Berlusconi? È metà del problema. Monti è metà della soluzione.

Se le due metà non si incontrano, possiamo dire addio all’Italia, all’euro, all’Europa. E a molta della precaria stabilità nel mondo.
È quanto ha detto molto lucidamente lo stesso presidente americano Obama nella telefonata a Napolitano all’indomani dell’incarico a Mario Monti.
Ierisera si è capito quanto sia difficile il guado di Monti.
Ha detto esplicitamente che ministri più propriamente politici sono graditi. Consapevole che provvedimenti durissimi hanno maggiore probabilità di essere votati in Parlamento con un maggiore coinvolgimento dei partiti.
E tuttavia, questa chance può anche trasformarsi in uno scoglio su qui si infrangerebbe la navicella del nostro stato.
Perché difficilmente il centrodestra, saldamente in mano a Berlusconi, rinuncerebbe a rifarsi del passo indietro fatto da Gianni Letta, di fronte al veto del PD.
Un centrodestra il cui capo è stato ferito dalla serata di fischi della sua salita al Quirinale, non esiterebbe, ad esempio, a pretendere il ministero della giustizia.
Con quali esiti politici visto l’uso del ministero fatto dal governo appena dimessosi, sarebbe chiaramente inaccettabile.
Nè Berlusconi sarebbe disponibile ad altre rinunce. Perché è vero quello che ha detto nel videomessaggio: che si è dimesso nonostante abbia avuto sempre riconosciuta e votata la fiducia della maggioranza del Parlamento.
Ma come è chiaro, la ‘cengia’ (come in gergo montanaro si chiama quello strettissimo sentiero che da un lato ha una parete verticale su, ma dall’altro lo strapiombo) in questo caso si farebbe ancora più esile.
Il prezzo della rinuncia a questo comportamento da parte del centrodestra potrebbe essere troppo salato: il totale (ora è parziale) dissolvimento del PDL.
Ci sarebbe ancora un azzardo: vedere se Berlusconi dice la verità circa le sue dimissioni: date per senso dello stato. Ma quasi tutti ricordano quante volte si sono sentiti rinfacciare che loro, i giornali e i giornalisti, avevano capito male.
Tutto questo si riflette sulla credibilità del paese.
Lo si è visto ieri, quando i mercati apertisi benissimo si sono chiusi malissimo.
Si sarebbe dovuto fare la lista dei ministri entro la giornata se non ieri sera stesso.
Ma la politica non ha rinunciato a far valere la propria sciagurata prassi. Napolitano fa appelli alla ‘prova suprema’ come ha definito questo passaggio domenica sera dopo aver incaricato Monti.
E D’Alema in prima serata da Lucia Annunziata ha rivendicato con forza il diritto della politica. Sia pure aggiungendo che il PD appoggerà convinto un governo di tecnici presieduto da Mario Monti. Ma anche lui fa una affermazione nei confronti della quale occorre fare una professione di fede.
Il termine di 48 ore si è già dimezzato.
La metá del problema e la metà della soluzione devono ancora parlarsi e concludere.
I risparmiatori che devono comprare i nostri titoli di stato all’asta, vorranno ancora rischiare? Praticare cioè uno sport in questo periodo praticamente andato deserto?
Questa sera capiremo di più.

GIANCARLO SANTALMASSI

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