Cartoline da un paese sfasciato

È sempre la televisione a mettere insieme i quadri più desolanti di una società.
Oggi poi.

Da una parte.
La tragedia in Liguria e Lunigiana. Ogni anno, è una ricorrenza fissa fateci caso, sulla Liguria si abbatte la tragedia. Commerciale, umana, ambientale. Stradine, vicoli, carrugi che diventano rapide, torrenti in piena devastante che portano via oggetti, beni, spesso persone, comunque speranze.
E mi sono sempre chiesto: “ma quando i liguri si ribelleranno alla rapina dei portafogli e del territorio, allo sguardo criminalmente breve dei loro dirigenti locali e dei nostri nazionali?”.
La Liguria è una terra baciata da Dio. Come la penisola sorrentina (anche lei rapinata nel modo peggiore e ciclicamente ferita).
Storia, beni ambientali, artistici e gastronomici come nessuna area al mondo.
In mano prima alla speculazione (perché questo è la crescita, quando di rapina) e poi all’incuria (ricordate Sarno?).
Una regione a picco sul Tirreno più bello. Che si sa quando piove diventa uno scivolo verso il mare, tragico se non sottoposto a manutenzione.
Il che appunto accade puntualmente.
Ero un giovane giornalista quando arrivato a Genova per la prima colta mostrarono inorgogliti quella casa lunga un chilometro, come Corviale a Roma (solo che lì è in pianura, alla Magliana).
Una diga tra la cresta delle montagne e la costa del mare, regolarmente a rischio e a volte travolta con danni a cose, ricchezze e persone da una pioggia sempre, comunque micidiale.

Dall’altra parte.
Un governo che da 17 anni prende in giro i cittadini italiani ed europei, promettendo cose mai fatte.
Oggi nel suo vibrante saluto alla Banca d’Italia, Draghi ha ricordato che un giovane negli anni 90 aveva una pressione fiscale e contributiva di 20 punti. Oggi 4 punti in più.
In Parlamento un partito di governo (?), la Lega, che organizza una gazzarra in Parlamento contro il presidente della Camera Gianfranco Fini, perché ieri sera, a Ballarò, ha detto di capire perché la Lega è contro l’abolizione delle pensioni di anziati, se è vero che la moglie di Umberto Bossi (passato proprio oggi dal dito medio in aria alle corna) è andata in pensione a 39 anni.
Ieri ho spiegato quali sono le ragioni per cui la Lega difende le pensioni di anzianità così come sono. Ne va della vita stessa del partito: quella è la sua base elettorale.
Ma a parte che alla domanda se viene prima il partito poi il Paese, nessuno osa rispondere seriamente (anche perché sarebbe inutile), ritengo che se a quello che resta della classe operaia venissero spiegate le ragioni per cui lo stato viene prima dei partiti o in casi eccezionali (e questo lo è) anche dei singoli, gli operai capirebbero.
Ė già successo.
Quando, non ricordo in che anno, ci imposero l’imposta straordinaria sugli immobili, anche i Romani fecero la fila per pagarla. Sotto il sole estivo. Ma era la stessa estate in cui emerse lo scandalo delle tangenti pagate per la nuova sede del catasto immobiliare.
O come accadde per l’imposta straordinaria per la sanità (poi parzialmente restituita, come la cd tassa per l’Europa).
Il fatto è che per persuadere i cittadini potenziali titolari di una pensione di anzianità, occorre una credibilità che Berlusconi non ha.
Secondo me non ha mai avuto.
La prova è che fino all’ultimo, a ieri, Berlusconi ha pensato da bottegaio (senza offesa per i commercianti).
Cioè ha continuato sino all’ultimo a pensare non ai problemi di tutti gli altri, ma ai soli propri.
Al punto da mettere tra i punti del decreto per lo sviluppo (?) la perdita da parte dei figli del diritto paritario alla quota legittima di eredità. Insomma, la sua azienda andrà ai figli di primo letto. Le briciole a quelli di Veronica. Che paga così il fatto di aver capito prima degli altri il ‘cul de sac’ in cui si era infilato il marito.
Mentre passano su internet le tragiche immagini da Liguria e Toscana, SKY trasmette un dibattito sui problemi italiani mentre a Bruxelles è arrivata una letterina di intenti.
A dibattere, politici.
Gli stessi che hanno appoggiato dall’inizio l’avventura di Silvio B.
Oggi se ne sono distaccati.
Ma quanto hanno irrobustito il mostro politico?

GCS

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Un commento a Cartoline da un paese sfasciato

  1. michele 26 ottobre 2011 at 16:50 #

    Bottegaio fino a ieri? E dopo ieri, cosa? Bancarellaro? Stracciarolo?
    No, Sono tutte qualificazioni che oltre a sembrare (certo non intenzionalmente) offensive per le degnissime categorie prese a paragone, non sono per niente utili a definire il personaggio. Che piuttosto ricorda i vecchi, primi venditori di titoli atipici e i promotori di catene di S,Antonio televisive, che i meno giovani certo ricordano ancora, magari per esserne stati vittime, proprio come lo sono oggi i suoi elettori. Con la gigantesca aggravante che metà almeno delle vittime che ha fatto lui erano suoi avversari, che non solo non si erano fidati, ma avevano fatto di tutto per fermarlo, fallendo ben due volte lo scopo di convincere un numero sufficiente di italiani ad affiancarli nell’opera.
    Winston Churchill aveva proprio ragione: la democrazia a volte si presenta davvero come il peggiore dei sistemi di governo: Esclusi tutti gli altri, però.. Ed è comunque con essa e con i suoi ben noti limiti che occorre misurarsi, per quanto faticoso e sgradevole possa essere, perché solo così si può sperare di mostrare quanto di buono essa sappia dare persino a chi non ci crede.

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