politico che ci manca. Non ve ne eravate accorti? Davvero?
    Vuol dire che non vi è successo che i vostri amici, conoscenti, compagni di lavoro, parenti e così via, vi abbiano per lungo tempo tappato la bocca se cercavate di sollevare il velo sui disastri già fatti e su quelli incombenti, o magari deriso con il cinismo a buon mercato così frequente del “ma dai, tanto non succede nulla!”, il vostro “candore”, la vostra “ingenuità” e magari qualcosa d’altro, ma meno elegante.
    E quante volte avete letto in questi anni pistolotti di ironica commiserazione sull’anziano leader arrivato chissà come al Quirinale, e costretto a confrontarsi con il dinamismo della nuova politica del “fare”, dalla diplomazia dei colbacchi di pelo e dei letti a quattro piazze, ai baciamani all’amico Muhammar, dai contratti con gli italiani innanzi al notaio Vespa, ai fasti delle notti di Arcore, di Villa Certosa e di chissà dove, dall’immaginaria scomparsa dei rifiuti di Napoli alle gite in Campania per il compleanno di fanciulle in fiore, dalle asserite nipoti del dittatore all’Euro che nessuno lo capisce. Eccetera.
    Il Paese si ostina ad adornarsi di questa orrenda paccottiglia, mentre dispone – su questo concordo con GSM – di moltissimi gioielli preziosi.
    Ecco perché va bene Renzi.
    Non per le sue proposte: ci sarà tempo per esaminarle a fondo, epurarle, modificarle e,se occorre respingerle. Ma perché il suo progetto si basa su una domanda semplice e precisa: come si può ridare ancora il Paese in mano a chi occupa posizioni di comando da assai più di vent’anni, metà dei quali passati al governo, senza essere riuscito né a fare né a far fare nessuna delle trenta o quaranta cose che sacrosantamente ora ci impone in minuzioso dettaglio l’Europa, con una specie di provvedimento di commissariamento?
    Certo, ora c’è un’emergenza terribile e speriamo non letale, e forse non sarà il momento migliore per mandare a casa chi avendo avuto più potere, ha certamente più colpe. Ma è questo che sì dovrà fare, il più presto possibile: sarà importante non dimenticarlo, se e quando la tempesta si attenuerà.
    Ancora una settimana fa, uno dei maggiori leader del Centrosinistra, annusando tra l’annoiato e l’infastidito alcuni sondaggi che non gli piacevano, sbottava con qualcosa come sì, sono dati importanti, certo, sono discreti strumenti di orientamento. Ma tanto poi tocca ai partiti decidere!
    Capito? Democrazia aperta e dinamica, ma solo finché dura la campagna elettorale. E dopo? Dopo, scusate elettori, ma questa è una repubblica parlamentare, è affar nostro, di noi eletti, decidere e scegliere. Voi state buoni e accontentatevi di guardarci litigare in TV e di applaudirci, quando vi convochiamo in piazza per darci maggior forza. Grazie e rrivederci alla prossima scadenza elettorale.
    Il secolo XX, che per intellettuali eleganti è il “secolo breve”, per troppi nostri politici di lunghissimo corso è invece il secolo senza fine.
    Tutto, dalla legge elettorale all’abuso della TV e della radio di Stato, dallo scandaloso sistema previdenziale per onorevoli (ed equiparati) vecchi e nuovi e ai privilegi minimi (mensa, barbiere, conti bancari e simili), i più insopportabilmente ingiustificati, tutto insomma, sembra fatto apposta per screditare un sistema di governo che ha nobilissime origini e solidissime ragioni storiche, ma presuppone che i rappresentanti del popolo non dimentichino mai di essere tali. Come meravigliarsi delle reazioni che suscita vederlo dirottato con decisione e arroganza verso una logica castale che sfigura giuste prerogative trasformandole in scandalosi privilegi?
    E meno male che Giorgio c’è.
    Lui ha fatto in tempo a conoscerli, gli statisti.e a lavorarci accanto. Ed è il solo italiano sulla scena pubblica che quando compare sullo schermo della TV in sedi internazionali o in solennità pubbliche, suscita negli italiani qualcosa di più del rispetto e della considerazione, che sono già grandi cose. Quella figura, che appare da qualche tempo come piegata dal peso delle responsabilità immense di cui lo caricano passaggi più ardui ancora di quelli, a volte difficilissimi, toccati ad alcuni suoi predecessori, li affronta sempre con una composta fierezza che ispira fiducia.
    La fiducia: qualcosa che in questo Paese, da molti anni, è davvero rara.

  3. Giancarlo Santalmassi 2 novembre 2011 at 16:44 #

    Troppo vero per essere sopportabile. Eppure e’ proprio così. E noi stiamo ancora a guardare. Quando i cittadini smetteranno di essere sudditi? Complimenti anche se il dito sulla piaga brucia. Speriamo nell ‘incendio collettivo che ci faccia rinsavire. Diana

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